M5S sfiducia la Maggioni per la sua presenza al Bilderberg

Monica Maggioni in una foto d’archivio. Da quando la giornalista ha partecipato al riservato incontro del gruppo Bilderberg, il M5S la tiene d’occhio (Andreas Rentz/Getty Images)

Nonostante la prudenza del presidente della Vigilanza Rai Roberto Fico, l’ala ‘complottista’ del M5S non ha tardato a bocciare la nomina della presidente di Rainews Monica Maggioni alla presidenza della Rai, condannando la sua partecipazione al gruppo Bilderberg.

Carlo Sibilia, membro del direttivo del M5S, ha attaccato duramente la Maggioni sull’argomento, in un post pubblicato sui social media.

«Questa è gente – scrive Sibilia riferendosi agli appartenenti al Bildeberg – che andrebbe radiata dalla società immediatamente. Messa in galera. Ma il governo Renzi, figlio dei poteri della finanza internazionale, ci propone questa gente ai vertici delle più importanti aziende a controllo pubblico».

«Monica Maggioni non è nessuno. Forse sarebbe potuta essere una discreta postina di C’è posta per te con Maria De Filippi, ma a distanza di meno di due anni dalla partecipazione al meeting Bilderberg si trova a condurre la più importante azienda di comunicazioni del paese. La condurrà alla privatizzazione? Vedremo».

Il Bilderberg è un incontro di pochi giorni che si tiene annualmente tra personaggi di spicco nel mondo della finanza, delle banche, dell’informazione. Il fatto che esistano tali incontri è ritenuto da molte persone illegittimo, sollevando ipotesi di oscure trame e complotti.

Nel 2014 Monica Maggioni è stata invitata al Bilderberg, provocando un’interrogazione di Roberto Fico in cui chiedeva alla Rai se la partecipazione della giornalista non interferisse con un esercizio libero, trasparente e indipendente del suo mestiere. La Rai ha risposto dicendo che la partecipazione della Maggioni al gruppo elitario costituirebbe «elemento di prestigio» per l’azienda e che la scelta personale della dipendente non poteva ritenersi inappropriata.

La Maggioni stessa è poi tornata sull’argomento il 4 novembre scorso quando incalzata durante una riunione della Vigilanza ha detto: «Ho svolto tutta la mia professione giornalistica sul piano internazionale – ha detto secondo il resoconto stenografico – ragion per cui è assolutamente ovvio che, nel momento in cui si organizzano i Bilderberg e si scelgono alcune persone che staranno in una stanza sia uscito anche il mio nome».

«La segretezza è legata soprattutto al ‘chi ha detto che cosa’, non ai temi in agenda, perché i temi in agenda ci sono. Quanto al ‘chi ha detto che cosa’, sappiamo tutti che esistono le regole di Chatham House, regole che non ha certo stabilito il Club Bilderberg, che garantiscono alle persone di confrontarsi in una stanza con la certezza di non vedersi pubblicato due minuti dopo quello che hanno detto. Da giornalista, questo è un invito che uno, ovviamente, accetta, perché vuole andare, vedere, sentire e capire. È un tentativo di capire in più, non certo la partecipazione ad alcunché, tantomeno a qualsiasi tipo di complotto. Dopodiché, se c’è un profilo legislativo o legale sul fatto di partecipare al Bilderberg, a quel punto se ne occupino altre autorità, ma non esiste».

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