Il regime cinese intensifica la repressione contro i rifugiati nordcoreani

Il 21 febbraio 2012, davanti all’ambasciata cinese di Seul, durante una manifestazione contro il rinvio in Corea del Nord dei rifugiati nord-coreani, militanti dei diritti umani imitano la polizia cinese e i fuggitivi. Il regime cinese ha intensificato la repressione contro chi cerca di scappare dal Paese confinante (Jung Yeon-Je/Afp/Getty Image)

I nordcoreani che tentano di scappare dal brutale regime di Kim Jong-Un passando per la Cina sempre più spesso vengono fermati dal regime cinese e ricondotti con la forza in patria dove ad aspettarli ci sono la prigionia, le torture e in alcuni casi la condanna a morte.

Human Rights Watch ha denunciato che solo tra luglio e agosto scorsi, 41 nordcoreani che cercavano di scappare attraversando la Cina sono stati arrestati dalle autorità governative. Rispetto alle 51 persone ufficialmente catturate da luglio 2016 a giugno 2017, è un forte aumento. I fuggitivi sono stati presi in diverse regioni del territorio cinese: dalla frontiera coreana fino al confine con il Laos, nella provincia dello Yunnan. Il fatto che i nordcoreani siano stati fermati nella remota provincia dello Yunnan, significa che alcuni avevano percorso migliaia di chilometri e si trovavano ormai vicini alla libertà, prima che l’apparato di sicurezza del regime cinese li catturasse.

La repressione si è intensificata nel luglio scorso, quando le autorità del regime di Pechino hanno arrestato numerose guide locali che aiutavano i nordcoreani ad attraversare il Paese: a causa del diffondersi di queste notizie, le guide e i militanti della ‘rete di soccorso’ ora temono di essere denunciati e arrestati dalla polizia cinese e sono sempre più restie ad accompagnare sconosciuti in fuga.

9 Febbraio 2016: Un soldato nord-coreano di guardia su un’imbarcazione con abitanti del posto, mentre naviga sul fiume Yalu, che separa la città nordcoreana di Sinuiju da quella cinese di Dandong (Johannes Eisele/Afp/Getty Image).

9 Febbraio 2016: Un soldato nord-coreano di guardia su un’imbarcazione con abitanti del posto, mentre naviga sul fiume Yalu, che separa la città nordcoreana di Sinuiju da quella cinese di Dandong (Johannes Eisele/Afp/Getty Image).

Secondo Human Rights Watch, tra i 92 profughi catturati dal giugno 2016, solo 46 sono ancora imprigionati in Cina, mentre gli altri sono stati deportati in Corea del Nord. Il regime di questo Paese applica pene severe a chi tenta di evadere: la maggior parte è rinchiusa nei campi di concentramento e sottoposta a diverse forme di tortura e maltrattamenti, mentre altri sono giustiziati.

La deportazione dei rifugiati nordcoreani verso il Paese d’origine è stata qualificata come una violazione della Convenzione delle Nazioni Unite del 1951 sullo stato dei rifugiati e del Protocollo del 1967 che la integra. La Cina ha sottoscritto entrambi i documenti.
L’articolo 33 della Convenzione, noto anche come Principio del non-respingimento, fa divieto ai Paesi di estradare o di rifiutare un rifugiato «alle frontiere dei territori dove la sua vita o la sua libertà sia minacciata a causa della propria razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o opinioni politiche».

Il 10 ottobre 2015 il dittatore nordcoreano Kim Jong-Un e il membro del Comitato permanente del Politburo del Partito Comunista Cinese Liu Yunshan salutano i partecipanti alla grande sfilata militare di Pyongyang (Ed Jones/Afp/Getty Images).

Il 10 ottobre 2015 il dittatore nordcoreano Kim Jong-Un e il membro del Comitato permanente del Politburo del Partito Comunista Cinese Liu Yunshan salutano i partecipanti alla grande sfilata militare di Pyongyang (Ed Jones/Afp/Getty Images).

 

La dittatura cinese considera i profughi nordcoreani come ‘emigranti economici illegali’ e non come rifugiati o richiedenti asilo politico, nonostante siano riconosciuti a livello internazionale rifugiati a tutti gli effetti ed esposti a gravi persecuzioni se venissero rimandati nel proprio Paese d’origine. Secondo il quotidiano britannico Telegraph, il recente rapporto del ministero dell’Unificazione della Corea del Sud ha accertato che tra gennaio e agosto 2017 solo 780 nordcoreani sono riusciti a mettersi al sicuro nel sud del Paese: un numero molto inferiore rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Traduzione di Francesca Saba

Articolo in inglese: China Intensifies Crackdown on North Korean Refugees, Sends Them Back to Face Torture and Execution

 

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