Il sequestro di Sydney mostra la pericolosità dei social network

polizia (Shutterstock)

La gente è stata inondata di informazioni al termine del sequestro di Sydney, avvenuto in un palazzo nel Central Business District. L’assalto, terminato con la morte del rapitore, si è verificato dopo una giornata di grande tensione, anche se i dettagli riguardo l’esito rimangono poco chiari.

Mentre erano state date istruzioni precise ai tradizionali organi di stampa su ciò che dovessero e non dovessero pubblicare, è stato molto più difficile tenere sotto controllo i social network. Su Twitter dilagavano ipotesi, sono state pubblicate fotografie scattate sulla scena e le persone condividevano video online degli ostaggi nella caffetteria Lindt.

In queste situazioni critiche, i negoziatori della polizia possono utilizzare i social network per cercare di entrare in contatto sia con i rapinatori che con le persone. Ad esempio possono cercare di contattare una persona scomparsa attraverso la loro pagina Facebook. Ma entrare in contatto con gli ostaggi in questo modo potrebbe anche costituire un ostacolo in situazioni molto pericolose.

I social network possono permettere alla polizia di localizzare un rapinatore, il che da una parte è un elemento utile per le squadre tattiche, ma dall’altra può mettere a repentaglio la vita degli ostaggi stessi. Vi è inoltre il pericolo che l’informazione twittata dagli ostaggi o dalle persone sul luogo possa essere d’aiuto al rapitore.

Prove aneddotiche suggeriscono che il coinvolgimento dei media nelle situazioni di sequestro può a volte risultare dannoso.

Ad esempio durante il sequestro dell’autobus a Manila nel 2010, un elicottero della stampa ha mandato in onda immagini dell’organizzazione dell’operazione tattica della polizia intorno l’autobus. La trasmissione era disponibile all’interno dell’autobus e al rapitore è stata fornita un’importante informazione riguardo gli interventi tattici che stava organizzando la Polizia nazionale filippina. Perciò la polizia ha perso il suo vantaggio non avendo più l’elemento sorpresa dalla sua parte.

Perciò è assolutamente fondamentale la cautela nel diffondere informazioni in casi come quello di Manila o di Sydney, soprattutto ora che i rapitori possono accedere più facilmente ad esse. La maggior parte dei media consolidati sono consapevoli di questo problema e gli organi di stampa generalmente chiedono indicazioni alla polizia responsabile delle operazioni prima di trasmettere informazioni al pubblico. Ma su internet coloro che non sono professionisti tendono a prendere minori precauzioni.

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Ovviamente è comprensibile che gli ostaggi possano avere il desiderio di rassicurare i loro cari condividendo su Twitter la loro esperienza. Ad ogni modo tutto ciò contrasta con l’idea di mantenere un ambiente asettico, in cui di solito la polizia cerca di assicurare che la comunicazione avvenga solo fra i rapitori e i negoziatori. Questo è un principio basilare nel sequestro e nelle trattative di crisi.

Ma questo tipo di interazione potrebbe anche risultare benefica. Possono essere raccolte informazioni riguardo le condizioni e il benessere degli ostaggi.

Infatti, ora che si è concluso il sequestro di Sydney, la polizia potrebbe trovare informazioni utili sulle pagine dei social network del criminale.

NEL DUBBIO, NON TWITTARE

I social network sono una sorta di arma a doppio taglio. Possono risultare vantaggiosi in determinate situazioni ma possono anche rendere uno scenario potenzialmente letale ancora più teso.

Il coinvolgimento di terzi, anche di passanti, può introdurre un elemento di comunicazione che è completamente fuori dal controllo della polizia. Gli agenti sono stati addestrati a far fronte a situazioni di questo genere, ma il loro ruolo può essere compromesso da un flusso di informazioni del quale non sono al corrente e che possono anche essere inesatte.

Un tweet o un commento di Facebook, innocente o benintenzionato, lasciato da un passante potrebbe dare informazioni sbagliate al rapitore. Potrebbe far intendere che la situazione sia presentata al mondo esterno in un particolare modo o fornire informazioni che il rapitore non vuole comunicare. Ciò potrebbe aggravare e inasprire una crisi.

I social network devono essere utilizzati con estrema cautela in casi come quello di Sydney. I negoziatori della polizia devono essere capaci di svolgere il ruolo per cui sono stati specificamente addestrati, senza contributi di spettatori dilettanti, per quanto benintenzionati i loro tweet possano essere.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Conversation. Leggi l’articolo originale.

I punti di vista espressi in questo articolo sono le opinioni dell’autore e non rispecchiano necessariamente il punto di vista di Epoch Times.

Immagine della polizia fornita da Shutterstock

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Articolo in inglese: Sydney Siege Shows Social Media Is a Risky Business

 

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