L’importanza del magnesio nella dieta umana

(Wikimedia commons)

La parte muscolare del corpo umano contiene molti minerali: il ferro che aiuta a produrre globuli rossi; il calcio che costruisce le ossa; gli ioni di sodio e di potassio che, ‘danzando’, apportano energia alle cellule.

I minerali sono la scintilla che innesca la vita organica, e il magnesio contribuisce a più di 300 reazioni enzimatiche: è una forza trainante per muscoli e funzioni nervose, riequilibra lo zucchero nel sangue, il sistema immunitario, e molto altro.

Nonostante tutto, però, il magnesio non è tenuto in grande considerazione dalla medicina moderna; infatti, raramente si effettuano analisi per testarne i livelli nell’organismo e molte persone non ne assumono a sufficienza: gli esperti stimano addirittura che l’80 percento degli americani non ne ingerisca la dose minima giornaliera raccomandata (Rda): circa 350 milligrammi per le donne e 420 per gli uomini.

Secondo i dati forniti dal ministero dell’Agricoltura statunitense, questo minerale una volta abbondava nella dieta umana. Solo un secolo fa, la popolazione ne consumava circa 500 milligrammi al giorno, mentre oggi è fortunato chi arriva ad assumerne 200: un deficit a cui hanno contribuito diversi fattori, come bere acqua in bottiglia (spesso impoverita dei minerali dal processo di filtrazione) e una diffusa avversione delle persone verso cibi ricchi di magnesio come noci, verdure, semi, e cereali integrali.

Questo significa che l’uomo moderno ha sempre più bisogno di magnesio perché stress, zucchero, caffeina, medicinali e anche i comuni integratori contribuiscono a bruciarne quantità enormi; inoltre, ad aggravare la situazione c’è anche il fatto che il cibo odierno cresce in un suolo impoverito del magnesio: oggi, oltre ad utilizzare fertilizzanti chimici, ricchi di potassio e fosfati che impediscono al terreno di assorbirlo, si abusa degli erbicidi, come il glifosato, che legandosi al magnesio della terra lo rendono inaccessibile alle piante.

Tutto questo ha contribuito ad affamare l’uomo di questo minerale a tutti i livelli, ma la maggior parte dei medici non se ne accorge, dice la dottoressa Carolyn Dean, che ha scritto il bestseller Il miracolo del magnesio. «Non abbiamo mai imparato niente sul magnesio alla scuola di medicina», ha dichiarato a Epoch Times, «ma le prove ci sono, se vogliamo aprire gli occhi».

La dottoressa Dean ha iniziato ad apprendere del magnesio dopo essersi diplomata in una scuola di medicina convenzionale e poi ha deciso di iniziare a prendere dei corsi di naturopatia. In seguito, durante le ricerche che ha effettuato per scrivere il suo libro, la dottoressa Dean ha scoperto che molti problemi di salute sono proprio collegati alla carenza di magnesio, raccogliendo a supporto della sua tesi un’abbondanza di dati: nell’edizione più recente della sua opera fa riferimento a oltre 15 mila articoli di PubMed che esplorano l’impatto del magnesio sull’organismo umano.

TEST MIGLIORI

Siccome il magnesio è coinvolto in molti processi corporei, il suo esaurimento può essere la causa di un ampio spettro di sintomi. Infatti, anche patologie come diabete, disturbi cardiaci, alta pressione sanguigna, emicrania, sindrome del colon irritabile, costipazione, colpi apoplettici, sindrome da deficit di attenzione, osteoporosi, e molto altro ancora è riconducibile a una sua carenza.

Ma anche se un dottore ordinasse un’analisi del magnesio, probabilmente non vedrebbe nessuna correlazione con questi disturbi: l’analisi del sangue, nonostante sia il test eseguito di norma per questo tipo di rilevamenti, potrebbe essere fuorviante perché il siero sanguigno umano riflette vagamente il livello totale di magnesio corporeo. «Se si fa l’analisi del siero – sottolinea la dottoressa Dean – questa potrebbe ancora rilevarne un livello normale, perché il muscolo cardiaco deve essere rifornito di magnesio a sufficienza per non entrare in fibrillazione o incorrere in aritmie».

Anche secondo il National Institutes of Health, «il livello nel siero ha una minima correlazione con il livello totale di magnesio o la sua concentrazione in tessuti specifici».

