La Sfinge e le piramidi furono probabilmente sommerse dal mare

La Grande Sfinge di Giza. (pius99/iStock/Thinkstock)

I segni di erosione che mostra l’intero paesaggio della necropoli di Giza, incluse le piramidi e la Sfinge, fanno pensare che l’area fosse un tempo sommersa dall’acqua del mare. Il ritrovamento di un fossile ha ampliato questa teoria.

L’archeologo Sherif El Morsi ha lavorato ampiamente sulla piana di Giza per più di vent’anni e nel 2013 ha collaborato con la fondatrice del Giza for Humanity, e con l’amica ricercatrice, Antoine Gigal nella pubblicazione della sua controversa scoperta di questo fossile.

Il dottor Robert M. Schloch è stato uno dei primi scienziati ad affrontare realmente il fatto che la struttura della piana è più antica di quanto si pensasse in passato. All’inizio degli anni 90 ha suggerito che la Sfinge fosse migliaia di anni più antica di quello che si pensava generalmente, collocandola nel 5.000-9.000 a.C., basandosi sul tipo di erosione ritrovata sia sulla statua che sulle rocce circostanti.

Da allora Morsi ha cominciato a scavare più a fondo nel mistero. Durante un servizio fotografico per documentare lo schema dell’erosione su molti dei megaliti dell’area, ha fatto una scoperta che sembrerebbe un’ulteriore prova che una volta la zona fosse sommersa.

«Durante il servizio fotografico su questa antica costa sono quasi inciampato in una pietra di un tempio a due piani», ha dichiarato il signor Morsi in un articolo pubblicato sul sito Gigal Research. «Con mia grande sorpresa, la protuberanza sulla superficie della pietra che stava per farmi cadere era un esoscheletro pietrificato di quella che sembra un’echinoidea (riccio di mare), cioè una creatura che viveva in mari poco profondi».

La Sfinge e la piramide di Chefren (WitR/iStock/Thinkstock)

Morsi crede che la piana di Giza fosse un tempo stata sommersa da un’inondazione. Il luogo in cui si trova il tempio di Micerino, in modo particolare, potrebbe essere stato un’antica laguna quando l’alta marea copriva la necropoli, la Sfinge, il complesso dei templi e gli altri siti.

Altri scienziati hanno suggerito che l’echinoidea trovata nella roccia calcarea fosse esposta all’erosione e che la creatura facesse parte della roccia originale, formatasi 30 milioni di anni fa. Ma Morsi ha risposto a queste affermazioni e ha suggerito che la creatura si è cementificata o pietrificata in un tempo relativamente molto più recente. Ha portato come prove il fatto che la creatura è stesa prona, che è ben conservata, che si trova nel piano mesolitorale della laguna [la zona del litorale la cui esposizione dipende dalla presenza o meno dell’alta o bassa marea, ndt] e che è un esemplare grande, diversamente dai piccoli esemplari che si trovano generalmente nei blocchi di pietra calcarea.

«Possiamo vedere chiaramente le condizioni immacolate e i dettagli minuziosi della perforazione dell’esoscheletro – ha continuato Morsi – Questo significa che la creatura marina si è pietrificata in tempi recenti. Non si tratta di un resto originale come gli altri resti risalenti a 30 milioni di anni fa, ma di un resto sostituito, cioè pietrificato dai depositi sedimentari che hanno riempito le sue cavità».

L’inondazione, secondo Morsi, fu piuttosto importante: raggiunse un’altezza massima di 75 metri sopra il livello del mare e creò un litorale che si espandeva dal recinto della piramide di Chefren, vicino alla Sfinge, fino al tempio di Micerino. Corrosioni e fori causati dalle onde e dal riflusso delle maree colpirono le rocce di quest’area, mostrando un piano mesolitorale di due metri.

Inoltre in siti come la Sfinge, il tempio della Sfinge e i primi venti livelli delle Grandi Piramidi, le rocce sembrano portare i segni di un’erosione causata da una più profonda saturazione dell’acqua. Sulle pietre del tempio ci sono depositi sedimentari e alluvionali, tipici dei letti dei mari poco profondi e delle lagune. Il ritiro delle acque conferisce alle pietre un effetto spugnoso e fangoso.

Affinché l’echinoidea raggiunga gli otto centimetri (la dimensione del fossile), ci vogliono circa 15 anni. Inoltre l’accumulo di quella quantità dei depositi sedimentari e alluvionali e l’erosione mesolitorale nelle zone meno profonde richiedono secoli, suggerendo che l’area è rimasta sommersa per diverso tempo.

Tuttavia è difficile stabilire l’anno esatto dell’inondazione. Secondo le ricerche del Csiro Marine and Atmosferic Research, negli ultimi 140 mila anni i livelli del mare sono oscillati per più di 120 metri, a seconda della formazione e dello scioglimento delle calotte durante le ere glaciali.

*Immagine della Grande Sfinge di Giza fornita da Shutterstock

Articolo in inglese: ‘Fossil Suggests Egyptian Pyramids and Sphinx Once Submerged Under Sea Water



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