Mandato di arresto europeo per Puigdemont

MADRID, SPAGNA: Gli ex membri del governo catalano (da sinistra a destra) Joaquin Forn, Dolors Bassa, Raul Romeva, Carles Mundo, Jordi Turull, Josep Rull e Meritxel Borras (Photo by Pablo Blazquez Dominguez/Getty Images)

Arriva dalla Spagna, e per la precisione dalla penna del giudice Carmen Lamela, il mandato di arresto europeo per l’ex presidente catalano Carles Puigdemont.
A seguito dello scioglimento del governo Catalano da parte del primo ministro spagnolo Mariano Rajoy per condotta anticostituzionale, l’ex presidente assieme a quattro ex ministri, si è rifugiato/è scappato da diversi giorni nella capitale belga.

La notizia è stata pubblicata dall’agenzia spagnola Efe, e precisa che il mandato di cattura è indirizzato anche ai quattro ex ministri. Mentre l’Ansa riporta che l’anticipazione era arrivata nel pomeriggio di venerdì a Vrt dal legale di Puigdemont Paul Bekaert, che ha parlato anche di una possibile richiesta di estradizione da parte della Spagna: «Sono stato informato dal mio cliente che il mandato è stato emesso contro il presidente e altri quattro ministri che si trovano in Belgio […] Significa che la giustizia spagnola ora manderà una richiesta di estradizione ai procuratori federali di Bruxelles». Richiesta che dovrà però essere accettata dal Belgio.

Puigdemont, che ancora non ha reagito al mandato di cattura del Pm spagnolo, aveva scritto su Twitter nei giorni scorsi: «Il governo legittimo della Catalogna è stato incarcerato per le sue idee e per la fedeltà al suo mandato, approvato dal parlamento catalano», riferendosi agli arresti degli altri otto ex ministri del suo governo, in carcere a Madrid da giovedì. Le accuse mosse dalla magistratura spagnola, per cui Puigdemont e i suoi rischiano fino a trent’anni di carcere, sono quelle di ribellione, sedizione e malversazione.

Gli otto ex ministri rimasti in Spagna sono stati inviati in cinque carceri diverse dal giudice della Audencia Nacional, Carmen Lamela, che ha chiesto la custodia cautelare, per evitare il rischio di fuga e di reiterazione del reato. Si tratta dell’ex vicepresidente di Puigdemont, Oriol Junqueras, dell’ex consigliere della Presidenza Jordi Turull, degli ex ministri degli Interni Joaquim Forn, degli Esteri Raul Romeva, della Giustizia Carles Mundò, del Lavoro Dolors Bassa e del consigliere del governo Meritxell Borras.

L’unico ex ministro che è riuscito a evitare il carcere (dove è rimasto una sola notte), e anche l’unico che ha risposto alle domande del giudice (gli altri si sono avvalsi della facoltà di non rispondere), è Santi Vila, che aveva avuto l’accortezza di dimettersi il giorno prima della dichiarazione di indipendenza. Vila è tornato così in libertà, dopo aver pagato una cauzione di 50 mila euro.

PROTESTE A BARCELLONA

Intanto a Barcellona, e nelle altre città catalane, gli indipendentisti sono scesi in piazza per protestare contro la decisione di Madrid e sostenere il loro ex governo, dal momento che considerano i suoi componenti come «prigionieri politici». Una parte di loro però, quella dei ‘disillusi’, considera Puigdemont un «codardo», perchè ha lasciato la sua gente e la regione autonoma, abbandonando l’idea di indipendenza per rifugiarsi a Bruxelles.

Gli indipendentisti catalani hanno inoltre diffuso un video su Youtube, dal titolo ‘Help Catalogna’, che pare sia una copia elaborata del video pubblicato durante le proteste in Ucraina, nel 2013-2014: gli ucraini chiedevano una maggiore integrazione con l’Unione europea, mentre il governo ha preferito rinsaldare ulteriormente le relazioni con la Russia. Nella protesta ucraina dell’Euromaiden a Kiev però, la polizia aveva reagito duramente, sparando ad altezza d’uomo con proiettili veri; nel corso di tre mesi, avevano perso la vita oltre cento persone.
In Catalogna, invece, la polizia di Madrid finora ha usato il pugno duro solo nel giorno del referendum, illegale secondo la Costituzione spagnola: in quell’occasione ci sono stati diversi feriti e sono stati utilizzati anche dei proiettili di gomma, ma gli scontri sono rimasti ben lontani dal livello di raggiunto a Kiev.

Non a caso, la riproduzione del video in ‘versione catalana’ ha suscitato le critiche di gran parte della rete, perchè le due situazioni, almeno per ora, sono obiettivamente differenti: a Kiev si chiedeva al governo maggiore libertà, in Catalogna si è invece tentato un colpo di Stato.

Il confronto dei due video proposto da El Pais, «il video dal quale copia ‘help catalonia’»:

Top