Un’analisi più appropriata consiste nel misurare gli ioni di magnesio del corpo; il test, sviluppato dai professori Bella e Burton Altura nel 1990 all’università dello Stato di New York, è ancora poco conosciuto, però, secondo il dottor James DiNicolantonio, dovrebbe esserlo di più: lo scienziato statunitense, impegnato nella ricerca cardiovascolare al Mid America Heart Institute di San Luca nel Missouri ed editore associato del British Medical Journal’s  Open Heart, sostiene che se molti dottori e ospedali avessero familiarità con il test degli ioni del magnesio prenderebbero più seriamente in considerazione questo minerale.

«Bisogna che test evoluti diventino più comuni», afferma DiNicolantonio. «È necessario rendersi conto di quanto sia diffuso questo problema e di quante patologie siano causate dalla carenza [di magnesio, ndr]»; anche semplici sintomi, come crampi muscolari, palpitazioni cardiache, e senso di ansietà, potrebbero segnalare una carenza di magnesio, che il test degli ioni potrebbe confermare. «Può essere illuminante vedere una persona soffrire di alta pressione sanguigna, insonnia, emicrania… – dice la dottoressa Dean – e scoprire poi che spesso avrà un basso livello di magnesio ionizzato».

TRATTARE LA CARENZA MINERALE

Oltre che per mettere a punto il loro test degli ioni, gli Altura hanno dedicato la loro carriera a evidenziare l’importanza del magnesio: negli ultimi 40 anni la coppia ha pubblicato annualmente dozzine di articoli di esami inter pares su questo minerale.

Comunque, i dati ottenuti dalle loro ricerche hanno influenzato minimamente l’opinione pubblica;  infatti, si sono continuati ad impiegare trattamenti convenzionali che, in realtà, hanno contribuito a creare un deficit di magnesio nel paziente. «Più le persone assumono medicinali, più consumano magnesio delle loro preziose riserve – afferma la dottoressa Dean – perché il corpo umano utilizza il magnesio per disintossicarsi dai farmaci».

L’unico rimedio permanente per ‘sfamare’ una carenza nutrizionale di magnesio è fornire all’organismo quello che gli manca. I prodotti farmaceutici possono solo alleviare temporaneamente i sintomi come l’alta pressione sanguigna, l’iperglicemia e gli alti livelli di colesterolo; e se la causa principale di questi disturbi è una carenza di magnesio, i farmaci non potranno mai risolvere questo problema di fondo.

In sostanza, i risultati dei test determinano la decisione del dottore sulla cura da prescrivere. È per questo che DiNicolantonio desidera che il sistema sanitario inizi ad effettuare in modo sistematico degli esami per testare carenze di magnesio, ad esempio come quello che già si esegue per il colesterolo.
«Quando si parla con dei ricercatori che hanno fatto questo per anni, diventa tutto chiaro. Il problema è solo che il sistema è difettoso perché le case farmaceutiche non incentivano le ricerche in questa direzione», dichiara. Infatti, «non si può brevettare un minerale».

INTEGRARE IL MAGNESIO ‘RUBATO’

Se l’apporto di magnesio è basso e la richiesta è elevata, una persona ‘mangia’ se stessa. Se non se ne consuma a sufficienza per soddisfare la domanda organica, il proprio organismo andrà a estrarlo dalle ossa.

Il minerale solitamente associato con la salute delle ossa è il calcio, ma anche il magnesio gioca un ruolo rilevante: mentre il calcio fornisce alle ossa struttura e densità, il magnesio va a costituire il cuscino spugnoso, rendendo le ossa più flessibili e meno inclini a spezzarsi o fratturarsi.

Il calcio, diversamente dal magnesio, riceve molta più attenzione: molte donne anziane masticano giornalmente compresse di calcio e alimenti arricchiti di calcio per cercare di mantenere le loro ossa forti; ma il corpo umano richiede anche il magnesio per assorbirlo; ed è proprio questo il motivo per cui se una persona assume troppo calcio in realtà potrebbe indebolire le proprie ossa. «Più calcio si consuma – afferma DiNicolantonio – più cresce la carenza di magnesio». E siccome il magnesio ha una relazione simile anche con la vitamina D, la dottoressa Dean avverte le sue pazienti di non assumere mai, nel loro regime alimentare, calcio o vitamina D senza integrarli con molto magnesio.

Oltretutto, esiste anche il pericolo del surplus di fosforo (di cui sono ricche le bevande gassate), incrementi il fabbisogno di magnesio da parte del corpo umano. Mentre, per il sodio è vero il contrario: se i livelli organici di sodio scendono troppo, per tamponarne la carenza, il corpo ‘sacrifica’ al suo posto il magnesio; infatti, un altro fattore che può forzare la perdita di magnesio nell’organismo umano, fino a decuplicarla per cercare di conservare sufficienti quantità di sodio, è la sudorazione.

