Le comunali premiano il centrodestra

(Giorgio Cosulich/Getty Images)

A spogli completati, tutti i partiti cantano vittoria, ma solo uno schieramento ne ha piene ragioni, ed è il centrodestra.

La coalizione Salvini-Berlusconi-Meloni ha incrementato notevolmente il numero di comuni che governa, passando da 51 a 70 (+35,7%) ed espugnando persino delle importanti roccaforti della sinistra come Genova, Sesto San Giovanni (la ‘Stalingrado d’Italia’), Piacenza, Pistoia e La Spezia. I municipi conquistati con quest’ultima elezione sono stati 59: un dato che comprende quelli già in mano al centrodestra e riconfermati.

L’unica forza politica in perdita è il Pd, che passa da 90 comuni a 62 (-31%). Il Partito Democratico, commenta l’Istituto Cattaneo, mostra anche una certa incapacità di vincere nei ballottaggi, dove viene spesso affossato. Renzi tuttavia si consola osservando di aver vinto le elezioni in 67 comuni, più di quelli del centrodestra (59). Così afferma infatti l’ex premier su Facebook: «I risultati delle amministrative 2017 sono a macchia di leopardo. Come accade quasi sempre per le amministrative. Nel numero totale di sindaci vittoriosi siamo avanti noi del Pd, ma poteva andare meglio: il risultato complessivo non è granché». Tuttavia, se si fa un confronto con le elezioni precedenti, il Pd è in forte calo e ha perso gran parte del suo vantaggio. Prima di queste ultime elezioni, infatti, il rapporto di forza era di 81 comuni governati dal Pd contro 41 della destra, secondo Youtrend. Inoltre i Dem hanno perso molte delle ‘città rosse’.

La «macchina da ballottaggio» (così la definisce l’Istituto Cattaneo) si riconferma il M5S, che vanta un tasso di vittoria dell’80 per cento nella seconda fase delle elezioni. Il Movimento è passato da 3 a 8 comuni, più che raddoppiando i suoi domini (+166%) ma rimanendo su numeri ancora molto inferiori a quelli degli altri partiti. La crescita è comunque importante, considerando anche i problemi che hanno afflitto le amministrazioni locali a 5 stelle. Sul blog, Beppe Grillo motiva i suoi: «In questa squadra si combatte per un centimetro, in questa squadra ci massacriamo di fatica noi stessi e tutti quelli intorno a noi per un centimetro, ci difendiamo con le unghie e con i denti per un centimetro, perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta, la differenza fra vivere e morire, fra governare questo Paese per i cittadini e subire ancora il governo delle lobby e degli amici e dei figli di».

Secondo Il Giornale, il Pd starebbe pensando alla possibilità di andare subito ad elezioni, per evitare che i cumuli di neve grillini si trasformino in valanghe: l’imperativo sarebbe salvare il salvabile, prima di perdere ancora altro. Sempre l’Istituto Cattaneo, sostiene che il Pd sia preoccupato che «di elezione in elezione […] il ‘cuore’ rosso dell’Italia centrale ha ormai smesso di battere a favore unicamente del centrosinistra».

«Questi risultati – è il commento di Berlusconi in una nota – nonostante siano stati espressi da un numero limitato di elettori, hanno un grande valore per il centro-destra e indicano la strada per il futuro. Gli italiani ci chiedono di essere uniti e di cambiare il Paese come ci hanno dato il mandato di cambiare il futuro delle nostre città, come avevo chiesto negli appelli al voto in vista dei ballottaggi».

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