L’infanzia è la maggiore vittima della pornografia

Il business del sesso altro non è che il risultato di un’enorme e patologica domanda di mercato, che spesso nelle analisi viene ignorata a favore dell’offerta.

Geoff Rogers, direttore dell’Istituto degli Stati Uniti contro il traffico di esseri umani, ha dichiarato nel corso di un  recente summit del Dipartimento di Giustizia Usa sul racket del sesso: «Naturalmente la domanda di prestazioni sessuali non è una novità. Ma il crescente e insaziabile desiderio di sesso negli adolescenti della nostra società è un fenomeno nuovo e dilagante. Perciò quando ci concentriamo sulla domanda, ci avviciniamo veramente all’origine fondamentale del problema».
Rogers ha continuato spiegando come il ‘Centro nazionale sullo sfruttamento sessuale’ abbia raccolto numerosi studi secondo i quali la pornografia – e l’attuale cultura ultra-sessualizzata – stiano estremizzando questa brama insaziabile alimentando il business del sesso, incluso quello minorile. Per il direttore dell’Istituto «la nostra società necessita di un cambiamento. Dobbiamo rendercene conto e comprendere che non va affatto bene che le nuove generazioni di bambini crescano avendo libero accesso alla pornografia, tanto più a quella hardcore, perversa e violenta [..] Ho sentito un esperto affermare che “La pornografia è forse il più grande e incontrollato esperimento sociale che la Storia abbia mai visto”».

Gail Dines, professoressa emerita di sociologia e di Studi sulla donna presso il Wheelock College di Boston, ha studiato per oltre 25 anni l’impatto della pornografia sugli individui e sulla società. In un articolo del 2017 la professoressa sosteneva che l’ampia diffusione di internet, iniziata negli anni 2000, ha reso la pornografia «economica, accessibile e anonima»: i tre fattori chiave dietro l’aumento della domanda e del consumo.
Gail Daines fa anche notare che i siti pornografici ricevono mensilmente più visite di Netflix, Amazon e Twitter messi assieme: nel 2015 uno dei maggiori portali a luci rosse al mondo da solo ha ricevuto oltre 21,2 miliardi di visite, pari a una media di 58 milioni di persone al giorno. Mentre nel 2017 ha addirittura raggiunto la media di 81 milioni di visite giornaliere. La docente sostiene poi che «secondo gli studi circa il 49 per cento degli studenti maschi dei college sono entrati in contatto con la pornografia prima dei 13 anni».

Inoltre, un vasto studio del 2010 sull’argomento ha concluso che il 90 per cento delle scene pornografiche contiene almeno un atto di violenza, fisica o verbale: «Il dramma è che le nuove generazioni possono accedere liberamente alla pornografia hardcore e violenta usando i propri smartphone già quando hanno 9, 10 o 11 anni. Crescendo sviluppano una dipendenza dalla pornografia, che finisce per plasmare il loro comportamento sessuale. Poi, a un certo punto, passano dall’osservazione alla messa in pratica».

PORRE FINE AL TRAFFICO

Nel 2016 Geoff Rogers ha fondato lo U.S. Institute Against Human Trafficking insieme a Kevin Malone, ex direttore generale della squadra di baseball dei Los Angeles Dodgers. Malone si impegna contro il traffico di esseri umani da 9 anni, mentre Rogers è dedito a questa causa da oltre 5 anni. La loro missione è quella di porre fine al traffico di esseri umani in America: «È un’affermazione coraggiosa, ma crediamo di potercela fare […] Tra tutti i problemi sociali che affrontiamo, dobbiamo riuscire a risolvere almeno questo».

Rogers ha contribuito alla nascita di un centro di assistenza per i ragazzi vittime del traffico del sesso in Florida. La casa, dotata di 5 posti letto, è aperta dallo scorso anno e ospita ragazzi tra i 10 e i 17 anni.
Ma, il vero cambiamento richiederà la cooperazione del sistema giudiziario, di quello educativo e delle imprese nella comunità. Come dell’industria sanitaria, di quella tecnologica, delle organizzazioni religiose e delle chiese. Rogers considera la Contea di King di Seattle un ottimo esempio: «Loro hanno scoperto che da quando tutte queste organizzazioni hanno posto la loro attenzione sulla domanda, il fenomeno [dello sfruttamento sessuale minorile, ndr] è diminuito».
Rogers sta anche lavorando con i legislatori della Florida affinché la pornografia venga riconosciuta ufficialmente come un problema di salute pubblica nello stato della Florida. Ed è fiducioso che il provvedimento in questione possa essere varato entro l’anno.

 

Geoff Rogers, direttore dell’ Istituto degli Stati Uniti contro il traffico di esseri umani, al vertice del Dipartimento di Giustizia sul traffico di esseri umani tenutosi a Washington il 2 febbraio 2018 (foto: Charlotte Cuthbertson).

UNA STORIA PERSONALE

Quella di Gabe Deem è solo una tra le migliaia di storie simili in tutto il mondo: «Ho avuto il primo contatto con la pornografia all’età di 8 anni. Stavo giocando con i miei amichetti di quartiere quando abbiamo trovato una rivista di Playboy. Poi all’età di dieci anni è arrivata a casa la Tv via cavo, e io rimanevo sveglio fino a tardi per guardare film erotici mentre i miei genitori pensavano che stessi dormendo».

