La dieta alcalina può curare i tumori?

Fondamentalmente la dieta alcalina prevede un elevato consumo di frutta e verdura, alimenti molto salutari. Ma abbassa realmente il pH del sangue? (Pubblico dominio)

Da qualche anno, nel ‘mondo delle diete’ è stato introdotto un nuovo concetto secondo il quale, con un approccio alimentare chiamato ‘dieta alcalina’, è possibile regolarizzare l’equilibrio acido-base del sangue e dei tessuti corporei per ottenere benefici per la salute.

Proposta da Robert O. Young qualche anno fa, la dieta alcalina (detta anche dieta acido-base) ha generato entusiasmo in molti; il suo autore afferma che, con una corretta scelta dei cibi che alcalinizzano il pH dei tessuti corporei, si può far regredire cancro, diabete, malattie cardiovascolari, tumori e altre patologie neurodegenerative e neurologiche; inoltre questa dieta, sempre secondo Young, contribuisce a migliorare la digestione, ad apportare maggiore energia all’organismo e a rendere più morbida la pelle: tutto questo senza contare le calorie e senza imporre alcuna restrizione calorica.  

Il ‘succo’ di questa dieta è che vengono privilegiati alimenti che hanno l’effetto di alcalinizzare il pH del sangue, a scapito di quelli che invace acidificano. Alla prima categoria di alimenti, quella alcalinizzante, appartengono le verdure, soprattutto crude, molti tipi di frutta, la frutta secca e alcuni tipi di legumi e di cereali come orzo, pasta, farro e pane integrale. Alla seconda categoria, quella acidificante, appartengono invece carni, formaggi, molti tipi di pesce, latte, uova, prodotti raffinati e zucchero; questi alimenti dovrebbero essere eliminati o, almeno, ridotti drasticamente poiché determinano uno spostamento del pH verso il basso, che potrebbe dare origine a una serie di problemi tra cui il sovrappeso e lo sviluppo del cancro.

Per sapere se questa dieta possa veramente determinare un cambiamento costante dell’equilibrio acido-base del corpo e produrre i benefici di cui ha parlato Young, Epoch Times ha intervistato Giuliano Parpaglioni, biologo nutrizionista con un master di secondo livello in alimentazione umana.

Innanzitutto, che cos’è l’equilibrio acido-base dell’organismo?

«L’equilibrio acido-base è uno stato stazionario del sangue in cui il pH non cambia. È quella situazione in cui, qualunque sia lo stato di alimentazione, di salute o di stress del corpo (salvo gravi casi patologici), il pH del sangue è circa 7.4. Quindi rimane in equilibrio».

Visto che si parla di equilibrio, che cosa può causare questo squilibrio, che immagino sia temporaneo?

«Gli squilibri possono essere determinati da malattie come il diabete di tipo I scompensato, che può causare un cambiamento del pH del sangue, dall’assunzione di farmaci oppure dagli alimenti. Faccio un esempio: il bicarbonato è un alimento; se ne assumo 100-200 grammi tutti assieme, il corpo non riesce a compensare e si verifica quindi uno squilibrio. Generalmente questi squilibri non generano problemi; anche lo sport, in teoria, potrebbe cambiare il pH».

Lo sport acidifica?

«Sì, mentre il bicarbonato basifica. Lo sport acidifica, ma il corpo riesce a compensare e quindi il pH non cambia. Gli equilibri rimangono inalterati, i tamponi presenti nel corpo riescono a lavorare bene e possono mantenere stabile il valore del pH del sangue».

Cosa e quali sono i tamponi nel corpo?

«I tamponi sono dei sistemi: si tratta di tamponi chimici, che lavorano per eliminare la possibilità che il pH possa variare, troppo in alto o in basso, rispetto al valore di 7.4 che, ripeto, deve essere fisso. I tamponi chimici sono per esempio il bicarbonato o l’anidride carbonica – sono vari elementi chimici che vengono prodotti da diversi tipi di processi del corpo. Ad esempio, la respirazione è un modo attraverso cui il corpo può bilanciare la produzione di tamponi; anche i reni assolvono a questa funzione. La respirazione e il lavoro renale sono i due principali motori dell’equilibrio acido-base».

