Il pentimento «farsa» di Kim

Il dittatore nordcoreano Kim Jong-un assiste al lancio di un missile Hwasong-12, foto non datata rilasciata dalla KCNA (Korean Central News Agency) il 16 settembre 2017. (KCNA via REUTERS)

Secondo gli esperti, la decisione di Kim Jong-un di accettare una trattativa con la Corea del Sud sarebbe un espediente per guadagnare tempo, oppure un espediente per ritardare un’eventuale invasione americana. Per alcuni, entrambe le ipotesi.

Si è fatto un gran parlare dell’improvviso cambio di atteggiamento del dittatore nordcoreano di accettare il dialogo con Seul. Alcuni opinionisti attendibili, definiscono questa decisione un passo diplomatico; altri ritengono che la partecipazione dei due pattinatori artistici nordcoreani ai prossimi giochi olimpici invernali, segni una svolta nella storia di uno dei regimi più repressivi al mondo.

Rick Fisher, principale ricercatore del Centro internazionale per la valutazione e le strategie, è piuttosto scettico, e ritiene che sarebbe un errore sperare in un cambiamento significativo di scenario nella penisola coreana. Spiega infatti che, durante il conflitto, tutto il mondo si è schierato contro la Corea del Nord, tranne due alleati, pronti a sostenerla: Cina e Russia.
Non sapendo che strada prendere, e con un’economia sottoposta a più severe sanzioni, per Fisher il regime di Kim Jong-un non può rispondere con la forza agli avvertimenti della nuova amministrazione americana, e quindi tenta un altro tipo di approccio: «Intrattenendo buoni rapporti con il Sud, il Nord spera di indebolire il crescente consenso, guidato dagli Stati Uniti, che porti ad azioni contro il regime». E il ricordo di una guerra devastante con la possibilità di un’altra, bastano alla Corea del Sud per sperare che il Nord sia sincero.

Tuttavia, Kim Jong-un ha dichiarato espressamente che i suoi missili balistici nucleari mirano agli Stati Uniti. Sarebbe quindi pericoloso interpretare ingenuamente e in modo ottimistico la recente posizione del dittatore coreano nei confronti del vicino. Il ricercatore ricorda che «la Corea del Nord continuerà nei suoi sforzi per minacciare tutto il mondo, e in particolare gli Stati Uniti, grazie ai suoi missili nucleari».

L’attuale apertura diplomatica è quindi una ritirata strategica: un modo per alleggerire la pressione crescente verso una pericolosa possibilità che la Corea del Nord non vuole veramente affrontare. Continua Fisher: «I nordcoreani vogliono far esplodere la ‘bolla’ del consenso internazionale sempre più ampio che ottengono gli Usa, sulla necessità di un’azione militare contro la Corea del Nord». In questo senso, l’apertura del dialogo indebolisce il consenso e dà tempo prezioso al regime.

Basandosi su rapporti dei Servizi segreti, Fisher sostiene che la Corea del Nord tra un anno potrebbe attuare a pieno i programmi nucleari e i lanci di missili, e dotarsi di un Icbm nucleare in grado di lanciare un’ogiva in qualsiasi punto del mondo. Kim Jong-un ha bisogno di tempo, anche per ultimare la costruzione di un sommergibile di grandi dimensioni e di missili sottomarini, che sarebbero una minaccia per il Giappone.

Rick Fisher non è il solo a pensare che le trattative non porteranno alcun risultato. Steven Mosher, presidente del Population Research Institute e autore del recente libro Bully of Asia: Why China’s Dream is the New Threat to World Order (Il Bullo Asiatico: perché il sogno della Cina è una nuova minaccia per l’ordine mondiale), pensa che la Corea del Nord stia guadagnando o piuttosto, ‘corrompendo’ tempo: «Dal punto di vista americano, i negoziati col Paese comunista non hanno portato niente; ma da quello nordcoreano, hanno portato i risultati attesi: hanno guadagnato tempo e più di un miliardo di dollari in aiuti statunitensi, da parte delle amministrazioni Clinton e Bush».

Mosher ha ribadito che soldi e tempo sono essenziali per i programmi nucleari del regime, che ora può mettere a punto le tecnologie. Ha bisogno solo di tempo, e forse di denaro, ma questa è una cosa che non si può ottenere né con la forza né con altre provocazioni. La Corea del Nord deve perciò giocare la carta del dialogo per forza. E nessun altro Paese è pronto a parlare come la Corea del Sud: mentre Giappone e Usa chiedono un atteggiamento rigido verso il dittatore, Seul si dimostra aperta e ottimista.
Steven Mosher valuta che: «Le sanzioni cominciano a produrre i loro effetti, e Kim Jong-un tende la mano all’elemento più debole delle alleanze americano-giapponese e americano-sudcoreano, cioè la Corea del Sud».

Mosher concorda con Fisher sul fatto che la Corea del Sud sia spinta dalle sue naturali simpatie verso la popolazione confinante, traumatizzata dall’attuale regime. Inoltre, ha memoria di una guerra devastante, con la forte probabilità che l’artiglieria vicina possa causare milioni di morti. Ma, per Mosher, nonostante la Corea del Sud sia stimolata da questi sentimenti a trovare soluzioni diplomatiche, la Corea del Nord continuerà a fabbricare con ‘fervore’ missili e armi nucleari: «La soluzione per il dilemma nordcoreano non si troverà con le trattative tra le due Coree, ma tramite pressioni degli Stati Uniti sul ‘padrino’ della Corea del Nord: la Cina. Fino a quando Kim Jong-un è sicuro di beneficiare sottobanco del sostegno della Cina, non ha nessun motivo per cambiare comportamento». Tanto più che Pyongyang ha già perfezionato degli Icbm in grado di trasportare ogive nucleari in miniatura.
Mosher crede che i modi energici di Trump diano al dittatore materia di riflessione, e facciano diminuire i suoi test missilistici. Per determinare un cambiamento duraturo, gli Stati Uniti dovrebbero spezzare l’alleanza Cina-Corea del Nord. Per Pechino, d’altra parte, Kim Jong-un è uno spauracchio perfetto per distrarre gli Stati Uniti e far sprecare loro risorse e denaro.

Se scoppiasse la guerra, infatti, Washington dovrebbe impiegare notevoli risorse militari e finanziarie. Il dispiegamento di forze la indebolirebbe, rendendola incapace di difendere gli alleati – per esempio Taiwan – in caso di attacco da parte di Pechino. Questo porta Fisher a ritenere che, un altro conflitto in Corea, abbrevierebbe alla Cina i tempi per la conquista di Taiwan. La soluzione migliore, secondo questa logica sarebbe quella di reintrodurre armi nucleari tattiche in Asia ritirate da Bush. I missili tattici sulla soglia di casa di Kim Jong-un, potrebbero fare parecchio per convincerlo e la Cina che la guerra non porta benefici a nessuno.

 

Articolo in inglese: Talks With North Korea a Farce, Say Experts

Traduzione di Francesca Saba

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