La conferma del rallentamento dell’economia cinese

Un’operaia dipinge dei Puffi di ceramica in una fabbrica di nella Provincia cinese del Fujian. (Kevin Frayer/Getty Images)

Quando si guarda alla Cina, molte persone dimenticano che i dati ufficiali sono decisamente inaffidabili, talvolta persino inventati: qualunque tipo di analisi poggia su basi decisamente instabili. La buona notizia è che il settore privato sta riprendendo fiato dalla stretta del debito e che sono in corso studi e sondaggi reali che coinvolgono migliaia di lavoratori assunti da banche e aziende private.

La vera buona notizia è che i risultati dei sondaggi, effettuati sul campo, corroborano in gran parte i dati ufficiali rilasciati, per cui i ricercatori non devono analizzare tutto quanto da zero. Tuttavia, alcune differenze evidenziano delle sottigliezze, che in effetti sono l’ossatura dell’economia cinese.

CONFERMATO IL RALLENTAMENTO

Nella sua relazione sul primo trimestre 2015, la società internazionale di ricerca China Beige Book International (Cbb), ha ampiamente confermato che la Cina sta rallentando nella crescita. L’unica differenza con i dati ufficiali è che la frenata è in arrivo un anno prima del previsto.

«L’economia ha subito un rallentamento della crescita complessiva, minacciata soprattutto da un maggiore infiacchimento delle spese in conto capitale come pure dalle relativamente deboli vendite per il Capodanno cinese», si legge nel report pubblicato.

Ciò è coerente con i dati ufficiali forniti dal regime sul mancato obiettivo di crescita del 7,5 per cento nel quarto trimestre del 2014, arrivando a raggiungere un 7,3 per cento. Anche il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) ha declassato le sue aspettative di crescita per il Paese nel 2015, attorno al 7 per cento.

Il Pil sta rallentando perché le imprese stanno riducendo la spesa sugli investimenti, considerato il fattore chiave di una crescita in ritardo. Tutto ciò dopo che che la crescita delle esportazioni aveva cessato di fare la sua parte, in seguito alla crisi finanziaria. Secondo la Cbb, solo il 43 per cento delle imprese hanno dichiarato un aumento delle spese, mentre il 13 per cento delle società le ha effettivamente ridotte.

Sebbene il regime cinese abbia ripetutamente sottolineato che sarebbe accettabile una riduzione della crescita se venisse attuato un riequilibrio dell’economia e un rinnovamento degli investimenti sui consumi, questo non sta accadendo.

«Quest’anno le entrate non solo erano minime rispetto al quarto trimestre del 2014 ma costituivano i dati più deboli i riferiti al primo trimestre dei quattro anni che abbiamo monitorato. Né la domanda dei consumatori, né le vendite al dettaglio e gli interventi del governo stanno migliorando quel periodo di stagnazione derivato dal rallentamento degli investimenti», sostiene l’organizzazione nel report. Solo il 52 per cento delle aziende ha registrato un aumento delle spesa, mentre l’11 per cento è in calo.

IMMOBILI IN CALO

Il settore più interessante di questi giorni in Cina è quello immobiliare, dove persino i dati ufficiali indicano che gli immobili residenziali sono in caduta libera.

La Cbb sostiene che in realtà alcuni sotto-settori del ramo immobiliare abbiano registrato un piccolo rialzo, dopo diversi trimestri di calo, nonostante solamente il 38 per cento delle imprese nel settore segnalino maggiori ricavi e che il 25 per cento di esse riportino un calo.

L’indagine conferma che il settore degli immobili residenziali è in forte difficoltà: il 41 per cento delle aziende che vi operano hanno visto un calo dei propri ricavi. Tuttavia, ci sono stati alcuni miglioramenti nel ramo della nuova edilizia residenziale, con il 35 per cento delle imprese che hanno dichiarato un aumento dei guadagni.

