Ilva, è scontro tra Emiliano, sindacati e governo

Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia (STR/AFP/Getty Images)

È ancora scontro sull’Ilva e questa volta è piena frattura tra Governo, enti locali e sindacati: tutte le parti in causa affermano di pensare al bene dei lavoratori e alla salute dei tarantini.

L’Ilva – è deciso da tempo – verrà venduta. Prima però bisogna preparare il ‘terreno’ a livello legale, soprattutto sul piano ambientale. Ed è proprio contro il nuovo piano ambientale del Governo che si batte il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, che ha presentato ricorso al Tar, incorrendo nelle ire del ministro dello Sviluppo Economico Calenda, che teme slittamenti e la marcia indietro degli acquirenti. Il Governo chiede a Emiliano, che è appoggiato dal sindaco di Taranto, di ritirare il ricorso.

L’ex magistrato non ci pensa nemmeno, afferma infatti su Facebook: «Nessuno può legittimamente chiedere a chicchessia il ritiro di una domanda giudiziale, intimidendolo nel prefigurare possibili conseguenze disastrose per l’economia nazionale e per il lavoro. Si tratterebbe di un’attività illegittima, intesa a coartare la volontà di un individuo o peggio, come nel caso di specie, addirittura di una Regione e di un Comune». La principale obiezione di Emiliano al nuovo piano ambientale, sembra essere il prolungarsi dei termini per gli interventi di copertura del Parco Minerale e del Parco Fossile dell’Ilva.

Ad affiancare il Governo contro Emiliano ci sono i sindacati. Per Susanna Camusso, segretaria della Cgil intervistata da La7, il ricorso del presidente della Regione Puglia è «un gioco da bambini, un modo per far saltare l’asta di vendita». Secondo la leader, Emiliano in realtà non ha tutti i torti in linea di principio, ma il ricorso non è il metodo giusto. È invece al tavolo di discussione con il Governo, sostiene la Camusso, «che si definiscono le soluzioni. Diciamo al presidente della Regione Puglia che quel ricorso non va bene, e diciamo al ministro Calenda di non sospendere il tavolo».

Ma Calenda, secondo il Corriere, non ne vuole sapere di parlare con Emiliano, e dichiara: «Non possiamo sederci al tavolo con chi vuole farlo saltare».
Valerio Dalò, segretario generale di Fim Cisl Taranto, è d’accordo con la Camuso, e dichiara al Corriere: «Eravamo a un passo dall’inizio delle opere e della copertura dei parchi, ma così non facciamo altro che allungare i tempi. Abbiamo lavoratori a casa da tre anni, circa 850 unità che a gennaio sarebbero rientrati, e invece restano ancora fuori»

Quello di Emiliano, comunque, sembra anche un ricatto politico per ottenere maggiori concessioni sulla salvaguardia dell’ambiente: «Taranto ha già pagato troppo — afferma il presidente della Puglia, citato dalla Gazzetta del Mezzogiorno — Liberiamoci da questo sortilegio dell’Ilva, per Taranto, per la Puglia e per l’Italia, e trasformiamola nella più moderna acciaieria del mondo […] Ritireremo il ricorso quando il decreto sarà modificato, mettendo insieme il punto di vista del Comune, della Regione, del Governo e dell’Azienda».

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