La rettitudine morale di Lincoln esempio per ogni aspirante alla presidenza degli Stati Uniti

L’America celebra il 12 febbraio, data di nascita di Abramo Lincoln. La sua dignità, il carattere e la forza morale meritano di essere presi a esempio dagli attuali candidati alla presidenza degli Stati Uniti.

Nonostante Lincoln sia nato nel 1809 e sia diventato presidente nel 1861, le qualità di leadership del 16esimo presidente degli Stati Uniti rimangono un eterno esempio di carattere, etica e carisma. Doti di importanza cruciale per il prossimo Comandante in capo. 

Sono tempi in cui gli Stati Uniti si trovano ad affrontare sfide sia interne che internazionali. Come sottolineato dai candidati sia repubblicani che democratici, si tratta di salute pubblica, assistenza ai veterani, relazioni internazionali, violenza, degrado ambientale, diritti umani, sicurezza dei confini, economia, commercio, infrastrutture, istruzione e giustizia. 
Dal punto di vista di ognuna di queste problematiche, Lincoln rappresenta un custode etico, che il prossimo presidente degli Stati Uniti deve tenere nel cuore.

Come ho spiegato in un mio precedente articolo, la mia tesi è che le qualità di carattere, etica e carisma del presidente non debbano essere al servizio solo dell’America, ma devono fare in modo che il Paese diventi un modello di condotta per i popoli di tutte le nazioni. Successivamente, ho anche insistito sul fatto che il presidente debba vivere secondo principi etici: la leadership etica, viene enfatizzata da Lincoln in quanto modello di grande riserbo, compostezza e studio.

Lincoln era infatti un presidente che per carattere prediligeva la solitudine; un uomo dalla grande profondità spirituale, molto diverso da tanti politici superficiali che cercano solo di essere il miglior amico di tutti, mancando di autenticità, affidabilità e integrità.  

Lincoln si esprimeva con autorevolezza, come quando avvertiva il Sud nel suo discorso di insediamento: «Nelle vostre mani, miei insoddisfatti amici concittadini, e non nelle mie, giace la fatidica questione della guerra civile. Il governo non vi aggredirà… Voi non vi siete impegnati di fronte ai Cieli con il giuramento di distruggere il governo. Io invece ho fatto quello più solenne di salvaguardarlo, proteggerlo e difenderlo». 

Nonostante i diversi fallimenti personali, la determinazione di Lincoln è ben documentata: ha fallito in affari nel 1831 e nel 1833, ed è stato sconfitto come legislatore nel 1832. Nel 1835 è caduto in un esaurimento nervoso a seguito della morte della sua promessa sposa. Sia nel 1843 che nel 1848 non è stato eletto a seguito della sua candidatura al Parlamento. Ha perso le elezioni a senatore nel 1855 e a vice presidente l’anno successivo. Nel 1859 ha di nuovo tentato, senza riuscire, di essere eletto senatore.

A esempio della sua ammirevole perseveranza, Lincoln è stato finalmente eletto presidente degli Stati Uniti nel 1860. 

L’empatia di Lincoln è immortalata nel suo secondo discorso di insediamento, attualmente inscritto in uno dei muri del Monumento a Lincoln a Washington: «nessuna malizia verso alcuno; carità verso tutti; fermezza nel giusto, per quanto Dio ci permetta di vedere il giusto, sforziamoci di finire il lavoro iniziato; per sanare le ferite della nazione…»

Un’altra espressione dell’umanità di Lincoln è una lettera di condoglianze, datata 21 novembre 1864 e indirizzata alla signora Lydia Bixby, una vedova che aveva perso i propri figli nel corso della Guerra Civile: «Ho coscienza di quanto debole e inutile debba essere ognuna delle mie parole, che dovrebbero distrarla dal dolore di una perdita così immane. Ma non posso astenermi dall’offrirle la consolazione che potrebbe essere trovata nei ringraziamenti da parte della Repubblica per salvare la quale i suoi cari sono morti. Io prego che il nostro Padre Celeste possa mitigare l’angoscia del suo lutto e le lasci solo la gioiosa memoria degli amati perduti, e il solenne orgoglio che deve nutrire per aver offerto tributo, con un tanto costoso sacrificio, all’altare della libertà».

Lincoln ha anche avuto il coraggio morale di opporsi alla mostruosa ingiustizia contro i diritti umani rappresentata dalla schiavitù, nel suo Proclama all’emancipazione del primo gennaio 1863: «E in virtù del potere e per lo scopo suddetto, io dò ordine e dichiaro che tutte le persone tenute in schiavitù all’interno degli Stati – e parti di Stati – indicati, sono e saranno d’ora in poi libere; e che il Governo esecutivo degli Stati Uniti, incluse le sue forze armate e autorità navali, riconosceranno e sosterranno la libertà di dette persone».

I canditati alla presidenza, devono guardare a Lincoln come a un modello di leadership, nel mezzo dei conflitti, disordini e sfide del mondo. 
La Presidenza americana non è qualcosa che serva all’ego, al potere o all’autocelebrazione. Piuttosto, significa umiltà, etica e sacrificio.  

L’eredità di Lincoln richiede che tutti i candidati alla presidenza prendano esempio senza riserve, e che permettano ai suoi carattere, etica e carisma di ispirarli nelle loro aspirazioni. 

 

Vincent J. Bove è un commentatore e autore attivo sulle principali tematiche critiche americane. Ha ricevuto il premio del direttore dell’FBI ‘Community Leadership’ per la sua lotta al crimine e alla violenza ed è un ex- consulente dei New York Yankees. 

 

Articolo in inglese: Lincoln’s Leadership Principles for Presidential Candidates

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