L’antico gioco del Go segue il modello di cielo e terra

Un uomo e una donna coreani giocano un gioco di Go nei primi anni del 1900. (pubblico dominio)

Un gioco di strategia inventato per migliorare il carattere morale: secondo le leggende cinesi, questa è stata l’origine del weiqi, il gioco comunemente conosciuto in Occidente con il suo nome giapponese, Go.

Ci sono molte versioni sull’origine del Go: una racconta che il leggendario imperatore Yao usò questo gioco per insegnare i principi morali a suo figlio Danzhu.

L’obiettivo del Go, il cui nome cinese significa ‘circondare la pedina’, è conquistare e riempire lo spazio della scacchiera in modo da preservare l’integrità delle proprie formazioni, accerchiando i pezzi dell’altro giocatore. Il gioco ha un solo tipo di pedine, chiamate pietre, che sono divise in bianche e nere per distinguere i due giocatori: questa apparente semplicità cela un numero virtualmente infinito di possibili partite, così come le sottili strategie che possono condurre a una vittoria inaspettata anche nelle situazioni più improbabili.

Il Go è una delle quattro grandi arti dell’antica Cina – le altre sono la calligrafia, la pittura e la maestria negli strumenti musicali tradizionali – e, forse a causa della sua profondità, tradizionalmente è associato ai fenomeni celesti, alla strategia militare, alla gestione degli affari di Stato e persino alla divinazione.

PAZIENZA E CARATTERE

Secondo la leggenda, Danzhu, figlio dell’imperatore Yao, da ragazzo aveva un carattere debole, così suo padre chiese l’aiuto degli esseri divini. Un giorno, sulla riva del fiume Fen, sotto un ginepro, vide due immortali seduti con le gambe incrociate l’uno di fronte all’altro: avevano tracciato una griglia di linee sulla sabbia e avevano schierato delle pietre bianche e nere come in una battaglia. L’imperatore si avvicinò e chiese un consiglio per migliorare il carattere del figlio, e uno degli immortali rispose: «Danzhu è bravo nella competizione, ma è avventato, prendi ciò in cui è capace e sviluppa le sue doti in questo modo».

L’altro immortale indicò le linee e le pietre sulla sabbia e disse: «Questo è il Go: la scacchiera è quadrata e statica mentre le pedine sono arrotondate e in movimento, segue il modello di Cielo e Terra; dal giorno in cui lo abbiamo inventato, nessuno è stato veramente in grado di acquisire una vera padronanza in questo gioco». Tornato a casa l’Imperatore lo insegnò a Danzhu, che iniziò a giocare facendo rapidi progressi.

Gli antichi non inventarono il Go per vincere o perdere, ma per educare il carattere, coltivare la moralità e il temperamento, accrescere la saggezza ed esprimere il proprio talento artistico.

Il boscaiolo guarda gli immortali giocare a Go (Epoch Times)

Il Go è circondato da una magica atmosfera, ed è inoltre fondato sul detto cinese ‘un giorno in Cielo equivale a migliaia di anni sulla Terra’: narra infatti la leggenda di un boscaiolo che si perse nel bosco e si imbatté in due immortali che giocavano a Go e, dopo che un loro servitore gli offrì un frutto celeste, rimase per ore a guardarli giocare, fino a quando il servo gli ricordò che era tempo di tornare a casa ma, quando ritrovò la sua ascia, scoprì che era marcita da tempo, e tornato alla sua città natale si ritrovò in un’epoca differente.

RIFLESSIONI SUL COSMO

La scacchiera tradizionale del Go è composta da 19 linee verticali e 19 orizzontali, che formano 361 punti considerati simboli delle miriadi di corpi celesti, un punto al centro della scacchiera, chiamato tianyuan, simbolizza il centro dell’universo; le pedine rotonde, bianche e nere, rappresentano la natura circolare che gli antichi attribuivano al Cielo, mentre le posizioni squadrate che occupano rappresentano la Terra.

Antica rappresentazione giapponese di una partita a Go (pubblico dominio).

Avere padronanza nel Go incarna l’ideale cinese del vivere in accordo con il destino e questa sorta di coltivazione personale enfatizza il fatto di ottenere le cose naturalmente invece che con la forza. Questo principio si riflette nei meccanismi del Go: giocare in modo troppo aggressivo significa rischiare di essere accerchiati, mentre la strada verso la vittoria richiede l’abilità di analizzare il corso della partita.

La semplicità del Go è un altro elemento che ben si accorda con la filosofia tradizionale cinese: i colori bianco e nero riflettono la dualità taoista di yin e yang, e anche se sono solo due elementi, gli opposti coesistono per produrre ‘le miriadi di cose’. In questo modo, una partita a Go può essere vista non solo come una battaglia tra eserciti, ma anche come l’incessante interazione di opposti complementari che sono ovunque nella vita e nel mondo.

Articolo in inglese: How About a Nice Game of Go?

Traduzione di Veronica Melelli

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