Ma la ‘svolta’ è avvenuta quando Deem aveva 12 anni e la sua famiglia ha installato una connessione internet a banda larga: «Dopo pochi giorni avevo già iniziato a guardare roba hardcore. Dopo scuola tornavo a casa in bicicletta il più in fretta possibile per guardare porno per un paio di ore, prima che i miei genitori tornassero a casa. Quando ho iniziato a frequentare le scuole medie avevo già visto ogni genere di porno. E non ero l’unico bambino a comportarsi cosi. A scuola i bambini si scambiavano spesso bigliettini con consigli su dove trovare nuovi porno e come nasconderli dai propri genitori».

Alle superiori avveniva più o meno la stessa cosa, specialmente dopo che Deem e i suoi compagni di classe hanno iniziato a portare i propri computer a scuola: «La prima preoccupazione dei ragazzi è stata trovare un modo per giocare ai videogame. La seconda è stata trovare un modo per guardare i porno».

Gabe Deem ha dichiarato di non essere riuscito ad avere una relazione equilibrata con una ragazza finché non ha chiuso con la pornografia, poco dopo i 20 anni: «In retrospettiva è chiaro che la pornografia stava influenzando il mio comportamento, come vedevo e trattavo le persone e la sessualità». Deem ha fondato una comunità di recupero che aiuta i giovani a cercare aiuto e abbandonare la pornografia. In 3 anni ha raggiunto 10 mila membri.

Il passaggio dalla pornografia al pagare per avere rapporti sessuali con minorenni non è affatto assurdo, come risultato dagli studi in questo campo. Deem ha citato un sondaggio del 2012 svoltosi tra 1.500 uomini su un forum di ‘recupero dalla pornografia’, una delle domande chiedeva se i propri gusti pornografici fossero cambiati nel corso del tempo. Deem ha detto che «il 56 per cento dei partecipanti ha risposto che i propri gusti pornografici erano diventati sempre più estremi e perversi. Tra questi il 24 per cento era preoccupato da questo fenomeno mentre il 32 per cento non lo era affatto».

EDUCAZIONE

La questione riguarda personalmente anche Geoff Rogers in quanto padre di tre figli di 13, 10 e 7 anni: «Guardo i miei ragazzi e desidero crescerli in modo che non diventino dei clienti del mercato del sesso». Sentendo le storie dei minorenni coinvolti nel traffico del sesso e tornando a casa dai suoi ragazzi, che hanno più o meno la stessa età delle vittime di questo racket, Rogers avverte chiaramente quanto sia folle questa realtà. L’obiettivo è trasmettere dei valori ai propri figli, di insegnar loro come ci si comporta con le ragazze e cosa significa essere un uomo, «ma c’è un problema… Nonostante tutto quello che si possa insegnare ai bambini su come trattare bene le donne, non appena vengono a conoscenza dei video pornografici gratuiti online, con un solo click dal proprio smartphone vedranno l’umiliazione senza precedenti a cui le donne sono sottoposte nella nostra società»
«Perciò ora conosciamo l’origine concreta di questo desiderio insaziabile di rapporti sessuali con minori. In quanto persone parte di una società, è il momento di prendere più seriamente il modo in cui trattiamo il tema del sesso con i nostri bambini, il tema della pornografia, e la complessiva iper-sessualizzazione della nostra società».

LE CONSEGUENZE

Sebbene le ragazze non siano le principali destinatarie della pornografia, ne pagano comunque le conseguenze. Perché, come osserva Gail Dines, «hanno relazioni sessuali con ragazzi e uomini il cui carattere sessuale è stato plasmato dalla violenta pornografia online».
La professoressa ha fatto riferimento anche una ricerca dell’American Psychological Association, che mostra come le ragazze che interiorizzano i messaggi della iper-sessualizzata cultura pop tendano a soffrire maggiormente di depressione, ansia, scarsa stima di sé, disordini alimentari e ad avere comportamenti sessuali pericolosi; «Inoltre per le ragazze che vivono in una società in cui la pornografia è considerata normale, aumenta il rischio di stupro, di violenze o di divenire vittime del traffico del sesso».

La sociologa osserva come sfortunatamente molti genitori non siano coscienti del grado di ‘brutalità e disumanizzazione’ che caratterizzano la pornografia odierna, e nemmeno immaginino che la pornografia sia cosi accessibile. E spesso i genitori non sanno come affrontare insieme ai propri figli questo argomento: «I genitori sono i primi e spesso i più influenti insegnanti: secondo gli studi, un ambiente famigliare armonioso è il principale fattore preventivo. Questo significa che è fondamentale che [i genitori] siano educati, diventino consapevoli di quanto la pornografia sia pericolosa per il benessere dei propri figli e diventino capaci di parlarne apertamente e ‘coraggiosamente’».

 

Articolo in inglese: How Pornography Is Creating New Age of Child Predators

Traduzione di Marco D’Ippolito

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