«Il settore delle costruzioni degli edifici residenziali ha visto un miglioramento sulla base di un quarto trimestre disastroso, tuttavia non è sostanzioso. L’edilizia commerciale e i trasporti hanno registrato una crescita dei ricavi. Il quarto trimestre è stato decisamente un trimestre negativo e sebbene non ci troviamo di fronte a un settore dinamico, la maggior parte dei sotto-settori stanno mostrando stabilità o miglioramento rispetto all’ultimo trimestre dello scorso anno», ha detto il presidente della Cbb Leland Miller.

La Cbb propone anche risultati interessanti per quanto riguarda l’attività bancaria e il credito bancario ombra. Il premier Li Keqiang ha detto recentemente che in caso di necessità il regime avrebbe stimolato il settore. Tuttavia, la ricerca della Cbb suggerisce che le aziende non ne avranno bisogno.

«Nel settore bancario, coloro che prevedono una crescita della disponibilità di credito nei prossimi sei mesi, sono aumentati negli ultimi sei trimestri. Le aziende vedono le cose in modo molto diverso: chi prevedeva una maggiore disponibilità di credito nel corso di sei mesi era sostanzialmente più bassa. Una valutazione dell’intermediazione finanziaria indica che lo stimolo non funziona semplicemente come vorrebbe qualcuno di Pechino», ha affermato il rapporto.

Una delle ragioni, che è stata molto sottovalutata dai media, per le quali le imprese cinesi hanno aumentato il loro margine di profitto è perché i costi di entrata solo calati in maggior misura dei prezzi e dei volumi delle vendite.

«L’indebolimento dell’inflazione continua, tuttavia la maggior parte degli analisti tralascia il fatto che l’effetto conferma che il risultato è stato in gran parte positivo. I costi di produzione controllati e la crescita moderata dei salari hanno sostenuto i profitti delle imprese», si legge nel report.

Inoltre, se le imprese continueranno a fare soldi (esclusi gli operatori edilizi come Evergrande) e i salari non aumenteranno, il regime non avrà bisogno di stimoli, dal momento che, almeno per ora, la disoccupazione rimarrà bassa.

I buoni guadagni da parte delle società cinesi sono uno dei motivi per cui le azioni sul mercato cinese sono quasi raddoppiate rispetto all’anno precedente.

L’impressionante risultato del mercato azionario spiega anche la differenza dell’atteggiamento tra le banche e le aziende riguardo ai prestiti. La banca centrale cinese, nonostante non abbia bisogno di stimolare l’economia complessiva, ha portato liquidità nel mercato per fornire sostegno all’edilizia abitativa. Tuttavia, la maggior parte del denaro immesso si è riversato direttamente nel mercato azionario cinese, bypassando completamente l’economia reale.

Reuters ha riferito di recente come molti dei tristemente noti fondi fiduciari, che sono parte dell’informale sistema bancario ombra, hanno smesso di emettere prestiti alle imprese e investono direttamente nelle azioni e nelle obbligazioni, un’attività confermata dalla Cbb.

«Non c’è alcuna giustificazione economica per uno stimolo pesante. Il mercato del lavoro è stabile, le prestazioni aziendali sono stabili. Tuttavia il meccanismo di trasmissione del credito è rotto. Se non provocano uno stimolo, il denaro si riverserà direttamente nel mercato azionario. Non stiamo vedendo alcun rimbalzo della crescita. Si stanno avviando verso un crollo del mercato azionario, solo che non sappiamo quando accadrà», ha detto Miller.

Secondo la Cbb, solo il 25 per cento delle aziende ha fatto richiesto di un prestito, il che potrebbe essere spiegato da un miglior risultato nella gestione, così come dall’aver compreso che non valga la pena investire investimento in un’ulteriore espansione della capacità produttiva.

Tuttavia, per le aziende che davvero hanno bisogno di denaro (gli operatori edilizi) il tasso dei prestiti ombra è aumentato, dal 1,25 per cento al 9,54 per cento, rispetto all’ultimo trimestre, indicando che vi è un fattore di stress per la parte più vulnerabile dell’economia cinese.

Articolo in inglese: On the Ground Data Confirms China Slowdown

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