Nucleare in Patagonia

(Sean Gallup/Getty Images)

È una corsa contro il tempo quella di Ong e province argentine, per cercare di liberare la Patagonia dalla morsa della Cina, che ha intenzione di costruire una centrale nucleare sul suolo argentino.

Il nucleare è al giorno d’oggi una fonte di energia molto criticata e, i Paesi più avanzati – come la Svizzera – ne rifiutano l’utilizzo sia per via dei costi elevati, sia perché costituisce una minaccia per l’ambiente: tutti ricorderanno le grandi catastrofi di Chernobyl e Fukushima.

Durante la sua recente visita in Cina, il presidente argentino Mauricio Macri ha dato il via libera alla realizzazione della quinta centrale nucleare argentina nella provincia di Río Negro (Patagonia). Alberto Weretilneck, governatore del Río Negro, ha quindi comunicato via Twitter che i lavori di costruzione inizieranno nel 2020.

Weretilneck, nel fornire un’idea delle proporzioni del progetto, specifica che per la costruzione della centrale verranno assunti 4.000 addetti e arriveranno «800 persone da tutto il mondo»; e aggiunge: «È una notizia importante per gli abitanti del Río Negro. Un investimento superiore agli 8 miliardi di dollari Usa».

Se si tengono a mente gli episodi passati, è plausibile affermare che il personale assunto sarà a sua volta di origine cinese, dal momento che il modus operandi del regime comunista cinese consiste nel vincolare il finanziamento dei prestiti all’affidamento diretto ad aziende del Paese dell’estremo oriente, compresa la manodopera cinese.

OPPOSIZIONE

oposicion central nuclear china(Jeff T. Green/Getty Images)

A giudicare dalle dichiarazioni del Governo del Río Negro, quello che più seduce di questa grande mossa imprenditoriale sono proprio le cifre. Tuttavia, quali sarebbero gli effetti collaterali, sia a livello geopolitico che socio-ambientale?

Dalla provincia adiacente di Chubut, il governatore Das Neves manifesta il suo dissenso nei confronti della realizzazione della centrale, e avverte: «Non lo permetteremo, a nessuna condizione».

La Patagonia è ben nota per essere una vasta regione in cui la natura è rimasta incontaminata, nonché un rifugio naturale per la fauna selvatica. Lo stesso Das Neves ha messo in discussione la scelta del posto per la centrale nucleare, dal momento che è una zona protetta dall’Unesco.

A tal proposito, considerando anche che il territorio accoglie la maggior parte della popolazione riproduttiva di balene australi, oltre a essere un punto di ritrovo per delfini, tursiopi, pinguini ed elefanti marini, assieme a una grande varietà di uccelli, Das Neves aggiunge: «Lo Stato nazionale, prima di annunciare dalla Cina l’installazione di una centrale nucleare, avrebbe dovuto rendersi conto che a pochi chilometri sono situate Sierra Grande e nientemeno che la Penisola di Valdés, che è patrimonio dell’umanità».

Ballena Franca Austral. (Michaël CATANZARITI/Wikipedia)

 (Michaël CATANZARITI/Wikipedia)

Lobos marinos en Península de Valdés, Chubut. (Reinhard Jahn, Mannheim/Wikipedia)

(Reinhard Jahn, Mannheim/Wikipedia)

La provincia di Chubut, confinante con quella di Río Negro, si è dichiarata convintamente una regione contraria al nucleare e all’estrazione mineraria, e che cerca di preservare le sempre più preziose risorse dei bacini idrici.

Inoltre, la popolazione di Chubut in passato si è opposta per 21 anni all’installazione di una discarica di scorie nucleari nel Gastre, a Nord della provincia. Ovviamente, la sola possibilità di costruire una centrale nucleare in Patagonia rappresenta una minaccia per la conservazione dell’ambiente in tutta la regione.

Ignacio Agulleiro, ministro dell’ambiente di Chubut, specifica infatti: «Quando ci schieriamo contro il nucleare nella regione, intendiamo tutta la Patagonia».