Questa è una delle ragioni per cui DiNicolantonio, nel suo libro  The Salt Fix: Why the Experts Got it All Wron – and How Eating More Might Save Your Life (La riabilitazione del sale: perché gli esperti hanno sbagliato tutto – e come assumere più sale potrebbe salvarti la vita), scrive che la dieta iposodica, consigliata dalla medicina moderna, è più dannosa che salutare.

«Quando la gente segue linee dietetiche iposodiche, il corpo inizia a risparmiare il sodio e a consumare magnesio – dice – Si perde più magnesio dalle ossa, che viene espulso attraverso la minzione a causa dell’alto livello di aldosterone [ormone steroideo prodotto dalle ghiandole surrenali allo scopo di regolarizzare i livelli di sodio, ndt]».

La dottoressa Dean ha visto un esempio di tutto questo su dieci atleti che, sudando, hanno espulso tutto il loro magnesio e che, di conseguenza, hanno sofferto spesso di senso di ansietà e di attacchi di panico, e per prevenire queste perdite di magnesio, consiglia di aggiungere un pizzico di sale marino all’acqua che si andrà a bere al posto delle bevande energetiche ricche di zucchero.

INCREMENTARE L’ASSUNZIONE DI MAGNESIO

Per proteggere le proprie riserve di magnesio, bisogna limitare i comportamenti che portano a sprecarlo e imparare, invece, come introdurne di più: si può iniziare con ridurre lo stress, dormire abbastanza e mangiare molti più cibi come mandorle, banane, avocado, pesce e semi di zucca che sono tutti ricchi in magnesio, ma in cima alla lista c’è il cacao: infatti, una semplice voglia di cioccolato può facilmente segnalare una carenza di magnesio, particolarmente durante le mestruazioni, periodo in cui una donna ha il suo livello di magnesio al minimo. Il cacao, però, è di solito accompagnato dallo zucchero, che ci sottrae il magnesio; così, per ottenere più magnesio dal cioccolato bisogna scegliere quello fondente; sono quindi consigliate le tavolette di cioccolato con una percentuale di cacao superiore all’85 percento: la dottoressa Dean raccomanda di usare quello meno trasformato come le gocce di cacao crude.

Gli integratori, invece, forniscono magnesio in una forma più concentrata ma che può essere più difficile da assorbire: ad esempio, l’ossido di magnesio – che è la forma in cui viene prescritto più spesso questo minerale perché la più utilizzata nella ricerca – ha sfortunatamente un forte effetto lassativo che lo rende di difficile assimilazione e assunzione per i pazienti.

Una strategia alternativa per integrare il magnesio può essere quella di assumerlo per via topica: il sale inglese (solfato di magnesio) aggiunto al bagno caldo è un piacevole modo per assorbirlo; un’altra opzione è l’olio di magnesio – cristalli di magnesio liquefatti – da spruzzare sulla pelle.

Fortunatamente, l’ossido di magnesio non è l’unica opzione per assumere questo minerale per via orale. Dozzine di compagnie vendono integratori concepiti per assorbirlo meglio e con effetti intestinali più lievi. Comunque, anche quei prodotti assunti a dosi elevate possono innescare la diarrea, ritenuta comunque dalla dottoressa Dean un vantaggio perché previene l’overdose, rendendo «il magnesio uno dei pochi minerali realmente sicuri», afferma. «Quando se ne ingerisce troppo, le proprie cellule si satureranno e lo espelleranno attraverso l’effetto lassativo».

La dottoressa Dean, quindi, raccomanda di provare il magnesio prima di tutto quando si combattono patologie che, in un sistema sanitario orientato più ai farmaci che alla nutrizione, appaiono drastiche.

«Se si sta uscendo dalla crisi dell’assistenza sanitaria in cui si era – afferma DiNicolantonio – bisogna iniziare a prevenire le patologie». E secondo la dottoressa Dean, il percorso verso la buona salute è semplice: basta fornire gli strumenti necessari per farlo crescere. «Quando la gente è satura di magnesio, ha acqua a sufficienza, ed elementi nutritivi di base, gradualmente inizierà a stare meglio».

Articolo in inglese: Magnesium: The Missing Mineral

Traduzione di Massimo Marcon

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