Implicazioni del crollo del mercato azionario cinese

Nel giro di tre settimane, gli indici dei mercati azionari di Shanghai e Shenzhen sono precipitati di oltre il 30 per cento. Nella foto, alcuni investitori seduti davanti a uno schermo che mostra i movimenti di mercato in una società d’intermediazione ad Hangzhou, nella provincia orientale cinese dello Zhejiang, l’8 luglio 2015. (STR/AFP/Getty Images)

Alla fine il regime cinese è riuscito a stabilizzare il crollo del mercato azionario, ricorrendo a misure estreme. Da metà giugno gli indici delle borse di Shanghai e di Shenzhen hanno perso il 30 per cento in tre settimane.

Sebbene molti piccoli investitori abbiano cominciato a mostrare segni di sollievo, persino esprimendo gratitudine al Governo per ‘aver salvato’ il mercato azionario e i loro investimenti, per i Governi e per gli investitori stranieri l’episodio ha un significato molto diverso.

Fatto più importante, la vicenda rivela che il mercato azionario cinese è ancora in una fase molto prematura e che l’inclinazione delle autorità cinesi a esercitare il controllo è straordinariamente forte. Sono molti gli analisti e i media internazionali che stanno cominciando a gettare dubbi sulla futura direzione delle riforme economiche e finanziarie della Cina.

Negli ultimi anni la Cina ha fatto grandi sforzi per liberalizzare il suo mercato azionario. Sono state attuate delle misure di riforma, come la graduale introduzione del programma Renminbi Qualified Foreign Institutional Investors (Rqfii) per partecipare al mercato delle A-share [alcune azioni di Shanghai e Shenzhen quotate nel renminbi, ndt], così come il lancio della Shanghai-Hong Kong Stock Connect a novembre 2014, che consente agli investitori di uno dei due mercati di scambiare azioni nell’altro.

La Cina non è mai rifuggita dalla sua aspirazione di trasformare Shanghai in un centro finanziario regionale o addirittura internazionale.

Tuttavia il crollo del mercato azionario e le risposte drastiche del regime – che includono il vietare una qualsiasi nuova Offerta pubblica iniziale (Ipo), impedendo così ai principali azionisti di disporre delle proprie azioni entro un periodo di sei mesi e consentendo alle società quotate di sospendere le negoziazioni senza validi motivi – hanno senza dubbio incrinato la fiducia degli investitori internazionali.

A differenza dei mercati azionari più maturi, quello cinese è dominato dai piccoli investitori che hanno poca conoscenza ed esperienza.

Un passo importante per un’ulteriore crescita e sviluppo sarà quello di aumentare la partecipazione degli investitori istituzionali, in particolare quelli occidentali. Tuttavia l’andamento di tali riforme potrebbe essere definitivamente bloccato a causa del crollo delle borse cinesi.

Un altro degli importanti obiettivi finanziari della Cina è l’internazionalizzazione dello yuan. Secondo il Fondo Monetario Internazionale (Fmi), l’apertura del suo conto capitale potrebbe aiutare Pechino ha soddisfare i criteri del Fmi per aderire al suo paniere delle valute dei Diritti Speciali di Prelievo, il che rafforzerebbe notevolmente la popolarità e lo status dello yuan.

Ancora una volta, una possibile conseguenza delle turbolenze nel mercato azionario è che la probabilità di successo della Cina in questo sforzo potrebbe essere compromessa.

Quali lezioni le autorità cinesi avranno imparato e quale direzione prenderanno, saranno questioni al centro dell’attenzione internazionale.

Articolo in inglese: ‘Implications of China’s Stock Market Crash

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