L’origine del razzismo

Lavoratore pulisce disegni con svastiche naziste. (Kirill Kudryavtsev/AFP/Getty Images)

Razzismo: pregiudizio, discriminazione o antagonismo verso qualcuno o verso una razza, perché si ritiene che la propria razza sia superiore

In ambito sociologico si è sviluppata la tendenza a credere che il razzismo sia un’aberrazione e un aspetto della società che può essere eliminato tramite l’educazione, ma questa convinzione ottimistica, oltre a dare speranza, può fare ben poco per fronteggiare concretamente il razzismo.

In alcune ricerche recenti, condotte dagli studiosi dell’Ontario Institute for Studies in Education (Oise) dell’Università di Toronto, sono stati esaminati i comportamenti di bambini tra i sei e gli otto mesi di età: da uno studio è emerso che raggiunti i sei mesi, «i bambini hanno iniziato ad associare i visi delle persone della propria razza con musica allegra e i visi di altre razze con musica triste»; in un secondo studio, pubblicato da Child Development, «i bambini tra i sei e gli otto mesi sono stati più inclini ad apprendere da adulti della propria razza piuttosto che da quelli di una razza diversa».

La conclusione del Dottor Kang Lee, primo firmatario degli studi, è stata che «i pregiudizi razziali si manifestano già a partire dalla seconda metà del primo anno di vita di un bambino»: in sintesi, il razzismo esiste ancor prima di andare all’asilo, e non dipende dall’aver vissuto esperienze negative con individui di razze diverse, piuttosto sembra essere una componente naturale della socializzazione umana.

Jordan R. Axtha, in un’altra indagine pubblicata da Psychological Science, ha analizzato i dati di «centinaia di migliaia di americani che hanno compilato un questionario online»: alcuni dati evidenziano che «i partecipanti tendono a preferire le persone della propria razza, e le persone di quasi ogni gruppo razziale hanno mostrato di avere nella propria mente una sorta di gerarchia: prima bianchi, poi asiatici, neri e infine ispanici»

Axtha nella sua ricerca riporta esempi tratti da aneddoti e fatti storici legati al ‘razzismo’:

Quando un cinese incontrò per la prima volta un caucasico dai capelli rossi e gli occhi verdi, pensò che fosse un demone, perché le leggende popolari cinesi raccontano che i demoni hanno proprio quell’aspetto.

Nonostante gli sforzi prolungati del governo indiano per combattere gli abusi del sistema delle caste, i media riportano costantemente storie orribili di violenze commesse dalle classi ‘superiori’ verso quelle ‘inferiori’: in un video girato mentre ero diplomatico in India, un gruppo di persone stava seduto in un caffè all’aperto, quando una cliente disse di essere un”intoccabile’, fu come se una granata fosse rotolata in mezzo ai tavoli e tutti i presenti esplodessero, nel tentativo di allontanarsi ribaltando i tavoli nella foga.

Gli Hutus hanno sterminato i Tutsi nel 1994; i serbi, i croati e i mussulmani bosniaci si sono massacrati a vicenda tra il 1992 e il 1995; i cattolici e i protestanti irlandesi si sono uccisi reciprocamente mentre un osservatore straniero (asiatico) non riusciva neanche a distinguere i due gruppi.

In sostanza, quasi ogni gruppo ritiene di essere superiore e probabilmente anche l’uomo di Cro Magnon ha guardato con disprezzo l’uomo di Neanderthal. Il passo è breve, da quella presunta superiorità, alle credenze riguardo agli ebrei che hanno motivato l’Olocausto.

In un libro appena pubblicato, The Triple Package, Amy Chua e Jed Rubenfeld, evidenziano tre caratteristiche legate al successo di una comunità: senso di superiorità, sensazione di insicurezza e autocontrollo; gli autori hanno studiato alcuni gruppi di successo come gli ebrei, i mormoni e gli asiatici orientali, e altri meno ovvi come i nigeriani (in particolare Ibos), i cubani e gli iraniani.
Il ‘razzismo’, a volte evidente, altre silenzioso, è una componente chiave del successo: questi gruppi, anche se svantaggiati o oppressi continuano a ritenersi superiori e sono disposti a perseverare e a sacrificarsi (‘autocontrollo’, ovvero, gratificazione futura) per raggiungere il successo.

Chua e Rubenfeld ipotizzano che in passato i Wasp [sigla di White Anglo-Saxon Protestant, bianchi anglo-sassoni protestanti, ndr] statunitensi possedessero queste caratteristiche, specialmente l’autocontrollo, ma che nel tempo si siano deteriorate, lasciando il posto a rabbia e frustrazione nei confronti di chi sfida la loro supremazia e li rimpiazza ai vertici del sistema socioeconomico.

Anche in Europa il fenomeno è evidente: le nazioni europee professano da sempre l’assenza di pregiudizi razziali, una mentalità anti-razzista e sostengono il multiculturalismo, tuttavia il flusso di milioni di rifugiati che non hanno assimilato la cultura europea sta mettendo questa mentalità a dura prova. Gli americani hanno notato che gli europei non sono più così zelanti nel redarguire gli Usa, preoccupati a causa dell’immigrazione clandestina.

Si può dire che la tolleranza si manifesti a livello superficiale, ma che qualche centimetro più in profondità il razzismo regni ancora incontrastato.

Le opinioni espresse nell’articolo non corrispondono necessariamente a quelle di Epoch Times.

 

Articolo originale: The Universal Persistence of Racism

Traduzione di Marco D’Ippolito



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