La ‘nuova normalità’ dell’economia cinese

L’industria dell’acciaio Qian’an della Shougang Corporation il 20 gennaio a Tangshan in Cina (Xiaolu Chu/Getty Images)

Lo scorso anno il governo cinese ha coniato l’espressione ‘nuova normalità’, senza spiegarne il significato. In sostanza, la ‘nuova normalità’ non è altro che un addio alla prosperità e implica che la rapida crescita degli ultimi due/tre decenni non continuerà nel futuro.

Il popolo cinese potrebbe non essere nemmeno cosciente delle cause dietro la rapida crescita cinese degli ultimi decenni. In questo articolo ne riassumeremo le fasi. La prima è stata il boom delle esportazioni, mentre la seconda il boom delle costruzioni.

IL BOOM DELLE ESPORTAZIONI

‘Boom delle esportazioni’ si riferisce principalmente ai grandi investimenti fatti nella Terra di Mezzo da molti Paesi a partire dal 2002, anno dell’ingresso formale della Cina nell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Queste nazioni hanno trasferito i loro processi produttivi in Paesi con salari bassi, come risultato della globalizzazione economica. Questo ha portato a una rapida crescita delle esportazioni cinesi, che è ammontata per 5-6 anni di fila a più del 25 per cento, toccando a volte anche il 35 per cento. Una crescita del genere era stupefacente.

La domanda è se un Paese grande come la Cina sia in grado sostenere una crescita continua delle esportazioni del 25-35 per cento per due decadi; notoriamente, si tratta di qualcosa di impossibile. La Cina ha una popolazione molto grande e possiede un quarto della forza lavoro del mondo. Se la Cina avesse mantenuto una simile crescita degli export, tutte le fabbriche del mondo avrebbero chiuso, perché la portata del mercato mondiale ha un limite massimo.

Laborers work in a shoe factory in Jinjiang, south China's Fujian province on Sept. 17, 2013.  (STR/AFP/Getty Images)

 

Lavoratori in una fabbrica di scarpe a Jinjiang, nel sud della provincia cinese del Fujian. 17 settembre 2013 (STR/AFP/Getty Images)

Nel 2008, il boom di esportazioni cinese è stato fermato dalla crisi dei mutui subprime negli Stati Uniti. In quel momento, i consumi nei Paesi sviluppati sono diminuiti improvvisamente e anche il boom, dopo quasi sette anni, è finito. Attualmente è ovvio come l’epoca d’oro della crescita delle esportazioni cinesi sia finita. Un paio d’anni fa, la crescita degli export era scesa al 6-7 per cento, e nel 2015 al 3 per cento: il boom si era completamente sgonfiato.

IL BOOM DELLE COSTRUZIONI

Con il declino delle esportazioni, come ha fatto l’economia cinese a mantenere una crescita elevata? Il governo, temendo che la crescita si esaurisse, varava un pacchetto di stimolo di 4 mila miliardi di yuan, dopo la crisi dei subprime del 2008, e autorizzava i governi locali a impegnarsi nello sviluppo di immobili usando prestiti bancari. La stessa strategia è stata adottata dalle imprese statali cinesi. 

Questa mossa ha trasformato il Paese in un grande cantiere edilizio. L’economia cinese ha subito una grande trasformazione: dall’essere indirizzata alle esportazioni, all’essere orientata al mercato immobiliare. Le industrie legate a questo mercato, come quelle di acciaio, alluminio, materiali per costruzioni, cemento, vetro e così via, si sono tutte sviluppate. La produzione di acciaio della Cina, con la quale sono stati sostenuti vari progetti di costruzioni su larga scala, è raddoppiata in pochi anni, raggiungendo quasi il miliardo di tonnellate all’anno.

A group of workers wait outside of a construction site in Beijing Dec. 28, 2015. (Wang Zhao/AFP/Getty Images)
Un gruppo di lavoratori aspetta fuori da un cantiere edilizio il 28 dicembre 2015 a Pechino. (Wang Zhao/AFP/Getty Images) 

Questo boom dell’immobiliare ha salvato la prosperità economica cinese per qualche altro anno. Ma si potrà andare avanti così? Probabilmente no. Nonostante la costruzione di così tante case, se queste ultime rimangono invendute i governi locali e le società immobiliari che hanno preso in prestito soldi per comprarle andranno in bancarotta. Ed è esattamente quello che sta succedendo ora in Cina. 

Secondo un sondaggio condotto dall’Università di Pechino lo scorso anno, più del 60 per cento delle famiglie urbane in Cina ha già casa di proprietà, e il 20-30 per cento ha più di una casa; tra questi, poi, molte decine di milioni di persone arrivano ad avere più di sei case. Ma questa gente compra case come forma di investimento, non per viverci: sperano di rivenderle a un prezzo maggiore in futuro. 

Un mercato immobiliare in cui le case vengono comprate non da chi ci vuole abitare, ma dai ricchi che vogliono investirci, non è molto sano. Questa deformazione dell’offerta e della domanda ha portato a un boom immobiliare che ha vita breve. I compratori hanno in piano di vendere le case, ma chi le comprerà? Non sono molti quelli che possono permettersi il costo di acquisto un immobile.

Quando i prezzi per le case superano di così tanto gli stipendi, il mercato immobiliare è saturo e le case non sono più facilmente vendibili. Le società di investimento immobiliare hanno quindi cominciato a subire perdite, le quali hanno determinato l’interruzione dei flussi di finanziamento e poca fiducia nel boom immobiliare.
Questo succedeva lo scorso anno: nel 2015, il boom immobiliare cinese si è impatanato in una crisi grave, e un decennio di crescita delle esportazioni è sfociato in un passivo. Combinando questi due fattori, l’economia cinese si ritrova in una fase difficile, che il governo cinese definisce la ‘nuova normalità’.

LA NUOVA NORMALITÀ

La rapida crescita cinese negli ultimi vent’anni è stata provocata da precise opportunità e specifici fattori. Ora questi fattori non sussistono più, e la Cina è in un periodo di bassa crescita economica. Non possiamo prevedere quanto sarà bassa. Delle calamità, un crack dell’immobiliare o ulteriori problemi nell’economia mondiale, potrebbero far crollare ancora di più l’economia.

All’inizio del 2016, l’Ufficio Nazionale delle Statistiche cinese ha annunciato che la crescita del Pil del 2015 era diminuita rispetto all’anno precedente. In altre parole, la ‘nuova normalità’ potrebbe significare che la caduta della crescita cinese non abbia nessun fondo o limite, mentre il suo massimo è proprio al livello in cui si trova adesso. Forse l’attuale situazione economica è la migliore che la Cina potrà mai vedere per lungo tempo.

Il dott. Cheng Xiaonong è stato formato come sociologo alla Princeton University. Questo articolo è un compendio tradotto di un suo intervento del 25 gennaio 2016 alla Radio France International.

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