Il funzionario ricorda ancora che una centrale nucleare, per funzionare, necessita di acqua che, una volta utilizzata per il raffreddamento dei processi industriali, viene restituita all’ambiente; questo, suppone il funzionario, danneggerebbe l’intera società. «È un progetto fuori da ogni logica, che dobbiamo respingere dalla Patagonia per una questione ambientale e per una questione strategica, per lo sviluppo di tutta la zona».

«Sto sentendo da molti anni che sono interessati alle nostre terre e alla nostra acqua […]. Abbiamo una riserva di acqua molto importante, che interessa al mondo. Ed è interessante come per questo tipo di accordi, non badino a quello che potrebbe accadere a una determinata fetta di popolazione[…]. Bisogna prendere una posizione, come quella ferma che è stata adottata a seguito delle proteste del popolo contro la discarica nucleare, che volevano installare a Gastre», conclude.

LA SOCIETÀ CIVILE RIFIUTA IL NUCLEARE

A manifestare disagio per la possibile installazione di una centrale nucleare, non sono solo i politici del luogo ma tutta la società civile, che si sta mobilitando per chiedere a gran voce il blocco del progetto.

Di recente, un gruppo formato da oltre 30 Ong assembleari di ambientalisti, appartenenti a tutta l’Argentina, hanno consegnato all’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese di Buenos Aires una lettera indirizzata all’ambasciatore Yang Wanming, dove esprimono il loro dissenso nei confronti della decisione di costruire un impianto nucleare di produzione cinese, nonché finanziato dallo stesso gigante asiatico.

Pablo Lada, portavoce del Movimento Antinucleare di Chubut, risponde così alla domanda di Epoch Times sul perché l’Argentina sembri dare priorità all’energia nucleare, in contrasto con quello che accade attualmente negli altri Paesi del mondo: «È una delle domande più paradossali; perché saltare sul treno del nucleare? Proprio quando il mondo inizia a guardare altrove, ora che stiamo vivendo una vera e propria rivoluzione delle rinnovabili, la tecnologia migliora giorno dopo giorno e i costi diminuiscono, mentre la situazione del nucleare diventa più complessa e i prezzi di costruzione e manutenzione salgono alle stelle».

«Per questa ragione il nucleare sta perdendo, giorno dopo giorno, la sua importanza nel contesto energetico globale, la sua situazione è stagnante. Nessuna azienda privata può farsi carico dei costi senza enormi sussidi da parte dello Stato».

Lada continua quindi: «In definitiva, stiamo assistendo al declino dell’energia nucleare. Pensare che il nostro Paese si sia fatto coinvolgere in questo è qualcosa che rimane incomprensibile fino a quando non si considerano gli affari derivanti dalla costruzione del nucleare, ovvero enormi quantità di denaro coinvolte. L’energia nucleare è da sempre vincolata al potere, al potere di tecnocrati, e questo ha un certo peso nel nostro Paese. Ma è collegata anche al rapporto quasi coloniale che abbiamo con alcuni poteri; oggi la Cina inizia a occupare un ruolo molto importante nello scenario geopolitico globale».

UNA PROPOSTA ALTERNATIVA

«La Patagonia possiede forse il potenziale eolico più grande del pianeta», asserisce Pablo Lada, nel presentare una proposta alternativa.

L’ipotesi dell’ambientalista, coincide con quella di altri specialisti, come Steve Sawyer, segretario generale del Consiglio Globale dell’Energia Eolica, che afferma come la «Patagonia potrebbe soddisfare il fabbisogno elettrico di tutto il continente per 27 volte».

Il ministro Aguelleiro sostiene che con gli 8 miliardi di dollari che servono per la costruzione della centrale nucleare, si potrebbero installare e avviare più di 6 mila turbine eoliche.

