La Corea del Nord è il burattino di Jiang Zemin?

Come Epoch Times ha già avuto modo di analizzare, i rivali politici di Xi Jinping in seno al Partito Comunista Cinese sono legati al regime totalitario della Corea del Nord. E, secondo un esperto di politica cinese, sarebbero proprio questi ultimi ad aizzare la Corea del Nord e le sue minacce nucleari, nonostante il fatto che a farne le spese potrebbe essere la sicurezza nazionale stessa della Cina.

A sostenerlo è Don Tse, un commentatore per il sito web in lingua cinese Decifrare la Cina: secondo Tse, per anni i membri di spicco della fazione del Partito Comunista Cinese legati all’ex capo del Partito Jiang Zemin, hanno avuto interesse a mantenere la minaccia atomica nordcoreana come mezzo per distrarre l’attenzione internazionale dalle violazioni dei diritti umani perpetrate da questa fazione, e al contempo per tenere occupati i propri rivali politici.

Attualmente, la ‘politica del rischio calcolato’ di Pyongyang si è guadagnata le prime pagine dei giornali, e i leader di Usa e Cina hanno stretto una collaborazione sorprendentemente forte dopo l’incontro fra Xi e Trump in Florida.
Ma per avere un quadro completo, si deve tenere conto dei legami storici tra Cina e Corea del Nord, forgiati dall’ex leader del Pcc Jiang Zemin. Ora novantenne, più che un attore politico del governo attuale, Jiang è l’incarnazione dei problemi di corruzione e di violazione dei diritti umani che affliggono la Cina.
E la generazione dei suoi ‘figli’ (sia in senso politico che anagrafico) costituisce un mare di quadri del Partito attualmente sulla difensiva, nel tentativo di resistere all’epurazione di Xi Jinping, che mira a spodestarli dalle posizioni influenti ottenute grazie a Jiang Zemin e al suo clan.

I politici alleati a Jiang Zemin – tra cui figurano tre dei sette membri del Comitato Permanente del Politburo, che dirige il Partito Comunista Cinese – hanno legami particolarmente stretti con Pyongyang e, in alcune fotografie del 2004, Jiang Zemin e il defunto dittatore nordcoreano Kim Jong Il arrivano a stringersi in un abbraccio fraterno.


L’allora leader cinese Jiang Zemin (s) abbraccia il dittatore nordcoreano Kim Jong Il durante la visita di quest’ultimo in Cina nell’aprile 2004 (CCTV/AFP/Getty Images)

Zhang Dejiang e Zhang Gaoli, entrambi membri permanenti del Comitato e alleati di Jiang, hanno studiato a Pyongyang e si sono recati diverse volte in Corea del Nord in visita di Stato, a dimostrazione della loro influenza nella cooperazione sino-nordcoreana.
Zhang Dejiang è a capo del Congresso Nazionale del Popolo e si occupa degli affari di Hong Kong. Ha costruito la sua carriera lavorando al confine nordorientale della Cina. 

Il terzo alleato di Jiang presente nel Politburo, Liu Yunshan, è il capo della propaganda del regime cinese, e ha anche lui condotto varie visite importanti in Corea del Nord, in qualità di direttore di un comitato esecutivo del Pcc dedito alla «costruzione di una civiltà spirituale».

Liu Yunshan, membro del Comitato Permanente del Politburo cinese (S) e  Kim Jong-Un, il leader nordcoreano (D) salutano da un balcone i partecipanti di un’oceanica parata militare tenutasi in Piazza Kim Il-Sung a Pyongyang il 10 ottobre 2015 (ED JONES/AFP/Getty Images) 

Inoltre, sotto l’ala protettiva del Consolato Internazionale del Pcc, capitanato dal 2003 al 2015 da Wang Jiarui (altro alleato di Jiang Zemin) molte aziende cinesi hanno potuto commerciare con la Corea del Nord nonostante le sanzioni dell’Onu.

Per anni, infatti, a Pechino le alte sfere si sono preoccupate della minaccia dei missili nordcoreani, che potrebbero facilmente venire diretti verso città cinesi. Eppure molte delle risorse di cui la Corea del Nord abbisogna per i propri progetti nucleari e missilistici – come ossido di alluminio e lanciamissili mobili per missili balistici – sono state fornite direttamente da industrie cinesi.

