Il Vaticano proibisce la vendita di sigarette

(Marius Iacob / Epoch Times)

Papa Francesco ha deciso di vietare dal 2018 la vendita di sigarette nei negozi di città del Vaticano.

Il Vaticano è una città Stato (governata da un’autorità spirituale) delle dimensioni di un rione che si trova nel pieno centro di un’altra città, Roma, a sua volta capitale di un’altro Stato.

La gran parte delle persone che lavorano in Vaticano sono cittadini italiani. Ma in Vaticano, non si può entrare liberamente: residenti a parte, oltre i cancelli che aprono i diversi varchi attraverso le mura vaticane è ammesso solo chi è autorizzato: che si tratti di impiegati italiani o di appartenenti al corpo diplomatico, senza il tesserino di riconoscimento le guardie svizzere non fanno passare nessuno.
Quindi, poter aver accesso al vantaggioso mercato vaticano è un privilegio: dalle sigarette e i carburanti a basso prezzo, fino ai farmaci non disponibili in Italia; senza considerare i conti correnti bancari, indipendenti dalle normative italiane.

In questo quadro, la piccola stazione ferroviaria offerta al papato da Mussolini e quasi mai utilizzata, nel 2003 è stata convertita a grande magazzino di lusso, per una clientela potenziale di cinque-seimila privilegiati: dipendenti o pensionati del Vaticano, ma anche membri di ambasciate presso la Santa Sede, possono acquistare borse e valigie, orologi, dispositivi elettronici, profumi, abbigliamento di marca e alimentari. Tutto esentasse e a prezzi molto competitivi.

Quella del Vaticano è insomma una situazione a dir poco particolare, unica al mondo anche dal punto di vista commerciale.

Le sigarette, finora, in Vaticano erano quindi vendute esentasse. Assume perciò un particolare significato il riferimento del portavoce della Santa Sede, che riconosce come le sigarette vendute a prezzo ridotto rappresentino comunque una non meglio quantificata «fonte di reddito per la Santa Sede».

In ogni caso, come ha ricordato il Vaticano stesso, secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità il tabacco causa nel mondo sette milioni di morti ogni anno. E anche papa Francesco, a cui è stato asportato un polmone a vent’anni, non fuma, contrariamente al personaggio interpretato dall’attore Jude Law nella serie «Il giovane papa», che brucia una sigaretta dietro l’altra.
Nella Storia, gli Stati pontifici tuttavia sono stati tra i primi a importare le piante di tabacco, e antiche stampe riproducono papi che fiutano prese di foglie triturate di questa pianta scoperta nel Nuovo Mondo.

Nel 2002, prima dell’Italia, il Vaticano aveva promulgato una legge che proibiva di fumare nei locali pubblici, ma senza bandire le sigarette dalle sue rivendite di Stato.

Ma ora si cambia. E Greg Burke, portavoce del Vaticano, ha spiegato in un comunicato di qualche giorno fa che «il motivo è molto semplice: la Santa Sede non può contribuire a un’attività che pregiudica chiaramente la salute delle persone» e ancora: «Nessun profitto può essere lecito, se mette le vite in pericolo». Parole sante.

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