Così, la buona notizia è che il riequilibrio del pH del sangue viene fatto automaticamente dall’organismo.  

«Sì, l’uomo non ha bisogno di fare nulla per riequilibrarlo».

Giuliano Parpaglioni, biologo nutrizionista con un master di secondo livello in alimentazione umana (per concessione dell’autore)

Quando ha parlato di assunzione di farmaci e di diabete, faceva riferimento a una situazione di squilibrio costante?

«Il problema è che quando si parla di disequilibrio, ci si sta riferendo a situazioni molto gravi. Per questo motivo è per forza una cosa costante. Se una persona ha il diabete scompensato, il pH scende parecchio e si va in coma diabetico. Per ‘parecchio’ intendo un valore del pH che scende da 7.4 a 7.2 e non che arriva a 5».

Per cui basta un minimo cambiamento costante del pH per causare problemi di salute.

«Sì».

Quali possono essere gli effetti sulla salute di un pH del sangue costantemente più alto o più basso?

«L’intervallo normale è tra 7.35 e 7.45; entro tale range non ci sono problemi. Se i valori sono più alti o più bassi di questo intervallo, si rischia di avere problemi seri. Non è una situazione che può durare per giorni, pertanto, in casi del genere, la persona deve essere ricoverata».

Da diversi anni si parla della dieta alcalina che, grazie a una scelta accurata di certi cibi, permetterebbe di alcalinizzare il pH del sangue. Si parla di alcalinizzare poiché, secondo l’autore di questa dieta, l’uomo moderno soffre un problema di acidificazione del sangue. Ma abbiamo detto che l’organismo si autoregola. Possiamo fare luce su questo?

«All’atto pratico, voglio dire subito che la dieta alcalina non è malvagia. Ossia, andando a vedere il modo in cui è strutturata, si nota una diminuzione del consumo di alimenti di origine animale e un aumento dell’assunzione di alimenti di origine vegetale. In pratica, è una dieta mediterranea o addirittura quasi vegetariana. Perciò non ci vedo niente di male nel seguire questi dettami.
Detto questo, però, è totalmente sbagliato il principio che guida la scelta degli alimenti nella dieta alcalina. Questo perché il pH del sangue è sempre 7.4 (leggermente basico) e quindi indipendentemente da quello che si assume il suo pH non cambia».

Interessante. Ma le proteine non causano un’acidificazione?

«L’assunzione di proteine, non solo animali ma anche vegetali (basti pensare a cereali e legumi), fornisce al corpo un maggiore apporto di acidi. Ma questo carico è compensato senza alcun problema dall’equilibrio acido-base di cui ho parlato prima, ossia dai tamponi chimici e dal lavoro di reni e polmoni. Quindi il pH non cambia».

Quale effetto hanno i grassi e i carboidrati sull’equilibrio acido-base?

«I grassi sono acidi, i carboidrati sono neutri».

Per cui non è l’alimentazione a portare il pH in equilibrio, perché lo fa in automatico l’organismo.

«Esatto».

Immagino quindi che l’alimentazione non possa determinare uno squilibrio del pH del sangue.

«Ci sono alcuni tipi di alimentazione che possono aumentare gli acidi nel sangue, ma il pH finale deve rimanere costante. Faccio un esempio banale: quando una donna incinta sperimenta un cambiamento totale del metabolismo, soffre di nausea. Questo succede perché aumentano i corpi chetonici nel sangue, che sono degli acidi derivati dal metabolismo dei grassi. Aumentando i corpi chetonici, il pH si abbassa leggermente e la donna sente malessere e prova nausea.
Questo può essere causato, in maniera molto più grave, dal diabete scompensato, in cui più o meno si verifica lo stesso meccanismo d’azione. E poi anche da alcuni tipi di diete – le ‘diete chetogeniche’ come, per esempio, la dieta Dukan – che possono aumentare i corpi chetonici nel sangue.
Ma a livelli fisiologici, se una persona sta bene e non ha il diabete, che è la causa principale dello scompenso che porta al ricovero, i tamponi riescono a compensare. Per cui si può incorrere in un malessere minimo, nulla di grave».

