La sfida spagnola contro gli ex leader cinesi nel caso di genocidio tibetano

MADRID – A metà settembre, il Comitato di sostegno al Tibet (Cat) ha riportato di aver presentato appello alla Corte Suprema di Spagna contro l’archiviazione delprocesso del genocidio tibetano.

Nel 2013, l’azione legale ha avuto come esito un mandato di arresto nei confronti dell’ex dittatore e segretario del Partito Comunista Cinese Jiang Zemin e di altri quattro alti funzionari cinesi per le loro politiche di genocidio.

Alan Cantos, il presidente del Cat, ha detto in una intervista con Epoch Times: «Il 18 settembre, il Cat e i co-denuncianti, la Tibet House Foundation e Thubten Wangchen, fondatore della fondazione proveniente da Barcellona e membro in esilio del Parlamento tibetano, hanno presentato ricorso contro l’archiviazione del processo tibetano alla Audiencia Nacional (l’Alta Corte spagnola)».

Secondo questo appello «la procedura continua a causa dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità, delle torture e delle sparizioni forzate ai danni della popolazione tibetana, del terrorismo e dei crimini di guerra».

Il documento «denuncia che quei giudici dell’Alta Corte che hanno archiviato il caso, hanno ignorato di pronunciarsi in base all’obbligo da parte della Spagna diperseguire i crimini di guerra ai sensi delle Convenzioni di Ginevra, mentre veniva fermamente ricordato dal voto dissenziente di cinque giudici».

Inoltre, l’archiviazione «sostiene che, in conformità del diritto internazionale, è obbligo perseguire tutti i crimini internazionali denunciati nel processo. La Spagna è tenuta a osservare in buona fede i trattati internazionali».

Alan Cantos ha affermato: «Dal momento che il caso tratta atti di terrorismo di Stato e che vi è una vittima spagnola, Thubten Wangchen, la nuova legge consente l’azione penale in Spagna».

Wangchen è un monaco buddista tibetano emigrato in Spagna negli anni 80 dopo aver visitato il Paese con il Dalai Lama. Il 25 settembre 1998 ha ottenuto la cittadinanza spagnola e nel 2011 è divenuto membro eletto del Parlamento tibetano.

Il 18 novembre 2013 nel processo tibetano in Spagna, la Corte d’Appello ha emesso un mandato di arresto nei confronti di Jiang Zemin, dell’ex premier Li Peng, dell’ex capo della sicurezza Qiao Shi, dell’ex segretario del Partito Comunista Chen Kuiyuan e dell’ex ministro della Pianificazione familiare Pelyun Peng.

L’ex leader cinese Hu Jintao è stato successivamente aggiunto nella causa. Tra le prove ci sono «le testimonianze di ex prigionieri politici e di esperti internazionali, vari resoconti di uccisioni e di torture e le relazioni della Campagna Internazionale per il Tibet (Ict) e di altre organizzazioni».

RIFORMA GIUDIZIARIA

L’11 febbraio 2014, la Camera Bassa del Parlamento spagnolo ha approvato l’emendamento della Legge Organica del sistema giudiziario, includendo l’articolo 23.4. Questo emendamento, che consentiva l’immediata archiviazione dei casi sotto giurisdizione universale, è stato approvato con i voti del Partito Popolare (Pp) al comando, in opposizione al resto dei partiti. Questa riforma ha avuto effetto sul caso tibetano così come sul caso del Falun Gong, considerato che entrambi accusano gli ex dirigenti cinesi di crimini di genocidio.

Nel mese di settembre, l’appello del Cat contro l’archiviazione della causa tibetana, ha osservato che «i crimini internazionali in Tibet non possono essere perseguiti dinanzi alla Corte Penale Internazionale, che non riconosce la Cina o i tribunali cinesi, i cui giudici seguono le istruzioni politiche del Partito Comunista Cinese. Pertanto, la chiusura definitiva di questo caso farebbe pendere la bilancia della giustizia retroattivamente a favore dell’impunità, ignorando il diritto internazionale che, dal processo di Norimberga, dovrebbe perseguire i colpevoli di genocidio e di tortura».

Il documento afferma che questo appello non era stato considerato nella riforma giuridica del Partito Popolare che lo scorso giugno aveva già fatto un ricorso alla Corte Costituzionale presentato da cinquanta deputati.

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Leggi qui l’articolo originale in spagnolo

 
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