Katyn, storia di un massacro dimenticato

Una fossa comune trovata a Katyn, in Polonia, nel 1943 (pubblico dominio).

Il 2 marzo 1931, nasceva in uno sperduto villaggio contadino della Russia dominata dal dittatore comunista Iosif Stalin, Mikhail Sergeevic Gorbaciov, uomo simbolo del crollo dell’Unione Sovietica e personaggio storico ‘chiave’ del XX secolo. 
In occasione dell’anniversario della nascita dell’ultimo segretario del Pcus, che ha guidato l’ex Urss nella transizione dal regime comunista, Epoch Times tratta lo scottante tema di uno dei massacri del regime sotto il feroce Stalin: l’uccisione di massa di settemila polacchi a Katyn.

Gli eserciti della Germania nazista e dell’Unione Sovietica invasero la Polonia nel 1939, dando inizio alla Seconda Guerra Mondiale. E mentre, da una parte, Hitler perseguì i suoi piani di genocidio per creare ‘spazio vitale’ a ovest, dall’altra i quadri comunisti e il loro personale militare agirono secondo una loro metodologia ben collaudata, che portò al famigerato massacro di Katyn nella primavera del 1940, in cui decine di migliaia polacchi – per la maggior parte militari e poliziotti – furono imprigionati per poi essere trucidati. Al tempo la colpa di questo crimine ricadde sui nazisti.

Uno degli autori della strage fu Vasily Blokhin, un membro dell’Nkvd (organizzazione di sicurezza che in seguito divenne il Kgb) del dittatore Stalin. Questo vero e proprio killer fucilò personalmente settemila prigionieri polacchi nel massacro di Katyn, oltre ad altre migliaia in altri episodi del terrorismo di Stato di Stalin.

Official KGB photo of Vasily Blokhin, taken in the year of his employment in 1926. (KGB photo archives/Public Domain)

Foto ufficiale del KGB di Vasily Blokhin. (Archivio fotografico del KGB/Pubblico Dominio)

Agendo in base agli ordini segreti inviati dal Cremlino al capo dell’Nkvd Lavrenty Beria, Blokhin pianificò un luogo delle esecuzioni che gli permise di svolgere in modo più efficente gli omicidi. Cominciò quindi ad eseguirne 300 a notte. 

I prigionieri venivano condotti in una piccola camera – la ‘camera leninista’ – per verificare la loro identità. Poi la vittima veniva ammanettata e portata, attraverso una seconda porta, in una camera d’esecuzione insonorizzata. Tutto era curato nei minimi dettagli: il pavimento cementato e inclinato verso il basso favoriva il rapido deflusso del sangue prima dell’esecuzione successiva.

Blokhin attendeva le sue vittime dietro la porta. Una volta portato dentro il prigioniero – che veniva tenuto fermo da due guardie – il capo dei carnefici gli arrivava alle spalle e sparava una colpo alla base del cranio con una pistola Walther di fabbricazione tedesca. Poi, le guardie rimuovevano il corpo e pulivano rapidamente il sangue, prima di far entrare la persona successiva.

1939 Polish passport issued to Dr. Zygmunt Sloninski, also a major in the army, to be used for travelling to Switzerland to attend an international medical conference. Issued two months before the outbreak of World War Two. A year later he would be murdered by the NKVD. (Huddyhuddy/CC BY-SA 3.0)

Passaporto del 1939 inviato al Dr. Zygmunt Sloninski, un maggiore dell’esercito in Polonia. Assasinato dall’NKVD un anno dopo. (Huddyhuddy/CC BY-SA 3.0)

Blokhin iniziò la sua macabra missione il 4 aprile 1940; dopo 28 giorni, aveva ucciso settemila persone, cosa che gli è valsa l’entrata nel Guinness dei primati con il titolo di ‘Boia più prolifico’.

Lui e il suo staff lavorarono dieci ore ogni notte, per permettere lo smaltimento dei corpi in segreto. La scelta delle armi tedesche – un’intera valigetta – faceva anch’essa parte del progetto: Blokhin temeva che le pistole russe non potessero sostenere un uso continuativo; inoltre, in seguito, l’uso delle pistole Walther permise ai sovietici di scaricare la colpa del massacro sulla Germania nazista.

Il massacro di Katyn è stato solo un episodio nella lunga storia degli omicidi di massa perpetuati dal regime comunista sovietico. Nel 1937 e nel 1938, prima della seconda guerra mondiale, in Unione Sovietica furono arrestate e giustiziate oltre 110 mila persone di etnia polacca (o semplicemente con cognomi che suonavano polacchi). La maggior parte di queste esecuzioni furono condotte entro i dieci giorni successivi all’arresto.

Sotto Stalin, si stima che il regime sovietico abbia causato la morte di oltre venti milioni di persone, incluse milioni di persone giustiziate con un colpo di pistola alla nuca dopo un breve processo o senza alcuna udienza.

File:NKVD Order No. 00485 - Kharkov copy (2).jpg

L’ordine Numero 00485 che dette inizio formalmente alla cosidetta operazione polacca, 11 agosto 1937. (NKVD/Syg. Wydzielone Pa?stwowe Archiwum)

Questi omicidi erano di solito opera di scagnozzi volenterosi, che venivano poi sacrificati non appena smettevano di essere utili. Nikolai Yezhov, capo dell’Nkvd che progettò il genocidio dei polacchi sovietici e che assassinò in totale oltre 700 mila persone, fu esso stesso sadicamente torturato e giustiziato nel 1939. Allo stesso modo, il suo sostituto, Lavrenty Beria, fu fatto sparire nel 1953 dopo la morte di Stalin.

Anche Vasily Blokhin, insignito della medaglia all’Ordine di Lenin per i suoi ‘successi’, e promosso al grado di general maggiore dell’Nkvd, non sfuggì alla punizione: dopo la morte di Stalin, il suo operato fu criticato dalla nuova leadership sovietica. Blokhin, costretto al ritiro, sprofondò nell’alcolismo prima di impazzire e, nel 1955, morì suicida.

Articolo in inglese: The Man Who Executed 7,000 Polish Prisoners in a Single Month

Traduzione di Massimo Marcon

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