Il sistema piramidale che ha truffato milioni di cinesi

Materiali rinvenuti in seguito alla retata della polizia cinese (foto: Greg Baker/AFP/Getty Images)

Un sistema piramidale in Cina ha tratto in inganno e truffato milioni di investitori, che hanno perso in totale 30 miliardi di yuan (circa 3 miliardi e 780 milioni di euro).

Nel dicembre 2017 Zhang Xiaolei, fondatore della società che gestisce la piattaforma online Qianbao.com, si è presentato alla polizia, e ha confessato di essere il responsabile del sistema piramidale fin dalla sua creazione, nel 2012. Secondo il periodico economico-finanziario Caixin, l’affare implicava fondi per circa 70 miliardi di yuan (di 8 miliardi e 770 milioni di euro).

Un servizio pubblicato il 20 gennaio dall’agenzia di stampa cinese Xinhua, ha spiegato in che modo la società frodava i suoi clienti. Il presunto modello di agenzia d’affari consisteva in una piattaforma online, che doveva ricompensare i fruitori per l’attività sul sito, con l’attrattiva finale di iniziare a vendere pubblicità sul sito stesso. Gli utenti dovevano iscriversi ed effettuare determinate operazioni come guardare gli annunci pubblicitari o compilare dei sondaggi. Per fare questo ovviamente dovevano pagare, ma sarebbero stati ricompensati solo dopo aver completato le attività: la società prometteva dal 40 al 60 percento annuo di profitto.

Zhang Xiaolei ha confessato che Qianbao in realtà, per promuovere i suoi marchi, non lavorava con aziende esterne. Gli annunci pubblicitari erano presi casualmente da internet, o erano video girati all’interno dell’azienda. Come nel classico schema di gestione piramidale, il denaro investito dai nuovi clienti era usato per pagare i vecchi.

Per attirare più investitori, Qianbao si spacciava per un impero commerciale: nel suo materiale promozionale, dichiarava di possedere 70 diverse imprese, che comprendevano di tutto, dalle agenzie immobiliari, a una squadra di calcio fino a una società di condivisione di biciclette.
L’inchiesta ha accertato che in realtà possedeva solamente una ventina di imprese, i cui profitti erano del tutto insufficienti per pagare gli investitori.

Una delle proposte di investimento annunciate da Qianbao, era un progetto immobiliare, il cui valore sosteneva ammontasse a venti miliardi di yuan (circa 2 miliardi e 600 mila euro). Tuttavia le autorità hanno scoperto che la società, in questa iniziativa, aveva investito 1 miliardo e 200 milioni di yuan (circa 156 milioni di euro). Quando un giornalista di Xinhua si è recato sul luogo presunto del progetto, ha trovato un terreno semideserto, a eccezione di due edifici non terminati.

Un’altra idea proposta da Qianbao era un complesso turistico, ma la polizia ha scoperto che il terreno scelto per la sua realizzazione era già destinato all’industria aeronautica. Un ulteriore investimento consisteva in una squadra di calcio di Chengdu (città nel sudovest della Cina), che risultava già in perdita e che doveva ai giocatori milioni di euro in retribuzioni arretrate.

Negli ultimi anni, sistemi piramidali sospetti si sono diffusi ampiamente in tutta la Cina e, in alcuni casi, bande ingaggiate da società fraudolente hanno costretto con la forza gli investitori a sborsare i soldi. L’anno scorso, numerosi neolaureati sono persino morti in circostanze misteriose, dopo essere entrati in uno di questi sistemi.
All’inizio dello scorso anno, anche il sito di prestiti online Ezubao si è rivelato un piano per truffare gli investitori: in diciotto mesi, ha sottratto dai sei agli otto miliardi di euro a 900 mila persone.

Queste associazioni a delinquere si finanziano spesso col denaro delle vittime, attirate dalla promessa di arricchirsi da un giorno all’altro.
Secondo Radio Free Asia (Rfa), il 22 gennaio circa duemila investitori di Qianbao hanno manifestato nelle vie di Nanjing, nella provincia di Jiangsu (dove è stata fondata la società), per chiedere alle autorità locali di farsi carico delle loro perdite. Uno dei manifestanti ha dichiarato a Rfa che ha iniziato a investire dopo aver visto che Qianbao aveva un’approvazione statale, e che gli annunci pubblicitari venivano trasmessi dai media di Stato: «Abbiamo utilizzato tutto il patrimonio familiare negli investimenti in Qianbao, perché abbiamo creduto al governo e a Cctv [canale televisivo statale, ndr]. Oggi, dopo aver perso tutti i nostri soldi, ci dicono che era illegale: per questo adesso chiediamo spiegazioni». 

L’analista cinese Jason Ma, in un’intervista rilasciata a Epoch Times, sottolinea che gran parte dell’indignazione pubblica è rivolta soprattutto alle forze di polizia che, nonostante tante tragedie, non è riuscita a sradicare completamente questi sistemi piramidali che continuano a proliferare in Cina.

Articolo in inglese: How a Massive Pyramid Scheme in China Defrauded Millions

Traduzione di Francesca Saba

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