Ho sentito dire che l’acidosi metabolica, uno scompenso che porta a un accumulo di acidi nel corpo, può causare il cancro e l’osteoporosi.

«Per quanto riguarda il cancro è il contrario: è il cancro che causa acidosi. Per quanto riguarda l’osteoporosi, se una persona assume una corretta quantità di calcio e non ha deficit di vitamina D, anche mangiando alimenti che in teoria vengono definiti acidificanti, non incorre in rischi di osteoporosi. Il punto è l’assunzione di calcio e vitamina D dalla dieta.
Se per esempio una persona mangia molte proteine,spesso accusate di causare l’osteoporosi e di aumentare l’acidità del sangue, non incorre in problemi di osteoporosi, a meno che non segua una dieta povera di calcio o abbia un deficit di vitamina D. Quindi, affermare che la dieta acidificante causi l’osteoporosi è falso. È vero però che, per esempio, aumentando il consumo di sale si perde più calcio dalle urine. Per cui è vero che il consumo di alimenti di origine animale, solitamente più salati degli altri cibi (basti pensare ad esempio ai formaggi stagionati), possa creare maggiori problemi rispetto ad altri alimenti».

Prima ha detto che è il cancro che causa l’acidosi e non il contrario.

«Sì, ma è un’acidosi limitata nell’area attorno al tumore. Attorno al tumore primario c’è un’acidificazione dei tessuti; non è un’acidificazione sistemica».

Quindi, in questo caso, non si parla di acidificazione del sangue?

«Nelle fasi avanzate del tumore, si possono verificare casi di malnutrizione, per cui è possibile che ci sia un aumento dei corpi chetonici dovuto al consumo dei grassi di cui abbiamo parlato prima, con conseguente aumento dell’acidità; ma questo è comunque causato dal tumore».

Se una persona pensa: “Ho un tumore che di conseguenza mi provoca acidosi. Per cui se consumo alimenti più alcalini, combatto l’acidosi e quindi il tumore stesso”, sta facendo un ragionamento corretto?

«No, questo direi di no. È vero, però, che è stato dimostrato che alcuni tipi di alimenti possano causare l’insorgere di tumori: si tratta soprattutto alimenti di origine animale».

Quali sono?

«Principalmente carni rosse e carni lavorate. Aggiungo che. seguendo le  indicazioni della dieta alcalina, si mangia meglio proprio perché si evitano cibi industriali, si preferisce il consumo di prodotti di origine vegetale e si limitano quelli di origine animale; sono le stesse indicazioni che danno tutti i nutrizionisti. Per cui va bene, è solo la ragione per cui si fa ad essere errata».

Nel suo sito leggo che, nell’adottare una dieta alcalina, esistono tre aspetti negativi: rischio di carenze, rischio di scambiare la dieta per una cura e rischio di sostituire eventuali cure con la dieta. Può spiegare meglio questi tre concetti?

«Se fatta bene, la dieta alcalina non comporta carenze. Per fare un esempio, se una persona segue una dieta vegetariana senza considerare i nutrienti può incorrere in carenze nutrizionali; è un concetto banale. I rischi più importanti si verificano quando una persona dice: “Ah, su internet c’è scritto che la dieta alcalina cura i tumori! Allora non mi sottopongo più a chemioterapia, basta seguire la dieta alcalina”».

In conclusione, Robert O. Young ha scritto nei suoi libri che il suo approccio alimentare può far regredire cancro, diabete, malattie cardiovascolari, tumori e altre patologie neurodegenerative e neurologiche; inoltre migliora la digestione, l’energia e la pelle appare più morbida: tutto questo senza contare le calorie e senza fare nessuna restrizione calorica.  Al di là del fatto che lei, dott. Parpaglioni, ha spiegato i motivi per il quale la regolazione del pH del sangue non è legata all’alimentazione, ritiene che la dieta alcalina possa produrre questi benefici?

«Sono assunzioni senza alcun dato scientifico a supporto. Non c’è prova che la dieta alcalina curi alcunché, al di fuori di quanto possa fare una dieta soprattutto vegetale e con pochi cibi animali (quindi, più o meno una dieta mediterranea)».



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