Imprenditori taiwanesi lasciano la Cina dopo le purghe ai loro protettori

L’8 marzo 2013 a Pechino in Cina, il funzionario di alto rango del Partito Comunista Cinese Ling Jihua nella Grande Sala del Popolo. Molti uomini d’affari taiwanesi stanno cercando di tornare a Taiwan per paura che i loro legami con Ling, che è stato recentemente licenziato, possano ripercuotersi su di loro. (Lintao Zhang/Getty Images)

Gli imprenditori taiwanesi che lavorano in Cina subiscono le conseguenze della campagna anticorruzione e stanno cercando di lasciare il Paese. L’ambiente favorevole per le imprese è cambiato rapidamente e anche i funzionari di alto rango del Partito che accudivano i loro affari sono stati epurati, secondo un articolo dello scrittore taiwanese Hong Boxue pubblicato il 10 gennaio sul sito web del quotidiano indipendente Taiwan People News.

Gli imprenditori taiwanesi, profondamente trincerati dietro l’idea tipica della cultura imprenditoriale cinese di avere un ‘protettore’, si trovano in una posizione difficile adesso, dopo la caduta delle grandi tigri quali Bo Xilai, Zhou Yongkang, Xu Caihou e Ling Jihua, come ha spiegato Hong nel suo articolo intitolato ‘Gli uomini d’affari taiwanesi sono alla ricerca del sistema per fuggire dalla Cina’.

L’espressione ‘grandi tigri’ è riferita ai funzionari di alto rango del Partito Comunista. Zhou Yongkang è stato precedentemente il capo della sicurezza interna del Paese e Xu Caihou è stato un comandante in seconda dell’esercito cinese.

«Coloro che conoscono come funzionano realmente gli affari in Cina sanno che se non si ha un ‘protettore’, non si può fare nulla. Il denaro non può comprare niente», ha scritto Hong. «Se il proprio ‘protettore’ è ancora al potere, con una sua foto esposta all’ingresso dell’edificio si potrebbero scongiurare quei piccoli fantasmi in cerca di guai – i funzionari doganali, l’ufficio delle imposte e persino i funzionari di basso rango locali».

«Tuttavia una volta che il ‘protettore’ si dimette arrivano i guai», ha scritto Hong.

Secondo Hong nella società occidentale le imprese sono disciplinate dalla legge, ma in Cina la legge non può proteggere un uomo d’affari onesto e c’è la necessità che più di un singolo funzionario difenda la sua impresa.

«Non si può avere un unico protettore perché la Cina è così grande e il vostro protettore, che potrebbe lavorare a Pechino, potrebbe non avere un’influenza locale», ha aggiunto Hong.

Secondo quanto riferisce Hong, molti uomini d’affari taiwanesi stanno scappando dalla Cina per paura di essere implicati nella caduta di quella tigre con i quali hanno forti legami – Ling Jihua, ex capo del Dipartimento del Fronte Unito, e incaricato di unificare la Cina e Taiwan.

Hong ha portato un esempio. Un uomo d’affari taiwanese che lavora nella provincia del Sichuan nel Sud-ovest della Cina è stato interrogato dalle autorità locali una decina di volte perché aveva appeso una sua foto assieme a Bo Xilai. Quella foto con Bo era costata all’imprenditore oltre dieci milioni di yuan (circa un milione e 250 mila euro).

Bo Xilai, capo del Partito nella metropoli di Chongqing nel Sud-ovest del Paese, è stato condannato all’ergastolo nel settembre 2013 per i reati di ‘corruzione e abuso di potere’.

Adesso quell’uomo d’affari ha rinchiuso la sua foto nel magazzino.

Citando le statistiche della Straits Exchange Foundation, un’organizzazione semiufficiale istituita da Taiwan per gestire gli affari con la Cina poiché i due Paesi non hanno relazioni diplomatiche, Hong ha dichiarato che attualmente sono rinchiusi in Cina oltre 1.400 imprenditori taiwanesi e che circa l’80 per cento di questi è accusato di evasione fiscale.

«Ogni uomo d’affari di Taiwan sa bene che se il suo protettore viene purgato o se magari ha offeso un funzionario locale, i revisori fiscali andranno immediatamente a cercarlo», ha detto Hong.

Secondo quanto riporta la 59esima edizione della rivista cinese Watch Chinesepubblicata nell’aprile del 2010, attualmente ci sono oltre un milione i taiwanesi che fanno affari in Cina.

Per dare un senso delle proporzioni della situazione estrema, Hong ha detto che la maggior parte degli uomini d’affari taiwanesi ha sempre con sé 50 mila dollari e due cellulari. Se avvertono una sorta di pericolo, sono pronti ad abbandonare le loro fabbriche e a partire.

La fuga dal Paese non è facile per gli imprenditori di Taiwan. «Non possono prendere l’aereo. Possono solo viaggiare su strada», ha detto Hong.

Ha poi aggiunto che una volta che l’uomo d’affari raggiunge la provincia del Fujian nel Sud-est della Cina, ci sono molti modi per tornare a Taiwan – i porti che sono stati utilizzati dalla Cina continentale per entrare illegalmente a Taiwan sono adesso diventati le vie di fuga per gli uomini d’affari taiwanesi che scappano dalla Cina.

Hong ha concluso che siccome nessun funzionario può mantenere il suo potere per sempre, non esiste una protezione eterna.

Tradotto e scritto in inglese da Frank Fang.

Articolo in inglese: Official Protectors Purged, Taiwanese Businessmen Leave China
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