La Stonehenge d’Oriente che sconcerta gli archeologi

Bestiame al pascolo rivela la grandezza degli enormi anelli di pietra di Rujm el-Hiri. (???.? / CC BY-SA)

L’universo è pieno di misteri che sfidano le nostre conoscenze. Nella sezione ‘Viaggio nei misteri della Scienza’ Epoch Times raccoglie storie che riguardano questi strani fenomeni per stimolare l’immaginazione e aprire possibilità ignote. Se siano vere o no, è il lettore a deciderlo.

Un insolito megalite del Medioriente sta lasciando gli scienziati senza parole. In piena vista ma inosservato per secoli, nessuno sa chi abbia creato questo enorme cerchio di pietre quasi cinquemila anni fa, né tantomeno il motivo.

SCHEMA DALL’ALTO

Le impressionanti rovine che si trovano sulle alture del Golan (una regione contesa tra Israele e Siria) costituiscono un enorme monumento di pietre impilate: quasi quarantamila tonnellate di basalto nero disposti lungo almeno cinque anelli concentrici, con un tumulo centrale nel mezzo. Chiamato ‘Stonehenge del Levante’, questo sito è stato datato a circa cinquemila anni fa, alla prima età del Bronzo (3000 a.C.- 2700 a.C.), ed è quindi di fatto contemporaneo a Stonehenge, il famoso sito neolitico che si trova nel Regno Unito.

Vi sono molte supposizioni su chi possa aver costruito questo megalite; in arabo è chiamato Rujm el-Hiri, che significa mucchio di pietre del gatto selvatico, mentre in ebraico è chiamato Gilgal Refraim o la ‘ruota dei giganti’; nella Bibbia si fa invece riferimento a una gara tra una razza di giganti, i cosiddetti Nefilim, per la costruzione di questo complesso monumentale. In effetti, considerando la grandezza di Rujm el-Hiri, non c’è da meravigliarsi che si possa considerare opera di giganti.

L’area occupata è enorme. Si parla infatti di centinaia di dolmen sparsi nell’intero campo, che solo le ricerche archeologiche aeree alla fine degli anni 60 hanno rivelato al completo. Inoltre, secondo Reuters, al livello del terreno sembra che ci siano dei cumuli di muri composti da pietra sgretolata.

NESSUN CORPO NEL LUOGO DI SEPOLTURA

Rujm el-Hiri possiede una camera sepolcrale circondata da cinque a nove enormi anelli concentrici, con l’anello più grande che misura più di 152 metri di diametro per un’altezza variabile da 1 a 2,5 metri. I cerchi non sono tutti completi e alcuni sono connessi con piccole mura, che creano quindi dei ‘raggi’ nella grande ruota. Le mura sono molto spesse e misurano tra i 3,2 e i 3,3 metri, mentre il cumulo centrale di pietre è alto quasi 5 metri, con un diametro tra i 20 e i 25 metri. Non è certo se il tumulo nel centro di questo megalite preistorico sia stato costruito nello stesso periodo degli anelli.

Nel sito sono stati rivenuti pochi manufatti preziosi, a causa della sua antichità e di una sfortunata serie di saccheggi; una sola spilla dell’età del rame è stata presumibilmente lasciata dai saccheggiatori. Inoltre si pensa che un tempo il cumulo centrale abbia contenuto gioielli e armi; gli scavi nelle camere murate non hanno rivelato nessun manufatto, il che sta a indicare che quegli spazi non siano stati usati come magazzini o spazi abitativi.

Interno della camera sepolcrale. (Ani Nimi/CC BY-SA)

Sebbene al centro della ruota si trovi una tomba, non sono stati rinvenuti resti umani. Secondo il dottor Rami Arav, professore di religione e filosofia all’Università di Nebraska-Omaha, questo può essere spiegato tenendo presente che i funerali prevedevano la rimozione della carne dalle ossa da parte di uccelli e animali selvatici. I resti sarebbero stati successivamente presi dagli abitanti del luogo e riposti in scatole di osso.

Anche l’esatta datazione rimane un mistero. Non è stato infatti possibile stabilire le linee temporali attraverso gli esami al radiocarbonio, dato che non è mai stato recuperato dal sito nessun materiale organico.

IL MISTERO PREISTORICO

Nessun’altra struttura simile a Rujm el-Hiri è stata ritrovata nel Vicino Oriente, è quindi naturale gli studiosi ne siano affascinati: «è un sito enigmatico. Abbiamo poche informazioni,  non il quadro completo. Gli scienziati vengono, rimangono colpiti dal luogo e formulano le loro teorie», ha dichiarato Uri Berger, esperto di tombe megalitiche per l’Autorità delle antichità di Israele, a Haaretz. Gli archeologi sono concordi nel ritenere che il sito non abbia costituito un luogo abitativo o una struttura difensiva, ma a parte questo non c’è consenso sulla sua funzione.

Forse la struttura potrebbe aver avuto la funzione di un calendario astrologico; Berger ha infatti spiegato che nei solstizi di giugno e dicembre l’alba si allinea con le aperture nelle rocce. Ma altri ricercatori ritengono che Rujm el-Hiri sia stato un luogo per l’osservazione astrologica o un luogo di culto del Sole, finché poi non è stato installato il cumulo centrale, che bloccava i raggi del Sole nei giorni speciali.

A complicare ancora di più il suo studio è il lavoro necessario per completare questa costruzione. Si stima che ci siano voluti più di 25 mila giorni di lavoro (pari a 68 anni) per costruire l’imponente costruzione. Questo, combinato alla raccolta e al trasporto delle pietre, sembra che abbia richiesto un’enorme rete logistica che una civiltà nomade o itinerante non potrebbe aver avuto. La spiegazione definitiva di uno dei siti più unici e sorprendenti della regione rimane perciò ancora un mistero.

Ripubblicato con autorizzazione. Leggi l’originale su Ancient Origins.

      Per saperne di più:

 

Articolo in inglese: ‘Wheel of Giants: ‘Stonehenge of the Levant’ Puzzles Archaeologists 

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