L’opinione pubblica mondiale contro il prelievo forzato di organi in Cina

Con le prove che aumentano sempre più, sulla diffusa pratica del prelievo forzato di organi in Cina – perpetrata con la complicità di istituzioni dello Stato – sempre più persone chiedono che sia fatta chiarezza sui fatti.

L’Associazione internazionale dei medici contro il prelievo forzato di organi (Doctors against forced organ harvestig, Dafoh), nata allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sul fenomeno, ha recentemente reso noto che negli ultimi anni sono state raccolte milioni di firme in tutto il mondo, allo scopo di chiedere al Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite di intervenire per porre fine all’aberrante fenomeno diffuso in Cina, del quale i praticanti della disciplina spirituale del Falun Gong risultano essere le principali vittime. La petizione è partita più di cinque anni fa e secondo il direttore esecutivo della Dafoh, il dottor Torsten Trey, finora sono state raccolte più di 2 milioni 700 mila di firme in oltre di 50 Paesi in tutti e cinque i continenti. Fra le nazioni con maggiori adesioni figurano Francia, Germania, Gran Bretagna, Ucraina, Romania e Spagna.

Il dottor Trey ha affermato che la petizione manda un messaggio forte alle Nazioni Unite: «Questa petizione emerge come una piattaforma in grado di connettere tutte le voci di inquietudini rimaste inascoltate per anni».
Trey ha anche sollecitato le Nazioni Unite a porre attenzione a questa atrocità: «Le Nazioni Unite hanno organizzato ispezioni e indagini in altre regioni del mondo, con meno preoccupazione o minori quantità di prove. Ma riguardo la Cina, le Nazioni Unite non sono ancora state in grado di esaminare la questione».

Negli ultimi anni, indagini indipendenti e reportage di diverse Testate (fra cui Epoch Times) hanno rivelato come l’industria dei trapianti da prelievi forzati in Cina sia decollata in concomitanza con la decisione da parte dell’ex leader del Pcc di Jiang Zemin di dare inizio alla persecuzione del Falun Gong su scala nazionale, con conseguenti arresti, torture e carcerazioni illegali perpetrate nei confronti degli aderenti alla disciplina spirituale.

La petizione chiede al commissario competente delle Nazioni Unite di intervenire e far in modo che la Cina fermi immediatamente il prelievo forzato di organi, di indagare su chi esegue materialmente il prelievo forzato di organi e di «porre termine alla brutale persecuzione del Falun Gong, che risulta essere la causa prima del prelievo forzato di organi nei riguardi dei praticanti».

LA PERSECUZIONE CONTRO LA FALUN DAFA

Il Falun Gong, noto anche come Falun Dafa, è una pratica tradizionale di automiglioramento incentrata sui principi universali di Verità, Compassione e Tolleranza. Il risultato della sua popolarità è dato anche dai benefici che i praticanti riscontrano, sia a livello fisico che mentale, al punto che, secondo un sondaggio statale, vi erano tra i 70 e i 100 milioni di di aderenti nel 1999.

Jiang Zemin (contro il parere di gran parte dei dirigenti del Pcc) ha percepito la presenza del Falun Gong, con un numero così elevato di praticanti, come una minaccia per il suo regime dittatoriale: per questo nel 1999 ha dato inizio alla persecuzione tutt’ora in atto e mirata al totale annientamento di questa pratica spirituale.

Secondo il Falun Dafa Information Center, la conseguenza è stata che «milioni di persone che praticano il Falun Gong sono soggette a imprigionamenti illegittimi, sedute di lavaggio del cervello e torture di ogni tipo».

IL PRELIEVO FORZATO DI ORGANI

Numerosi praticanti del Falun Gong riferiscono di essere stati sottoposti a esami fisici, clinici e analisi del sangue durante la detenzione, senza alcuna spiegazione apparente, cosa che si ricollega alla necessità di scegliere persone e organi giusti per il trapianto.

Il Matas and Kilgour Report, un’indagine indipendente del 2006 (e recentemente aggiornata) dell’avvocato per i diritti umani canadese David Matas, l’ex ministro degli Esteri canadese David Kilgour e il giornalista investigativo Ethan Gutmann dimostra che la Cina effettua dai 60 mila ai 100 mila trapianti di organi ogni anno.
Un documentario vincitore del premio Peabody, Bloody Harvest, spiega come la rimozione dell’organo venga effettuata mentre il cuore della vittima pulsa ancora, causando l’inevitabile decesso. Questo raccapricciante metodo permette all’organo di rimanere in stato ottimale per il successivo intervento di trapianto.

Diversi in tutto il mondo hanno manifestato preoccupazione riguardo al sistema del trapianto di organi in Cina e stanno iniziando a muoversi. Nel 2016, la Camera dei Rappresentati degli Stati Uniti ha infatti approvato all’unanimità il Provvedimento 343, che condanna le pratiche di prelievo di organi da parte della Cina. Il Parlamento europeo ha a sua volta approvato una dichiarazione, invitando i leader politici europei a collaborare per porre fine a questa vicenda.

Lo scorso aprile, in seguito alle decisioni prese al Parlamento provinciale, Vienna è diventata la prima capitale europea per censurare il regime cinese circa i suoi crimini riguardo il prelievo forzato di organi da prigionieri di coscienza vivi.

In Italia, il 7 gennaio 2017, sulla base della presa di coscienza del Parlamento italiano della situazione in Cina, è stata approvata a larga maggioranza la legge Romani (promossa dal senatore e medico Maurizio Romani) che introduce nel codice penale il crimine di traffico di organi prelevati da persona vivente, e prevede un’aggravante quando la commissione di tale delitto sia l’obbiettivo di un’associazione a delinquere.

Per approfondire:

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