Infondere speranza oltre al semplice timore delle malattie è più efficace

La paura di contrarre una malattia può essere uno stimolo molto forte. Ma secondo gli studiosi un pizzico di speranza rende le persone più inclini a intraprendere azioni preventive concrete.

Da due studi è emerso che la speranza e l’autoefficacia (la convinzione che le persone possano aiutare se stesse) sono condizioni che spesso sottostanno all’intenzione di intraprendere azioni contro il tumore della pelle, come indossare occhiali da sole o vestiti protettivi.

Jessica Myrick, professoressa associata di comunicazione presso l’Università statale della Pennsylvania sostiene che: «Per quanto riguarda le informazioni sanitarie non basta comunicarle o insegnarle, bisogna motivare le persone, e le emozioni sono stimoli veramente efficaci. Pensiamo spesso che le emozioni siano irrazionali, ma quello che emerge dalla nostra ricerca è che le emozioni possono aiutarci a fare le cose giuste per mantenerci sani e al sicuro».

PAURA O SPERANZA?

Secondo i ricercatori gli studi precedenti indicavano che sebbene la paura possa catturare l’attenzione e rendere le persone consapevoli di un problema sanitario, non necessariamente le induce a intraprendere azioni per contrastare concretamente il problema. Per Jessica Myrick, ancora «non capiamo bene se passare da un messaggio che instilla paura a uno che suggerisce come risolvere o prevenire il problema, possa cambiare lo stato emotivo di una persona dalla paura alla speranza».
La professoressa della Pennsylvania, che ha collaborato con Robin Nabi, docente di comunicazione sanitaria all’Università di Santa Barbara, sostiene che la paura e la speranza possano essere integrate per creare un messaggio più persuasivo: «Potremmo considerare la speranza e la paura come la carota e il bastone. Entrambe possono essere efficaci anche da sole, ma se unite potrebbero formare l’accoppiata vincente».

OCCHIALI DA SOLE?

Nel primo studio i ricercatori hanno reclutato 341 partecipanti, di età compresa tra i 17 e i 72 anni, dalla piattaforma per il completamento delle operazioni di Amazon, Mechanical Turk. I partecipanti hanno recensito e reagito a un articolo sui tumori della pelle pubblicato da una pagina web disegnata per assomigliare al portale sanitario WebMD.

L’articolo era diviso in tre sezioni dai seguenti sottotitoli: ‘Quanto è comune il tumore della pelle?’, ‘Quanto è grave il tumore della pelle?,
‘Che azioni si possono intraprendere per prevenire il tumore della pelle e quanto sono efficaci?’. Secondo i ricercatori le tre sezioni del messaggio riflettono alcuni dei fattori che determinano l’efficacia dei messaggi sanitari: le persone devono avere la sensazione che il problema le riguardi direttamente, considerare grave il problema, e credere che ci siano delle soluzioni a loro accessibili.

Dopo aver recensito il messaggio, i partecipanti hanno descritto le emozioni che hanno provato leggendo l’articolo. Hanno detto di essersi sentiti fiduciosi, ottimisti e rincuorati, tutti stati emotivi che i ricercatori riconducono alla speranza.

Secondo i ricercatori, che hanno pubblicato il proprio studio sul periodico Heath Communication, l’autoefficacia e la speranza sono fattori importanti nel determinare la propensione delle persone a contrastare gli effetti negativi derivanti dall’eccessiva esposizione alla luce del sole.

In un secondo studio è stato mostrato un documentario sul melanoma cutaneo a 382 studenti universitari e poi è stato chiesto loro di rispondere a una serie di domande sul video. In totale 367 studenti hanno compilato un questionario, inviato loro dopo una settimana, che chiedeva ai partecipanti se avessero intrapreso alcune azioni per proteggersi dal sole.

I risultati del secondo studio hanno mostrato che la speranza gioca un ruolo importante nello stimolare la prevenzione, e che già una settimana dopo la proiezione molti dei partecipanti avevano adottato alcune delle precauzioni consigliate dal documentario.

PREVENZIONE SANITARIA

Myrick sostiene che aggiungere speranza ai messaggi non solo potrebbe creare messaggi più persuasivi, ma sarebbe anche più etico. «Non vogliamo lasciare le persone in uno stato di paura. Vogliamo offrigli possibili soluzioni che possano aiutarle».

Secondo i ricercatori, gli studi futuri dovrebbero considerare come realizzare i messaggi sanitari, e studiare meglio l’ambiente dei messaggi in generale, ad esempio in che luce viene rappresentata la paura delle malattie nei media.

«Questo studio è un buon inizio per quanto riguarda l’analisi dei differenti tipi di emozioni e cognizioni per migliorare la prevenzione sanitaria. Forse influenzerà la progettazione di altre campagne sanitarie, ad esempio nella campagna di vaccinazione per l’influenza, che si basa concretamente sulla paura generata dai media, si potrebbe cercare di infondere speranza nelle persone e ricordare loro quello che possono fare nella vita quotidiana: farsi un vaccino, lavarsi le mani e non andare a scuola quando si è malati».

 

Articolo inglese: Adding Hope to Health Fears Could Boost Our Motivation

Traduzione di Marco D’Ippolito

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