Le due mogli, un’antica storia cinese di benevolenza

Dettaglio di Diecimila miglia del fiume Yangtze, un dipinto della dinastia Ming (dominio pubblico)

Per migliaia di anni, le cinque virtù cardinali – benevolenza, rettitudine, cortesia, saggezza e fedeltà – hanno guidato i cinesi nel governo, nella famiglia e nella condotta individuale. Insegnate inizialmente dal saggio Confucio, formano il fondamento della moralità tradizionale cinese.

La prima virtù è la benevolenza, espressa con il carattere 仁 (rén), formato da un radicale che significa ‘umano’ insieme al numero due. 仁 letteralmente è simbolo delle relazioni interpersonali, che dovrebbero essere benevolenti e rispettose.

‘Rén’ è esemplificata nella seguente storia popolare, dove una ricca donna dà una mano a un’estranea ed è per questo benedetta per la sua compassione altruista.

DUE MOGLI

All’epoca Jiajing della Dinastia Ming, nella città costiera meridionale di Huangyan, in un pomeriggio d’autunno una portantina matrimoniale preziosamente decorata che trasportava la ricca sposa di una buona famiglia uscì dalla porta occidentale. Quando la felice processione raggiunse la strada verso nord, la pioggia cominciò a cadere; fortunatamente una pagoda lungo la strada offriva un riparo. Poi, una seconda portantina, molto più malandata, fu frettolosamente appoggiata vicino alla prima.
Il riparo era appena sufficiente per le due portantine, così tutte le altre persone al seguito cercavano riparo altrove. Le due giovani donne si ritrovarono sedute l’una accanto all’altra nella loro portantina sotto alla pagoda.

La sposa nella portantina lussuosamente decorata udì l’altra ragazza piangere e chiese: «Cara sorella, è la nostra giornata, perchè piangi?», L’altra sposa rispose: «Sorella mia, non puoi immaginare la mia miseria! Mio padre si è indebitato per il matrimonio, e dicono che anche il mio futuro marito è povero. Che vita mi aspetta?».
La sposa ricca non sapeva come aiutare l’altra sposa, ma poi ricordò che la sua dote comprendeva anche due borse. Senza esitazione, passò una delle due borse rosse all’altra donna, che la ringraziò per l’inaspettata sopresa. La pioggia cessò e entrambe ripartirono.

La sposa ricca, Wang Lanzhen, era figlia unica; il suo sposo era il rispettato studioso Zheng Mudi. Li aspettava una vita felice. Ma un giorno due mesi dopo il matrimonio, dei pirati giapponesi scesero a Huangyan, la città natale di Lanzhen e la sua intera famiglia fu massacrata. La comunità, temendo altre incursioni, elesse suo marito come comandante di un esercito di 300 volontari, pronti a resistere. Mudi vendette le sue proprietà per prepararsi alla imminente battaglia con la promessa dalle élite locali che sarebbe stato rimborsato.

Mudi guidò le truppe alla vittori e uccise centinaia di pirati alla Gola di Niutou, e da allora quella località ha preso il nome di ‘Stagno tomba dei pirati’.

Ma quando Mudi tornò a casa da sua moglie, trovò che la famiglia era indebitata e la comunità aveva dimenticato la promessa di ripagarlo. Lui e la moglie furono addirittura accusati dai capi del villaggio di aver ricercato il potere militare fingendo la lotta contro i pirati. Il loro arresto era imminente, così scapparono nel cuore della notte con la loro bambina dopo essersi separati.

FORTUNA INASPETTATA

Lanzhen scappò verso sud con sua figlia e trovò lavoro come domestica. Il suo padrone, Xu Jingsheng, gestiva un negozio di vini insieme alla moglie, Gu Jinhua. Lavorò là per tre anni e poi tornò a casa in cerca del marito, ma senza successo. Prima di ripartire, raccolse alcune delle sue vecchie cose che aveva lasciato in custodia presso degli amici e tra esse c’era anche la borsa della dote.

Quando tornò alla casa del suo padrone, dopo aver ritrovato la borsa rossa, Lanzhen pianse ricordando la felicità del giorno del matrimonio, inconsapevole delle benedizioni che l’attendevano per il suo spontaneo atto di carità d’allora.
Gu Jinhua, era infatti la povera sposa che si era riparata vicino a Lanzhen anni prima sotto la pagoda e alla quale aveva dato una delle sue borse rosse piene d’argento.
Lo sposo di Jinhua aveva usato il suo dono per ripagare i debiti della famiglia e per aprire il negozio di vini. Il loro duro lavoro e la loro diligenza aveva dato i suoi frutti, eppure non avevano mai dimenticato la loro benefattrice sconosciuta. Jinhua così aveva messo la borsa rossa in un posto speciale, in attesa del ritorno della proprietaria.

Nel momento in cui Jinhua entrò nella stanza di Lanzhen, la trovò in lacrime, stringendo quella che sembrava la borsa che aveva ricevuto sotto la pagoda in quella giornata piovosa.

«Perchè stringi quella borsa?», Jinhua chiese. «E’ mia» disse Lanzhen. Jinhua corse a controllare, e trovò che la sua borsa, indentica all’altra, era ancora nel posto speciale dove l’aveva messa. «Sei la mia cara sorella!», esclamò Jinhua, e poi sedettero insieme e si raccontarono le loro storie.

Jinhua e suo marito avrebbero voluto dividere le loro ricchezze con Lanzhen, ma lei rifiutò: «Avete guadagnato la fortuna che avete con il vostro duro lavoro. Anche se avessi tenuto la mia borsa, avrei perso la ricchezza che conteneva».

La coppia ammirò la generosità di Lanzhen e continuò a prendersi cura di lei. Organizzarono anche il matrimonio dei loro figli.

La buona fortuna di Lanzhen non finì qui. Dopo pochi giorni suo marito bussò alla porta. Dopo la sua fuga, era stato arruolato da un potente generale ed era stato promosso a posizioni di comando per la sua abilità.
Riuniti, Lanzhen e suo marito partirono per tornare a casa. Sulla strada del ritorno, passarono vicino alla pagoda, dove Lanzhen dimostrò il suo rispetto appendendo una iscrizione.

Questa storia è stata tramandata in Cina di generazione in generazione. Nel 1940 è stata adattata in una opera intitolata La borsa dell’unicorno.

 

Articolo inglese: The Two Brides: An Ancient Chinese Tale of Benevolence

Traduzione di Veronica Melelli

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