Il regime cinese attacca l’agricoltura americana per colpire Trump

Un macellaio taglia un pezzo di maiale in un mercato a Pechino, Cina, 25 marzo 2016 (Reuters / Jason Lee / File Photo).

In risposta ai dazi decisi da Trump, il Partito Comunista Cinese minaccia una tassa-rappresaglia sui prodotti agricoli americani importati. In una sorta di singolare autogol, finiscono nel mirino del Pcc due prodotti per cui la Cina è debitrice netta degli Usa: soia e carne di maiale.

Per tranquillizzare gli agricoltori statunitensi, Trump garantisce una vita migliore alla fine della guerra commerciale. «C’è ancora un po’ di lavoro da fare, ma dopo, le vite degli agricoltori miglioreranno più che mai».

Pechino ha deciso di portare al 25 percento la tassa di rappresaglia sui 50 miliardi di dollari di prodotti agricoli importati dall’America, comprese la soia e le carne di maiale (due prodotti per cui la Cina è fortemente dipendente dalle importazioni Usa).
Il provvedimento  influenzerà principalmente le zone agricole statunitensi, che hanno rappresentato i maggiori bacini di elettori di Donald Trump, che ha subito detto al proprio elettorato: «Il Pcc ha attaccato i contadini americani, pensando di darmi un duro colpo. Non penso sia molto gentile da parte sua. Però dico che i nostri contadini sono dei grandi patrioti. Capiscono che tutto questo è per gli Stati Uniti e io li ricompenserò».

Peter Navarro, consulente del Commercio alla Casa Bianca, ha aggiunto: «Il Pcc sta cercando di indebolire la nostra determinazione, minacciando un settore determinante della nostra economia». Steve Censky, vice ministro dell’Agricoltura americana: «Dobbiamo affrontare la vendetta. La situazione dei contadini e dei proprietari terrieri sono temi delicati. Il ministero sta cercando delle soluzioni».
E una delle possibili soluzioni immediate pensate da Censky, potrebbe essere un meccanismo di intervento classico: le organizzazioni federali di credito per i prodotti agricoli potrebbero acquistare i prodotti agricoli in eccesso rimasti invenduti: «Abbiamo un ampio potere e possiamo applicare azioni multiple per risolvere il problema».

Il 6 aprile 2018, Reuters ha riportato che il ministero dell’Agricoltura americana ha confermato di aver ricevuto già 458 mila tonnellate di soia non proveniente dalla Cina. La notizia ha stabilizzato il prezzo dei future della soia alla Borsa di Chicago.

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