Madrid scioglie il parlamento catalano, Rajoy: la parola al popolo

(Photo by David Ramos/Getty Images)

In un parlamento semivuoto per la mancanza dei deputati unionisti si consuma il voto segreto, e incostituzionale, che rende (per il momento) la Catalogna uno Stato indipendente. Il premier spagnolo Mariano Rajoy arriva alle estreme conseguenze e applica l’articolo 155 della Costituzione spagnola: scioglie il governo catalano e indice nuove elezioni. Carles Puigdemont è destituito e vengono immediatamente indette nuove elezioni, per direttissima, il 21 dicembre.

Il primo ministro Spagnolo invita i cittadini a mantenere la calma e ad avere fiducia nello Stato di diritto e nella legalità che – assicura – sarà presto ripristinata. Ma ascoltando la diretta Tv, la drammaticità della situazione è evidente. E anche il ‘controsenso’: in un’aula semi-deserta il capo del governo locale dichiara l’indipendenza/secessione, dopo aver rifiutato le esortazioni del capo del governo centrale di ridare la parola al popolo indicendo nuove elezioni. La parola al popolo catalano la ridà quindi il governo di Madrid (che evidentemente non la teme), mettendo Puigdemont in una situazione a dir poco imbarazzante.

Insomma sembra che Puigdemont abbia voluto a tutti i costi arrivare alle estreme conseguenze, al punto da ‘costringere’ il governo centrale a imporre la soluzione democratica rimandando alle urne i catalani.
Il suicidio politico è evidente, a meno di un clamoroso colpo di scena. Anche in considerazione del fatto che Madrid non ‘tocca’ le prerogative legalmente riconosciute alla Catalogna, e nemmeno manda l’esercito a Barcellona. Al contrario: dà la parola al popolo, a norma di legge e nei tempi più rapidi possibile, disarmando totalmente gli indipendentisti (che così fanno la figura dei ‘fuorilegge’) e di fatto svuotando di significato il referendum di poche settimane fa.

La dichiarazione di indipendenza catalana arriva 45 minuti prima del via libera del Senato spagnolo al governo di Madrid (con l’81 per cento dei voti a favore) a riprendere il controllo della Catalogna con i mezzi legali a disposizione, ovvero tramite l’applicazione dell’articolo 155.
Il quotidiano El Pais definisce quest’ultima una soluzione «estrema» e «senza precedenti» nel mondo democratico, ma necessaria per frenare il cammino della Catalogna verso l’indipendenza. Elmundo, parla della votazione in parlamento (dove erano presenti anche la moglie di Puigdemont e l’ex presidente della Generalitat Artur Mas) come di una «ribellione contro lo Stato» , aggiungendo che la dichiarazione di indipendenza era in realtà la copia di quella firmata il 10 ottobre   ̶ il giorno dell’ambigua dichiarazione di indipendenza di Puigdemont seguita dalla sua sospensione   ̶  dai deputati di Junts pel Si e la Cup, il partito più estremista che sostiene a gran voce l’indipendenza e che ha optato venerdì per il voto segreto insieme a Junts pel Si.

Nella mattinata di venerdì Rajoy davanti al Senato aveva anticipato la destituzione di tutti i membri del governo catalano fino al presidente Carles Puigdemont, «unico e solo responsabile» della situazione in cui si trova adesso la Catalogna e dell’applicazione dell’articolo 155. Puigdemont ora rischia una condanna a 30 anni di carcere per attentato all’unità della nazione.

A onor del vero, giovedì 26 ottobre Puigdemont aveva tentato un passo indietro all’ultimo momento cercando di convocare le elezioni anticipate, con la speranza che Madrid potesse bloccare l’applicazione dell’articolo 155 e restituire l’autonomia di cui ha sempre goduto la Catalogna. Ma il tentativo di Puigdemont era fallito a causa della spaccatura e le pressioni interne al parlamento Catalano da parte di chi voleva a tutti i costi l’indipendenza. Molti infatti gli hanno dato del «traditore», altri hanno minacciato di dimettersi in caso di elezioni anticipate. Alla fine il governatore catalano ha deciso di lasciare il Parlamento a decidere come reagire all’applicazione dell’articolo 155 da parte di Madrid, e la risposta è arrivata questo venerdì pomeriggio, nel più estremo dei modi, con la dichiarazione dell’indipendenza.

EUROPA E STATI UNITI CONTRO L’INDIPENDENZA CATALANA

In un comunicato ufficiale, la portavoce del Dipartimento di Stato Usa Heather Nauert ha dichiarato che «la Catalogna è parte integrante della Spagna, e gli Stati Uniti sostengono le misure costituzionali del governo spagnolo per mantenere la Spagna forte e Unita».

Dall’Europa invece, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha reagito alla notizia della dichiarazione di indipendenza tramite un tweet: «Per l’Europa non cambia nulla. La Spagna rimane il nostro solo e unico interlocutore. Spero che il governo spagnolo favorisca la forza del dialogo e non il dialogo della forza».

La Germania, attraverso il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert, secondo quanto riporta Reuters, ha dichiarato: «Il governo tedesco non riconosce tale dichiarazione di indipendenza», aggiungendo che Berlino supporta la «chiara presa di posizione» da parte della Spagna.

Il supporto a Madrid arriva anche dalla Francia. Emmanuel Macron, come riporta Reuters ha dichiarato: «Rajoy ha tutto il mio appoggio […] ho sempre detto che l’unico interlocutore in Spagna è il primo ministro Rajoy».

Insomma ‘tutti’ danno pieno sostegno e riconoscimento al governo centrale di Madrid e all’unità nazionale della Spagna. Gli indipendentisti catalani non sono mai stati così soli.

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