L’Australia sta diventando un «fantoccio della dittatura cinese», il Pcc blocca la pubblicazione

Il maggior editore australiano indipendente avrebbe ceduto alle intimidazioni di «influenti funzionari di Pechino», annullando all’ultimo minuto la pubblicazione di un libro che denuncia l’influenza del regime cinese sull’Australia.
L’autore, Clive Hamilton, spiega che è la prima volta nella storia australiana che una potenza straniera blocca la pubblicazione di un libro critico nei suoi confronti.

L’opera di Hamilton, Silent Invasion: How China Is Turning Australia into a Puppet State (L’invasione silenziosa: come la Cina trasforma l’Australia in uno Stato fantoccio), rivela «l’entità spaventosa dell’influenza comunista» in Australia.

L’editore Allen & Unwin aveva già pubblicato numerosi volumi di Hamilton, stupisce per questo il suo ripensamento improvviso, e poco tempo prima di mandare in stampa il libro.
Lo scrittore ha dichiarato al Guardian Australia [versione online del quotidiano britannico Guardian, ndt]: «La settimana scorsa Allen & Unwin aveva espresso alcune riserve legali, ma ciononostante pensavo che avrebbero deciso di pubblicarlo, quindi è stato un vero choc […] È un duro colpo: una soppressione della libertà di parola nei confronti della Cina. Siamo davanti a un caso senza precedenti nella Storia: un importante editore occidentale decide di censurare nel proprio Paese un documento sul Partito Comunista Cinese».

Hamilton, che nel 2009 ha ricevuto l’onorificenza di Membro dell’Ordine dell’Australia [per servizio al dibattito pubblico e allo sviluppo delle politiche, in particolare nei campi del cambiamento climatico, della sostenibilità e delle tendenze sociali, ndt], prosegue affermando che il libro ha un interesse enorme e gli australiani, che vivono in un Paese libero, non dovrebbero lasciarsi intimidire da una potenza straniera dispotica.

Prosegue l’autore: «Se si vuole analizzare come Pechino influenzi la società e la politica australiana, bisogna esaminare le attività delle persone e fare i nomi: è quello che io ho fatto, procedendo con ricerche meticolose».

Ora si cerca di capire se lo scrittore abbia anche ricevuto minacce di azioni legali, nel caso avesse deciso di pubblicare questo libro; tali minacce potrebbero configurarsi come denuncia per diffamazione, sia contro l’editore che l’autore, che rappresenterebbe una causa finanziariamente onerosa e di lunga durata.
A questo proposito, Hamilton commenta: «Io non posso impedire a una potenza straniera di sfruttare le nostre leggi sulla diffamazione, e di eliminare tutte le critiche nei suoi confronti, utilizzando questo sistema».
Secondo il Sydney Morning Herald, un ex funzionario della sicurezza nazionale informa che «il governo cinese cerca di utilizzare i sistemi legali dell’Occidente, contro l’Occidente».

Jennifer Zeng, sopravvissuta ai campi di lavoro forzato e alle torture della dittatura comunista cinese, è rimasta «scioccata» dalla ‘timidezza’ dell’editore australiano nel proprio Paese. L’autrice di Witnessing History: One Woman’s Fight for Freedom and Falun Gong (Testimone della Storia: la battaglia di una donna per la libertà e il Falun Gong), pubblicato nel 2005 da Allen & Unwin, ha scritto: «Mi sembra  davvero che in Australia la situazione stia degenerando per effetto dell’invasione strisciante del Pcc».

Secondo Radio Free Asia (Rfa), il Consolato cinese e Allen & Unwin non hanno risposto ai «ripetuti appelli» rivolti a loro in seguito al blocco della pubblicazione del libro.
L’editore tuttavia ha dichiarato di avere un «enorme rispetto» per Hamilton e il suo lavoro, ma: «in seguito a un parere legale, abbiamo deciso di rinviare l’uscita del libro Silent Invasion, fino a che alcune questioni giuridiche non saranno definite. Hamilton non voleva ritardare la pubblicazione e ha chiesto la restituzione dei suoi diritti, poiché aveva la possibilità di farlo. Noi gli auguriamo la miglior fortuna per il suo libro».

In risposta a queste affermazioni, lo scrittore precisa: «La ragione per cui hanno deciso di non pubblicare il libro è la stessa per cui deve essere pubblicato».

Mentre la cappa di censura imposta dalla dittatura di Pechino si diffonde in tutto il mondo, il controllo aumenta nella stessa Repubblica Popolare Cinese: qualche settimana fa, un editore scientifico internazionale – Springer Nature, editore di Scientific American – per attenersi ai diktat del regime cinese, ha bloccato circa mille articoli contenenti parole-chiave sensibili come ‘Tibet’, ‘Taïwan’, ‘Falun Gong’ o ‘Rivoluzione Culturale’, per impedire che potessero essere letti online in Cina. Lo stesso ha fatto la Cambridge University Press, dopo aver subito pressioni perché censurasse le sue pubblicazioni in Cina.

È a dir poco inquietante che al regime responsabile delle più atroci ed estese violazioni dei diritti umani attualmente in corso al mondo, venga permesso di imporre impunemente una simile azione di ingerenza negli affari interni di altre nazioni democratiche.

 

Articolo in inglese: Book criticizing China almost gets published, then AU’s largest publisher makes shock announcement

Traduzione di Francesca Saba

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