Il socialismo in Sudamerica, dittatura miseria e propaganda

Una donna anziana in fila per comprare per comprare cibo e oggetti casalinghi di prima necessità fuori da un supermercato nel quartiere povero di Lidice, a Caracas, in Venezuela. 27 maggio 2016. (Foto: RONALDO SCHEMIDT/AFP/Getty Images)

Con il Venezuela che sta per implodere dinanzi agli occhi di tutti, diventano evidenti la distruzione, la sofferenza e gli inganni causati dal socialismo in America Latina.
L’economia pianificata a livello centrale e le violazioni del diritto alla proprietà privata previsti dal socialismo, hanno portato povertà enorme a Cuba, inflazione esorbitante e caos in Venezuela e degrado morale all’Argentina.
Per sostenere questo sistema disumano di ridistribuzione e monopolizzazione, dato che le persone cercano di ribellarsi o di scappare, diversi Paesi in America Latina hanno subito una svolta dittatoriale – come il Nicaragua – o per lo meno hanno ridotto in modo evidente la libertà di parola e associazione, come Ecuador e Bolivia.

A descrivere la realtà dei regimi socialisti sudamericani sono purtroppo i fatti: i latino-americani migrano a colossali ondate verso Nord America ed Europa, e la maggior parte non ritorna in patria.
Più di 600 mila venezuelani hanno abbandonato il proprio Paese dalla salita al potere di Hugo Chávez nel 1999, e costituiscono il più grande gruppo di richiedenti asilo, negli Stati Uniti e in Spagna.
Gli oppressi e i disperati dell’America Centrale e dei Caraibi fuggono in imbarcazioni di fortuna o a piedi, spesso su percorsi estremamente pericolosi, come il ‘Treno della Morte’ attraverso il Messico. E le donne, alla partenza mettono persino in conto il rischio concreto di venire stuprate durante il viaggio, al punti di munirsi di pillole anticoncezionali (a riguardo si possono citare i film-documentari La Bestia e 7 Soles di Pedro Ultreras).

E non sono solo i cittadini degli Stati sudamericani ad abbandonare le proprie terre: lo fanno anche gli investitori stranieri, almeno quei pochi che hanno provato a investire in Sud America. E non sorprende: si tratta di economie deprivate di capitale fisico e umano che si ritrovano a combattere con livelli di povertà e di illegalità inconcepibili per la maggior parte degli occidentali.
Con poche eccezioni (come il Cile) queste nazioni hanno poca scelta, se non quella di basarsi sullo sfruttamento delle risorse naturali. Ma anche il quel caso, i profitti nazionalizzati finiscono in buona parte bruciati dalla corruzione, sprecati in insostenibili sussidi o in progetti ‘allettanti’ per certi governanti. Altre volte, vengono semplicemente rubati.

AUTORITARISMO RIVOLUZIONARIO

Le nazioni dell’America Latina hanno portato il socialismo alla sua conclusione logica: il governo autoritario.

Secondo il Fraser Institute of Canada – un’organizzazione che pubblica classifiche sulla libertà economica e la facilità di condurre attività d’impresa – Venezuela, Argentina, Ecuador e Bolivia sono tra le nazioni «meno libere». Le peggiori sono quelle al centro dell’Alleanza Boliviana socialista. Cuba non può nemmeno essere classificata, perché il suo settore privato è praticamente inesistente e le statistiche del regime sono ovviamente inaffidabili.

I governanti di diverse nazioni latinoamericane non si limitano ad ammirare i guerriglieri marxisti: sono loro stessi dei guerriglieri marxisti. É sufficiente guardare a quanti capi di Stato latinoamericani recenti abbiano lottato durante le guerre civili negli anni 70 e 80 con il sostegno di sovietici e cubani: Salvador Sánchez Cerén di El Salvador, Daniel Ortega del Nicaragua, José Alberto ‘Pepe’ Mujica dell’Uruguay e Dilma Rousseff del Brasile. Hugo Chávez, sebbene non fosse stato personalmente un guerrigliero, aveva istigato due colpi di Stato contro il suo stesso governo negli anni 90.
Le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (le famigerate Farc) hanno combattuto una guerra marxista-terroristica contro il popolo e lo Stato per mezzo secolo, e hanno finanziato le loro operazioni con l’estorsione e la droga. Ora, come parte del cosiddetto ‘accordo di pace’, vogliono, e probabilmente otterranno, dei seggi garantiti nel Parlamento della repubblica colombiana.

PROPAGANDA

Alla luce di simili dati di fatto, come si spiega che milioni di persone in Occidente pensino ancora che simili governi – imposti dall’alto e con la forza, e i cui risultati economici e sociali sono di norma pessimi – abbiano portato alla prosperità?

Per dirlo con le parole del Nobel peruviano Mario Vargas Llosa: «Quando la realtà è inaccettabile, la finzione funge da rifugio». Quindi diventano necessarie la propaganda e le accuse contro gli agenti esterni: le economie distrutte di queste nazioni, secondo certa propaganda, sarebbero colpa di qualcun altro. Esistono poi soggetti come l’Alleanza boliviana per le Americhe, che paga profumatamente il gruppo mediatico venezuelana Telesur affinché faccia da grancassa alla propria propaganda socialista.

Ma Telesur è quasi innocua se la si confronta ai livelli di soppressione della libertà di parola raggiunti in tutto il Continente: multe per la pubblicazione o non pubblicazione di determinate notizie, la chiusura delle Ong indipendenti, impiego di troll per intimidire i dissidenti, e persino l’obbligo per gli impiegati statali di partecipare alle marce e di elogiare per forza i ‘signori del potere’. Senza contare le violenze e il carcere per chi osi partecipare a marce di dissenso nei confronti del governo.

In questo senso il top è Cuba, idolatrata da tutti i socialisti sudamericani e ora governata dal fratello minore di Fidel, Raúl Castro. Se a Cuba ci si oppone pubblicamente al regime, ci si può aspettare tanto la prigione quanto l’assassinio, come accaduto ad esempio a Oswaldo Payá Sardiñas, un pacifico attivista democratico e Premio Sakharov per i diritti umani nel 2009.
Gli spietati tiranni di questa dittatura sono così terrorizzati dalla possibilità che si diffonda la verità sul loro «paraìso socialista», che arrestano persino le Dame in Bianco. Donne ‘colpevoli’ unicamente di essere mogli e parenti di prigionieri politici, e che hanno osato manifestare contro questa ingiustizia mentre andavano a messa per le sporche e fatiscenti strade de L’Avana.

A Cuba come in tutto il Sudamerica – e in Cina – la verità è un qualcosa che socialisti e comunisti non sono in grado di tollerare.

 

Fegus Hodgson è il fondatore e direttore esecutivo di Antigua Report, una pubblicazione di intelligence sull’America Latina. È anche redattore della Gold Newsletter e direttore dell’American Institute for Economic Research.

Quelle espresse in questo articolo sono le opinioni dell’autore e non riflettono necessariamente la posizione di Epoch Times.

Articolo in inglese: How Socialism Ruined Latin America

Traduzione di Vincenzo Cassano

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