Alrededor del 90 por ciento de la energía renovable del estado se ubicará en el estado de Nueva York, de acuerdo a una declaración de impacto ambiental suplementaria preparada por la comisión para el Departamento de Servicios Públicos de Nueva York. Foto: Ecoportal

Foto: Ecoportal

Queste, «potrebbero generare una potenza reale di più di 4 mila megawatt, contro i mille di una centrale nucleare», continua.

Secondo Greenpeace inoltre, la soluzione di installare una centrale nucleare non è vantaggiosa neanche dal punto di vista dell’assunzione del personale, dal momento che con l’installazione di fonti di energia rinnovabile, come l’eolica o simili, è richiesto come minimo il triplo del personale.

In quest’ultimo caso si andrebbero ad aggiungere più di 12 mila persone che lavorano alla realizzazione di un piano di produzione di energia pulita, con il valore aggiunto di un futuro senza rifiuti tossici e senza alcun costo aggiuntivo in termini ambientali e socio-economici.

ENERGIA A BENEFICIO DELLA CINA?

Secondo l’ipotesi sollevata dall’ambientalista Pablo Lada, l’energia generata dall’installazione di una centrale nucleare a Sierra Grande può essere utilizzata per l’estrazione di minerali dalle miniere della regione, sfruttate proprio dal governo cinese stesso, che deve soddisfare la grande domanda del suo Paese.

Nel 2006, a seguito di manipolazioni finalizzate a eludere l’appalto pubblico, la società di capitali cinesi Mcc Miniera Sierra Grande Sa si è vista assegnare direttamente il deposito minerario di ferro situato nella miniera di Sierra Grande, a pochi chilometri dal luogo in cui si dovrebbe costruire la centrale nucleare.

Mina de Sierra Grande. (Huella Minera)

Miniera a Sierra Grande (foto Huella Minera).

Nonostante l’abbassamento del prezzo del ferro e il conseguente calo di attività della miniera nel corso degli ultimi mesi, in prospettiva la situazione potrebbe cambiare, considerato anche il recente viaggio di Macri in Cina.

Le miniere in questione, oltre che di ferro, sono molto ricche di cobalto, un materiale che potrebbe essere utilizzato per scopi militari. Non appena la Cina ha considerato questa possibilità, molti militari cinesi hanno di conseguenza visitato le miniere.

Secondo alcuni inoltre, la segretezza delle esplorazioni in loco dei militari farebbe pensare al fatto che nelle miniere si stiano conducendo anche operazioni militari che coinvolgerebbero materiale nucleare.

Il cobalto è un elemento essenziale per la produzione di armi nucleari ma anche per la cosiddetta ‘bomba sporca’, in grado di uccidere milioni di persone in tutto il mondo.

Questa ipotesi non sarebbe cosi strana, se si considera la filosofia di lotta che il regime cinese ha da sempre adottato e se si considera che Sierra Grande ospitava un piccolo laboratorio nucleare quando è stata venduta ai cinesi. È dunque poco plausibile che i funzionari argentini non fossero a conoscenza di questi particolari all’epoca dei fatti.

«L’altra domanda che ci siamo posti  ̶  continua l’ambientalista Lada ̶ è: perché proprio in Patagonia? Hanno pensato a Sierra Grande (Río Negro), perché è un luogo in cui i cinesi hanno interessi minerari e si trova al confine con la nostra provincia (Chubut), dove le miniere metallifere a cielo aperto sono proibite e dove esistono grandi pressioni del governo nazionale affinché ci sia un’apertura»

Lada si chiede inoltre: «Non è che finiremo per chiedere un prestito alla Cina per rifornire i cinesi di energia affinché possano portarsi a casa i minerali?»

«Alla fine di tutto questo, è il popolo argentino, la Patagonia, che dovrà fare i conti con l’ipoteca nucleare, un’ipoteca dalla durata di cento mila anni».

L’ambientalista conclude: «È deplorevole il fatto che un Paese baciato dalla natura con vento e sole in abbondanza, non possa approfittarne a causa della meschinità dei governi, della corruzione e via dicendo, tutte cose che noi condanniamo».

Traduzione di Alessandro Starnoni

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