Secondo una relazione del Congressional Research Service degli Usa, gli Stati Uniti hanno da tempo tentato di ridurre «il ruolo della Repubblica Popolare Cinese nella proliferazione di armi di distruzione di massa e dei missili con cui potrebbero essere lanciate. Tra i destinatari della tecnologia cinese – infatti – ci sono Pakistan, Corea del Nord e Iran».

Don Tse afferma che i leader del Pcc vicini a Jiang potrebbero persino aver influenzato le tempistiche dei cinque test nucleari nordcoreani, in modo che coincidessero con periodi in cui l’elite della fazione di Jiang era sotto pressione per via delle accuse di violazione dei diritti umani, o quando erano in difficoltà politica all’interno del regime.

Tse ritiene inoltre che il test nucleare nordcoreano tenuto a ottobre del 2006 avesse lo scopo di allontanare l’attenzione dalla caduta (avvenuta a settembre) di Chen Liangyu, un alleato di Jiang, ex segretario del Pcc di Shanghai, allora tra i principali candidati alla futura leadership del regime cinese.
E, nel periodo in cui Xi saliva al potere (2012), secondo Tse ci sarebbe stato un piano dell’allora capo della sicurezza Zhou Yongkang per intralciare i tentativi di Hu Jintao (il leader cinese precedente a Xi Jinping e successivo a Jiang Zemin in ordine di tempo) di portare a una denuclearizzazione della Corea.
Zhou Yongkang, ex capo del Comitato per gli Affari politici e legali del Pcc, e capo delle forze di sicurezza, era un pilastro fondamentale della rete di Jiang Zemin, ed è stato arrestato, epurato e incarcerato da Xi.

«Nel 2012, quando Jang Song Thaek [zio di Kim Jong Un, il leader nordcoreano ndr] ha fatto visita alla Cina e ha tenuto conversazioni segrete con Hu Jintao e il premier Wen Jiabao, hanno discusso di convincere Kim Jong Un ad abbandonare i test nucleari, e hanno discusso anche della possibilità di sostituire Kim Jong Un con suo fratello, Kim Jonh Nam», ha affermato Tse.
«Ma Zhou Yongkang ha passato l’informazione a Kim Jong Un, che ha fatto fuori Jang [Jang Song Thaek, lo zio del leader nordcoreano ndr]». I media nordcoreani hanno affermato che lo zio di Kim è stato giustiziato il 12 dicembre 2013, dopo un processo di un giorno.

IL REGIME DI JIANG ZEMIN

Nei decenni in cui gli osservatori occidentali si aspettavano che la crescita economica avrebbe portato democrazia e diritti umani in Cina, il regime di Jiang Zemin (1989-2002) intensificava la repressione delle minoranze etniche e delle fedi religiose non controllate dal Pcc.

Sotto Jiang Zemin, che si è ‘fatto un nome’ durante e dopo le proteste di Tiananmen, il Pcc ha dato sfoggio delle caratteristiche più brutali della propria ideologia marxista-leninista, lanciando, nel 1999, una persecuzione senza freni contro la pratica spirituale del Falun Gong che è tutt’ora in atto. Il budget delle forze di intelligence interna cinesi è di conseguenza salito alle stelle, superando anche quello delle forze armate, e centinaia di migliaia di praticanti del Falun Gong – come anche musulmani uiguri, tibetani e cristiani indipendenti – sono stati uccisi su commissione e usati come ‘fornitori forzati’ per il racket internazionale dei trapianti di organi umani.

Secondo Tse «Jiang Zemin ha fatto uso della minaccia nucleare nordcoreana per distrarre l’attenzione dell’America dalle violazioni dei diritti umani in Cina, e anche per resistere all’attacco politico di quelle fazioni del Pcc che non hanno le mani sporche del sangue di persone innocenti»; e gli eventi recenti sembrano sostenere questa analisi. E Xi Jinping, un politico senza legami con Jiang Zemin e con le sue persecuzioni di massa, probabilmente non considera le stravaganze di Pyongyang degne di essere associate alla sua nazione.

Per approfondire:

Articolo in inglese: North Korea and the Chinese Regime’s ‘Deep State’

Traduzione di Vincenzo Cassano

 

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