La Corea del Nord è una monarchia stalinista

Immagine di Kim Jong-un su un televisore nella metropolitana di Seoul, capitale della Corea del Sud, 6 maggio 2016. (Jung Yeon-je/AFP/Getty Images)

La monarchia stalinista della Corea del Nord, attualmente governata dal sovrano trentatreenne di terza generazione Kim Jong-un, continua a essere il peggio governato di tutti i quasi 200 Paesi del mondo. Il solo alleato di Kim, lo Stato-partito cinese, continua a tenerlo a distanza di sicurezza, e l’unica opportunità che ha di incontrare i leader del mondo è di spostarsi lui all’estero.

Gli abitanti della capitale Pyongyang hanno ridipinto muri, riparato strade e fatto le prove per raduni di massa, per dimostrare lealtà alla figura di Kim durante il congresso del partito. Ma l’estrema povertà e la malnutrizione in cui vivono numerosi abitanti del Nord, stride con la prosperità dei cinquanta milioni di coreani che vivono nella democrazia confinante.
L’Istituto di ricerca Hyundai, stima che il Pil pro capite della Corea del Nord del 2013 sia il 3,6 per cento rispetto a quello del Sud (che ammonta a 23.838 dollari Usa).

Kim ha invitato circa cento giornalisti internazionali a Pyongyang per l’apertura dell’ultima settimana del primo raduno del partito dal 1980; ma dopo aver passato un’ora ad aspettare fuori dal salone principale, in cui era stato loro proibito entrare, se ne sono tornati in albergo. E la copertura mediatica non favorevole è stata senz’altro aggravata dall’espulsione di una squadra di giornalisti della Bbc nel corso del fine settimana. Gli stranieri rimasti hanno passato il tempo a girare fabbriche vetrina e siti storici.

Solo la propaganda statale ha riportato quanto trapelato al congresso, e l’incontro di 3.400 delegati del Partito dei Lavoratori si è dimostrato l’ennesimo teatrino politico di Kim, con lui che fa di tutto per scrollarsi di dosso l’ombra del padre e del nonno, nel tentativo di personalizzare la propria dittatura.

Dopo la morte del padre nel 2011, Kim ha iniziato a promuovere una politica basata sulla costruzione di armi nucleari e allo stesso tempo di crescita dell’economia interna. Ma gran parte degli economisti ritengono che le possibilità di successo siano molto scarse, considerando l’elevato costo del programma nucleare, anche a causa delle sanzioni economiche che bloccano l’espansione dell’economia.

Lo sfarzoso congresso è visto come l’incoronazione di Kim Jong-un: il riconoscimento del suo status di erede in qualche maniera legittimo della famiglia Kim, che da quasi settant’anni detiene il potere in Corea del Nord.
Il fatto che il partito al potere gli conferisca la massima carica è un’ulteriore dimostrazione della solidità del suo potere e di come sia pronto a iniziare la sua nuova era, a dispetto del crescente isolamento internazionale del suo Paese causato dalla sua ambiziosa corsa al nucleare.

Pare che Kim abbia aperto con un discorso di tre ore, insistendo sui progressi nello sviluppo delle armi nucleari e dei razzi in grado di mettere in orbita satelliti come esempi di progresso della nazione, in risposta alle critiche e alle pesanti sanzioni internazionali. Negli ultimi anni il regime si è concentrato sullo sviluppo di armi nucleari tattiche, con diversi esperimenti di successo del suo sistema sottomarino di lancio missili.

Dopo aver proclamato il congresso come una storica «pietra miliare» nella lotta che oppone la Corea del Nord a «ogni genere di minacce e sfide estreme contro gli imperialisti», Kim ha dichiarato di voler «continuare nella linea strategica e nelle operazioni necessarie a proseguire l’inaugurazione dell’epoca aurea della costruzione del socialismo e nella direzione del progresso della rivoluzione».

Secondo alcune fonti governative, il riferimento sprezzante di Kim a quello che lui sostiene essere stato un test nucleare riuscito il 6 gennaio scorso, è stato acclamato in piedi dalla folla dei delegati.
È stato il quarto test nucleare del Paese, il secondo da quando Kim è al potere. E un’analisi pubblicata dall’autorevole sito 38th north dice che le foto della Corea del Nord scattate da un satellite commerciale la scorsa settimana, fanno supporre che Pyongyang si stia preparando per fare «a breve» un quinto test nucleare.

Il secondo giorno del congresso, Kim ha insistito sul fatto che userà le armi atomiche solo se la sovranità della Corea del Nord sarà minacciata da un’altra potenza nucleare: «In quanto nazione nucleare responsabile, la nostra repubblica non farà uso delle sue armi nucleari a meno che non veda violati i propri diritti dall’aggressione di un’altra potenza nucleare».

La guerra di Corea del 1950-53 è finita con un armistizio a cui non è mai seguito un formale trattato di pace. Quindi, tecnicamente le due Coree sono tutt’ora in guerra. E sono decenni che la popolazione nordcoreana si sente ripetere di essere sotto la costante minaccia degli stranieri. E anche se lo scorso agosto Kim ha dichiarato che il recente accordo tra le due Coree ha «aperto la strada» alla «riconciliazione» e alla «fiducia» fra le due nazioni divise, numerosi analisti internazionali non lo considerano affidabile.

In conclusione, è perciò consigliabile che l’esercito sudcoreano resti in stato di massima allerta nei confronti di eventuali nuovi test nucleari del Nord. Gli Stati Uniti e altre nazioni hanno ragione quando definiscono quello di Kim un regime che «con i suoi discorsi vuoti e la sua retorica destabilizza ulteriormente la regione».


Quelle espresse in questo articolo sono le opinioni dell’autore e non riflettono necessariamente il punto di vista di
Epoch Times.

David Kilgour, ex avvocato ed ex magistrato, è stato parlamentare canadese per quasi 27 anni; è stato inoltre ministro degli Esteri per l’Asia e il Pacifico del governo Chretien.
Da diversi anni, insieme all’avvocato per i diritti umani David Matas, si occupa della tragedia del prelievo forzato di organi in Cina.

 

Articolo in inglese: North Korea as Stalinist Monarchy

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