Kim Jong-un: ho il bottone per far saltare l’America

Pyongyang, 22 settembre 2017. Nordcoreani seguono da un video una dichiarazione del dittatore comunista Kim Jong-un (foto: Ed Jones/Afp/Getty Images).

Il dittatore della Corea del Nord Kim Jong-un, ha dichiarato nel discorso di Capodanno che nel suo ufficio ha un pulsante nucleare, e che tutti gli Stati Uniti sono raggiungibili dalle sue armi nucleari.
Questa minaccia arriva dopo decenni di politica americana, che non è riuscita a impedire al regime comunista di sviluppare armi nucleari. Kim Jong-un, infatti, ha recentemente dichiarato: «Tutti gli Stati Uniti sono nel raggio delle nostre armi nucleari, nel mio ufficio c’è sempre un bottone nucleare. Non importa quanto l’America ci voglia attaccare, con la sua potenza militare e nucleare, sanno che ora noi possediamo una forza nucleare talmente grande che non oseranno farlo».

Il dittatore Kim Jong-un vicino a quella che sembra la miniatura di una bomba nucleare (foto: Str/Afp/Getty Images).

I funzionari governativi degli Stati Uniti, non hanno ancora confermato pubblicamente se la Corea del Nord possieda oggi armi nucleari in grado di colpire gli Usa (l’ostacolo maggiore che il regime deve superare è elaborare un’ogiva che riesca a rientrare nell’atmosfera). Tuttavia in ottobre, il direttore della Cia Mike Pompeo ha precisato che alla dittatura asiatica manca solo qualche mese per perfezionare la propria capacità nucleare.

Infatti, dopo l’ultimo lancio a novembre di un missile balistico intercontinentale (Icbm) coreano, il segretario della Difesa degli Stati Uniti Jim Mattis, ha comunicato che la Corea del Nord ora è in grado di raggiungere coi suoi missili ogni parte del mondo.                                      

Dal suo ingresso nel gennaio scorso alla Casa Bianca, Donald Trump ha tentato di trovare una soluzione diplomatica alle minacce nordcoreane. Nello stesso tempo, ha aumentato la presenza armata nella regione, e ha ordinato allo stato maggiore americano di prepararsi all’intervento militare.

Nonostante gli Stati Uniti abbiano un esercito di gran lunga superiore, un conflitto con la Corea del Nord potrebbe causare centinaia di migliaia, se non milioni, di morti. È un evento che il presidente americano ha cercato di evitare fin dall’inizio. In un’intervista la settimana scorsa al New York Times dichiarava: «Sono stato cortese con la Cina, perché per me più importante del commercio è la guerra». Trump ha infatti esercitato pressioni su Xi Jinping e Vladimir Putin, perché aumentassero le sanzioni contro la Corea del Nord.

Immagini riprese il 19 ottobre 2017, mostrano il tentativo della nave Rye Song Gang 1 della Korea Kumbyol Trading Company di effettuare un passaggio, probabilmente di petrolio, a un’altra nave, nel tentativo di evitare le sanzioni. (foto: U.S. Treasury Department)

Ma nonostante due provvedimenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che limitano la vendita di petrolio alla Corea del Nord, sono state individuate navi cinesi e russe che probabilmente la rifornivano illegalmente. Il trasferimento è avvenuto in mare, da navi cinesi e russe verso navi nordcoreane.
Trump ha in seguito interpellato la Cina, sostenendo che era stata colta sul fatto. Non è però accertato se i governi cinese e russo siano implicati, o se il trasferimento sia opera di contrabbandieri, e sia Cina che Russia abbiano negato il ‘rifornimento’.

DECENNI DI INATTIVITÀ

La Corea del Nord cerca da decenni di dotarsi di armi nucleari. Inoltre, il regime comunista è riuscito a ingannare le amministrazioni degli Stati Uniti, violando ripetutamente gli accordi.

Immagini riprese il 19 ottobre 2017, mostrano il tentativo della nave Rye Song Gang 1 della Korea Kumbyol Trading Company di effettuare un passaggio, probabilmente di petrolio, a un’altra nave, nel tentativo di evitare le sanzioni. (foto: U.S. Treasury Department)

Nel 1994, l’allora presidente Clinton aveva stipulato un accordo con la Corea del Nord, secondo cui il regime comunista doveva abbandonare i programmi di armamento nucleare, in cambio di aiuti finanziari e materiali.
Nonostante questo accordo, la Corea del Sud, il Giappone e altri Stati hanno fornito due piccoli reattori alla Corea del Nord, per un valore di circa quattro miliardi di dollari, oltre ad altre forme di aiuti.

Bill Clinton sosteneva che «per gli Stati Uniti è un buon affare. La Corea del Nord fermerà ed eliminerà il programma nucleare. La Corea del Sud e noi alleati saremo più protetti, tutto il mondo sarà più sicuro, e rallenteremo la diffusione delle armi nucleari».
Il programma però è fallito: la Corea del Nord ha accettato l’aiuto, ma ha continuato a sviluppare armi nucleari. 

George W. Bush, inizialmente aveva adottato una posizione dura, definendo la Corea del Nord come parte dell’«Asse del Male», con l’Iraq e l’Iran. Aveva avviato delle trattative a sei con lo Stato-canaglia, con la conseguente offerta di aiuto alla Corea del Nord, in cambio del suo abbandono del programma nucleare. Ma, durante i negoziati, quest’ultima aveva proseguito nei suoi piani, realizzando nel 2006 il primo test nucleare; e nel 2007 nuovamente accettava aiuti in cambio della fine del nucleare. Ancora una volta, il regime coreano non manteneva le sue promesse.

Sotto Barack Obama, infine, numerosi tentativi di tendere la mano alla Corea del Nord, per frenare o arrestare il programma nucleare, sono falliti. Considerato il rapido progresso nel 2017 degli armamenti del regime comunista, sembra che questa minaccia sia stata sottovalutata anche dalla amministrazione Obama.

 

 

Articolo in inglese: Dictator Kim Jong Un Claims He Has Nuclear Button on His Desk, Able to Strike America

Traduzione di Francesca Saba

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