Le disumane condizioni di lavoro nelle industrie cinesi

7 dicembre 2014, operaia dipinge i ‘Puffi’ di ceramica in una fabbrica di Dehua, nella provincia di Fujian. (Kevin Frayer/Getty Images)

Secondo un rapporto pubblicato recentemente dalla Ong americana China Labor Watch, gli operai cinesi che fabbricano giocattoli per le grandi marche come Mattel, Hasbro e Disney continuano a lavorare in condizioni estenuanti.

Dallo studio è emerso che numerosi operai, non riuscendo più a sopportare lo stress sul luogo di lavoro, si sono persino suicidati: a Shaoguan, nella provincia di Guangdong, alcuni si sono buttati dai tetti degli edifici, proprio mentre l’Ong svolgeva un’inchiesta nella fabbrica di Early Light Toy, che produce giocattoli, abiti e accessori da viaggio per grandi marchi come Big Lots, Hasbro, Mattel, Costco e Wal-Mart.

China Labor Watch ha evidenziato il caso di Yang Zongfang, 38 anni, licenziata per aver consegnato il suo cartellino ad altri operai, cosa non consentita dal regolamento, e di Lin Jinhua, 34 anni, che ha tentato il suicidio.
Nel rapporto si legge: «China Labor Watch controlla le condizioni di lavoro nelle fabbriche di giocattoli dal 1999, cioè da più di diciotto anni, e questo genere di tragedie si verifica da sempre».


26 febbraio 2009, Shenzhen provincia di Guangdong: le operaie si preparano ad andare al lavoro in fabbrica. (China Photos/Getty Images)

Nell’agosto scorso, l’Ong ha svolto indagini in quattro aziende nella provincia di Guangdong: quella di Shaoguan, della Dongguan Qualidux Prodotti in plastica (che fabbrica prodotti per bambini, come i seggioloni Fisher Price), della Dongguan Chang’An Mattel 2 (che fabbrica esclusivamente la Barbie per Mattel) e della Shenzhen Winson Manifattura di precisione  nella città di Shenzhen, che fabbrica anche le automobiline Hot Weels di Mattel.

Gli investigatori hanno intervistato circa 400 operai, e per riuscire a raccogliere informazioni dirette sulle condizioni di lavoro si sono persino infiltrati nelle fabbriche. Hanno scoperto che gran parte dei lavoratori vive nei dormitori allestiti all’interno, in spazi minimi e insalubri: otto e anche più persone costrette in ambienti ristretti. Per esempio, nello stabilimento di Shenzhen Winson, nove persone vivono in una stanza senza bagno e dove c’è un water, che viene pulito con un secchio d’acqua riempito a mano.

Sebbene le aziende rispettino la normativa sul lavoro, che prevede che non si superino le otto ore lavorative al giorno, China Labour Watch ha verificato che numerosi operai fanno straordinari per raggiungere gli obiettivi di produzione e guadagnare di più. Senza straordinario, la maggior parte non arriverebbe alla paga base di circa 210 euro mensili.

L’Ong ha constatato che quasi tutti i dipendenti lavorano dodici ore al giorno. Nelle quattro fabbriche, alcuni superano le ottanta ore di straordinario al mese, arrivando a volte fino a 140.


17 settembre 2015, Provincia di Zhejiang: operaie fabbricano giocattoli di peluche. (Kevin Frayer/Getty Images)

Il rapporto mostra immagini di operaie che dormono vicino alla postazione di lavoro, negli spazi ‘ricreativi’ della fabbrica, non disponendo che di pochi minuti prima di iniziare a lavorare.
Un altro problema è la sicurezza antincendio: ad esempio, alla Early Light le uscite di sicurezza sono risultate bloccate da cataste di prodotti, e durante la pausa pranzo le operaie sono state viste dormire vicino alle uscite e alle scale di sicurezza. Inoltre, il rapporto di China Labour Watch ha documentato che le aziende Early Light e Qualidux , non forniscono l’attrezzatura di protezione adeguata, e non hanno alcuna misura di sicurezza per i lavoratori che stanno a contatto con sostanze chimiche tossiche.

 

Traduzione di Francesca Saba

Working Conditions Still Poor for China’s Factory Workers, Says Watchdog Organization

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