Mercato azionario, il mito del ‘denaro fermo’

La Borsa di New York, Broad Street, 7 settembre 2017 (Samira Bouaou/The Epoch Times)

Nonostante i profitti non siano al pari di quelli del bitcoin, il vecchio mercato azionario è in crescita del 19 per cento quest’anno, e lo S&P 500 chiude quasi ogni giorno con un nuovo record. E nonostante le valutazioni alle stelle, molti esperti ritengono che ci sia spazio per un’ulteriore salita.

Una delle argomentazioni degli investitori in azioni è che «c’è un sacco di denaro in panchina», ossia denaro che non produce ulteriore guadagno e che potrebbe essere investito nel mercato azionario con buoni risultati: «Con 2 mila 650 miliardi di dollari ancora nei fondi comuni monetari – scriveva alcuni mesi fa Jeff Coxe per Cnbc – sono necessarie molte più ‘dimostrazioni’, prima che i flussi di capitale possano far pensare al raggiungimento di un livello di ‘massima’ per il mercato».

«È solo l’inizio, per i soldi che arriveranno. C’è un grande flusso, ma sicuramente non grande al punto da essere allarmante. Prima di preoccuparmi, dovrei vedere questa situazione per cinque o sei trimestri di fila», ha affermato invece Keith Springer, presidente di Springer Financial Advisory, mentre commentava con la Cnbc uno spostamento di 75 miliardi dai fondi comuni monetari alle azioni a febbraio 2017.
E ci sono dati che sosterrebbero questa argomentazione: secondo la Federal Reserve, infatti, nel secondo trimestre del 2017 le famiglie, le no-profit, le società non finanziarie e le Pmi detenevano più di 12 mila 680 miliardi di dollari di liquidità fra moneta circolante e depositi bancari. Il dato è solo di poco più basso del record di sempre: i 12 mila 740 miliardi del primo trimestre.

Quindi questa quantità record di denaro «in panchina», che sia in conti di intermediazione o in fondi comuni monetari, potrebbe essere usata per investire in azioni, le quali, al momento, stanno producendo forti utili. Il linguaggio utilizzato da chi sostiene questa argomentazione, sembra implicare che se le persone fossero abbastanza furbe da usare quel denaro per comprare azioni, allora le disponibilità di cassa scenderebbero e i prezzi delle azioni salirebbero ancora di più.

C’è solo un problema con questa argomentazione: il denaro liquido non sparisce.

INDISTRUTTIBILE

Di fatto, la gente usa già il ‘denaro in panchina’ per comprare azioni, e nemmeno poche. Ma comprare azioni non fa sparire i soldi, che invece vanno dal compratore al venditore e poi rimangono di nuovo fermi sulla ‘panchina’ del conto di quest’ultimo.

Quindi, invece di guardare alla quantità assoluta di capitale liquido, bisognerebbe esaminare le quantità relative: il frequente movimento di denaro in cambio di azioni, fa salire i prezzi del mercato azionario. Le persone, infatti, attribuiscono più valore alle azioni che al denaro. Quindi il compratore di titoli deve fare un’offerta migliore al venditore, il quale potrebbe dire: «Che me ne faccio di questa liquidità ferma? Devi darmene di più, se vuoi che io abbandoni i miei amati titoli».

La valutazione del ‘denaro in panchina’ è legata ai prezzi delle azioni: se questi salgono, mentre il prezzo del denaro rimane uguale – è denaro, del resto – quest’ultimo andrà a costituire una parte minore del patrimonio di famiglie e imprese.

Un altro modo di osservare questa dinamica è quello di calcolare il valore totale di mercato dello S&P 500 e compararlo con il valore totale dei fondi comuni monetari. Secondo il sito SentimenTrader, questo rapporto è stato di 4,62 a giugno 2017: il massimo storico.

Quindi gli investitori, facendo aumentare il valore delle azioni, hanno svalutato il proprio capitale liquido. Ma dato che il denaro ha semplicemente cambiato proprietario, ci saranno sempre soldi fermi, a meno di un’altra deflazione vera e propria del debito come quella del 2008. A fine 2009, il rapporto tra patrimonio netto e mercato monetario ha raggiunto il suo valore più basso: quello di 1.

I SOLDI SONO FINITI

In realtà, guardando altrove si scopre che non c’è poi molto denaro da investire in azioni. Il denaro liquido dei fondi comuni per esempio – sono queste, del resto le persone che comprano le azioni – è ora a un minimo storico del 3,3 per cento, dopo il 6 per cento successivo all’ultima crisi finanziaria.

Altri investitori dal grilletto facile sono quelli che detengono conti di investimento. Ma il margin debt, cioè i soldi presi in prestito per acquistare azioni sulla Borsa di New York, continua a superare il suo stesso record al medesimo ritmo dello S&P 500, e ha chiuso a 600 miliardi di dollari.
Comprare azioni indebitandosi funziona se i prezzi continuano a salire. Ma il fatto che si debba prendere grandi quantità di denaro in prestito per sostenere questo ritmo non si sposa bene con la storia della liquidità ferma.

Ma tutto questo non vuol dire che i soldi sul mercato non possano passare di mano qualche altra volta, quando i prezzi delle azioni salgano ulteriormente, fino a che i principali promotori della salita dei prezzi non si stancano.
Quindi: finché i tassi di interesse non salgono troppo, finché i guadagni continueranno ad aumentare e non si avrà alcuna recessione, le azioni potrebbero continuare a salire.

Ma il ‘denaro in panchina’ non ha nulla a che fare con tutto questo.

 

Articolo in inglese: The Cash on the Sidelines Myth

Traduzione di Vincenzo Cassano

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