L’invisibile guerra contro la mente e l’anima dell’essere umano

Times Square a New York. Diversi gruppi, tra cui imprese e governi, stanno lottando per il controllo della percezione e della psiche delle persone. (Piastra Spencer/Getty Images)

Di Joshua Philipp

 

È in corso una guerra silenziosa contro la percezione, la coscienza e i valori interiori di ogni individuo. Le armi impiegate in questa guerra comprendono un’ampia gamma di ‘strategie dell’inganno’, e grazie ai big data e alla sorveglianza, le persone vengono catalogate e profilate in modo da poter essere oggetto di manipolazione.

A muovere gli ingranaggi di questa grande macchina sono determinati gruppi governativi, sia interni che stranieri, particolari lobby, grandi aziende e movimenti sovversivi. I loro obbiettivi sono diversi, ma le tattiche e le tecnologie che adoperano sono in gran parte le stesse.

Come nei trucchi di magia, l’illusione può funzionare solo finché gli spettatori sono distratti e ingannati.
Ma quando l’espediente viene scoperto, il trucco non funziona più. E per rompere l’illusione, è importante capire cosa sia effettivamente la ‘disinformazione’: come i problemi sociali vengano costruiti e sfruttati a scopi politici, come e perché i valori morali tradizionali vengano attaccati.

Per James Scott, membro dell’Institute for Critical Infrastructure Technology (organizzazione americana che conduce ricerche sull’informazione) è «l’illusione narrativa a ottenebrare la verità».
Secondo Scott, alcuni dei ‘trucchi’ impiegati oggi sono riconducibili a Edward Bernays, nipote di Sigmund Freud, noto come il ‘padre delle pubbliche relazioni’ e autore del celebre libro ‘Propaganda’, pubblicato nel 1928 e pietra miliare della manipolazione delle pubbliche relazioni. Nel suo libro Bernays, riferendosi alle abitudini e alle opinioni della società sostiene che: «chi manipola questi meccanismi sociali nascosti costituisce un governo invisibile, che è il vero detentore del potere nel nostro Paese».
Le grandi aziende hanno sposato in pieno i concetti introdotti dal nipote di Freud, e le sue idee sulla manipolazione hanno iniziato ad allargarsi dall’ambito delle pubbliche relazioni a quello della pubblicità: «Quando le multinazionali hanno visto questo nuovo modello di propaganda che oggi chiamiamo pubbliche relazioni, hanno pensato: “abbiamo bisogno di qualcosa di simile”».

Scott ritiene che Bernays abbia «trasformato in armi le emozioni delle persone per poi adoperarle contro loro stesse» servendosi di radio e giornali. E nel 1939, con l’invenzione della televisione, l’impatto delle teorie di Bernays è diventato sempre più rilevante.

Parallelamente alla continua diffusione e sviluppo di questi concetti, hanno continuato a evolversi anche le aziende che li hanno messi in pratica. Le grandi imprese hanno iniziato ad acquistare organi di stampa per promuovere più direttamente i propri ‘messaggi manipolanti’. Contemporaneamente, anche altri poteri emersi nel 20esimo secolo sono entrati nell’arena, portando con sé nuovi mezzi per ingannare e manipolare le masse.

SOCIALISMO, MATERIALISMO DIALETTICO E MANIPOLAZIONE

I regimi comunisti e i movimenti socialisti in Occidente, hanno iniziato a impiegare tattiche sovversive per infiltrare e attaccare i fondamenti morali delle società in tutto il mondo. I governi hanno usato varie strategie per controllare la società e per scopi propagandistici. Gruppi di interesse speciali hanno manipolato la psicologia collettiva, per generare sostegno o opposizione verso le questioni politiche che intendevano promuovere, al fine di accrescere il proprio potere.
Tutti questi mezzi sono stati implementati contro le persone comuni, la cui psiche e il sistema di valori sono stati attaccati – spesso senza che esse se ne rendessero conto – da diversi poteri in competizione per aumentare la propria influenza.

Nell’ambito dei movimenti sociali, una strategia chiave dietro i conflitti percepiti al giorno d’oggi è il concetto marxista di materialismo dialettico, che funziona invertendo i concetti, i principi morali e i valori di una società, per creare problemi sociali. Poi, i problemi sociali che ne risultano vengono usati come mezzi per generare il conflitto sociale e distruggere gradualmente i concetti, i valori morali e i valori della tradizione.

Nel campo della percezione, è in corso una guerra psicologica intesa ad alterare il modo in cui le persone interpretano le informazioni. Contemporaneamente esistono diverse altre tattiche di ‘inganno mentale’, tra cui la propaganda convenzionale, la creazione di valori morali basati sulla politica: come il cosiddetto ‘politicamente corretto’, e metodi che prevedono l’introduzione di nuove idee nella società per distruggere la cultura, come la ‘guerra dei meme’.

Per quanto riguarda quello che le persone vedono direttamente, le tattiche sovietiche di disinformazione sono state usate per creare eventi falsi, deformare quelle che altrimenti sarebbero notizie credibili, censurare le opinioni contrastanti, e distorcere informazioni tecnicamente vere per giungere a conclusioni false.

Secondo James Scott, dopo decenni di continuo utilizzo, questi strumenti di manipolazione stanno per raggiungere il punto di rottura: «Il gioco è cambiato e i vecchi strumenti non sono più efficaci».

Il controllo dell’informazione è stato stravolto dalla nascita dei Social media, in cui esiste ancora, in una certa misura, la comunicazione diretta tra le persone. Ma è proprio in questo settore che ogni nazione, e tutte le più grandi aziende stanno cercando di espandere la propria influenza. Controllando i social network, infatti, è possibile censurare opinioni, promuovere un programma politico, sedare rivolte, far apparire determinati temi molto più importanti e degni di attenzione di quanto in realtà non siano.

Scott ha descritto lo stato attuale dell’informazione come «un’allucinazione orchestrata dai re della censura collettiva». L’unica via di uscita, sarebbe che ogni persona cercasse di comprendere gli strumenti che vengono adoperati in questa ‘guerra’, così da proteggere la propria mente: «È importante educare sé stessi». In un mondo dove «la verità è più strana della cospirazione», la guerra delle informazioni sembra essere più efficace delle guerre convenzionali, e gli strumenti in gioco stanno diventando sempre più complessi.

 

Le idee espresse in questo articolo rappresentano il punto di vista dell’autore e non riflettono necessariamente le posizioni di Epoch Times.

 

Articolo inglese: The Unseen War on Your Mind

Traduzione di Marco D’Ippolito

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