Impronte umane di 5,7 milioni di anni fa, duro colpo all’evoluzionismo

La scoperta a Creta di impronte umane impresse in un’antichissima pietra fossile, minaccia di azzerare tutto quello che gli scienziati attualmente sanno sullo sviluppo della civiltà umana. Il nuovo reperto di Creta viene dopo altri recenti ritrovamenti in Europa che mettono in dubbio l’ipotesi che l’Africa sia stata il luogo che ha ospitato i primi esseri umani.

Il fossile di Creta risale a 5,7 milioni di anni fa, e quindi non è conforme alle credenze degli scienziati che seguono la teoria dell’evoluzione: sul fossile sono ben visibili delle impronte umane, non di scimmie. Questo vuol dire che l’umanità ha un’origine molto più antica di quello che si è pensato finora e che esiste una linea diversa di sviluppo dell’uomo, dato che la scoperta sposterebbe la nostra origine in un periodo molto più lontano e in un luogo molto diverso rispetto a quello indicato dagli evoluzionisti nelle teorie pre-esistenti.

La forma dell’impronta sul fossile di Creta riflette la struttura di un piede che supporta lo stare eretti: la pianta lunga, le dita corte con un dito più grande (l’alluce), l’avampiede ben distinto e l’assenza di artigli sono senza dubbio umani; se fosse stata l’impronta di una grande scimmia sarebbe stata molto più simile ad una mano umana.

Analisi degli strati sedimentari del reperto di Creta (Andrzej Boczarowski)

La scoperta stupisce e fa sorgere dubbi in quanto indicherebbe che gli esseri umani erano presenti sulla terra molto prima di quanto si è pensato fino ad ora e che le origini dell’umanità non sono in Africa, per lo meno per le scoperte di fossili più vecchi ritrovati fuori dall’Africa. Potrebbe indicare molto di più e suggerire che esistono diverse linee di progenitori di diverse stirpi dell’umanità.

Quello che gli scienziati prima pensavano, era che le impronte trovate in Tanzania risalenti a 3,7 milioni di anni fa, rappresentassero il reperto più antico, sebbene anche per questo si ritiene che siano più simili alle impronte di scimmie che di esseri umani.
Il fossile di Creta è stato scoperto da Gerard Gierlinski, paleontologo del Polish Geological Institute, mentre era in vacanza sull’isola nel 2002 e da allora è stato sottoposto a un decennio di studi.

Le impronte sono state lasciate quando Creta era ancora parte della Penisola greca, e l’età è stata dedotta analizzandole con il metodo chiamato ‘foraminifera’, che studia i microfossili marini, insieme con l’analisi della posizione delle impronte negli strati sedimentari del terreno in cui sono state trovate; gli strati sedimentari si sono formati circa 5,6 milioni di anni fa, quando il mar Mediterraneo si è prosciugato parzialmente abbassandosi.

Come ha riportato il Telegraph un’altra scoperta paleontologica, che mette a soqquadro le menti degli scienziati e crea una rottura con il concetto che sia l’Africa il più antico e l’unico luogo in cui è sorta l’umanità, sono i fossili di 7,2 milioni di anni fa ritrovati in un’altra parte della Grecia e in Bulgaria, che hanno subito una riclassificazione come appartenenti ad antenati pre-umani.

A dispetto delle continue scoperte, ci sono ancora scienziati che rifiutano qualsiasi nozione che includa la possibile origine dell’umanità anche in Europa.

Articolo in inglese: 5.7 Million-Year-Old Human Footprints Found in Crete Obliterate Previous Thinking on Human Origins

Traduzione di Fabio Cotroneo

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