Il Pcc reprime e annienta il natale dei cristiani cinesi

24 dicembre, Chiesa di Fuyang, provincia di Anhui. Durante la messa della veglia di Natale, un partecipante filma il coro. Segnalazioni da tutta la Cina, dimostrano che le celebrazioni dei cristiani cinesi per il Natale sono state represse fortemente dal regime (foto: Afp/Getty Images).

Decine di milioni di cristiani in Cina, alla vigilia di Natale, hanno dovuto celebrare di nascosto e nella paura la loro festa più importante. Il regime del Partito Comunista Cinese ha lanciato quest’anno, contro questa festività, la più dura delle repressioni mai avute negli ultimi anni.
Le cerimonie religiose, per ordine del Pcc sono state rigidamente limitate e sorvegliate da telecamere, e gli alberi di Natale abbattuti. Le autorità locali hanno poi istituito delle «manifestazioni anti-Natale» costringendo i cristiani alla clandestinità.

Secondo una stima del 23 dicembre di ChinaAid, Ong cristiana americana, numerosi resoconti da tutta la Cina indicano che funzionari di Stato e forze di polizia sono stati mobilitati per reprimere le celebrazioni dei cristiani cinesi.

Il 21 dicembre, l’Ufficio per la pubblica sicurezza di Anqing nella provincia di Anhui, ha emesso un’ordinanza di Interdizione di tutte le attività legate al Natale. Il provvedimento ordinava a tutti i commercianti e alle imprese pubbliche di «non creare nessuna atmosfera natalizia», vietando l’esposizione di alberi di Natale, di Babbo Natale o altri oggetti in ogni modo associabili alla festività religiosa cristiana. In un altro caso, a Pechino, in un video postato, si vede un grande albero di Natale rovesciato a terra con tutte le decorazioni, da uomini vestiti di nero. Una fedele della città di Tonghua, nella provincia di Jilin, ha dichiarato che l’Ufficio di sicurezza locale ha vietato «tutte le riunioni cristiane con più di otto persone».

Numerose chiese sono state scoraggiate, e in diversi casi le autorità hanno proibito le messe e altre celebrazioni. I divieti hanno colpito non solo le chiese clandestine ma anche le cosiddette ‘chiese dei tre principi di autonomia’, chiese protestanti approvate dallo Stato e controllate istituzionalmente dal regime – comunista e ateo – cinese (di fatto degli specchietti per le allodole che hanno la funzione di ‘rappresentare’ tutti i cristiani cinesi).

(screenshot video)

Il rapporto di ChinaAid cita un fedele cristiano di Heshan nella provincia di Guangdong, che ha dichiarato che due settimane prima di Natale, funzionari dell’Ufficio per la pubblica sicurezza hanno «messo sotto controllo» la chiesa locale dei tre principi di autonomia, installando all’interno numerose telecamere. ChinaAid ha inoltre pubblicato una foto scattata da un fedele della provincia di Zhejiang, dove si vede una chiesa semivuota durante la veglia, probabilmente a causa delle intimidazioni da parte delle autorità.
La repressione è stata insomma durissima, per le numerose chiese indipendenti sparse in tutta la Cina e considerate illegali dal regime. E un gran numero di cristiani cinesi ha anticipato la celebrazione del natale all’inizio di dicembre, mentre altri hanno deciso di non celebrarlo pubblicamente.

IL PCC DICHIARA GUERRA AL NATALE

Il Partito Comunista Cinese impone – ufficialmente e senza mezzi termini – un’ideologia atea, fondata sul marxismo-leninismo e sul pensiero di Mao Zedong. Il Pcc proibisce ai suoi membri di seguire una religione. Nonostante questo divieto, il numero di cristiani in Cina negli ultimi anni è salito alle stelle e, secondo diverse stime, conta oggi decine di milioni di persone.

L’intensificarsi della repressione, definita da alcuni media «Guerra di Natale», deriva in parte dalla paura della dittatura di Pechino degli effetti di un’influenza religiosa di stampo occidentale, percepita come minaccia potenziale all’ideologia comunista-statale e, quindi, alla stabilità del regime stesso.

(AFP/Getty Images)

Ma la repressione delle celebrazioni del natale, non si limita solo a impedire ai cristiani di frequentare le chiese: in diversi luoghi, i funzionari governativi organizzano e sostengono «manifestazioni anti-natale». Come a esempio quella tenuta recentemente nella provincia di Zhejiang: riferisce ChinaAid che in quell’occasione un gruppo di «pensionati» ha sfilato sotto la bandiera cinese, gridando slogan come «No al Natale».

Una copia della lettera spedita da studenti dell’Università cinese meridionale della provincia di Hunan, è stata diffusa ampiamente su Weibo (l’equivalente di Twitter in Cina): chiedeva ai membri della Lega della Gioventù comunista dell’Università, organizzazione affiliata al Pcc, di firmare un impegno a non partecipare alle celebrazioni del natale.

Il sito Weibo ufficiale della Lega, ha inoltre pubblicato un articolo sulla veglia di natale, informando i lettori su numerosi fatti della storia cinese avvenuti il 24 dicembre, allo scopo di insinuare che quegli avvenimenti siano più importanti del natale. Uno dei fatti citati è il «caso di Shen Chong», una presunta violenza subita da una giovane cinese da certi soldati americani, e che sarebbe avvenuta a Pechino alla vigilia di Natale nel 1946. Questa fake news ante litteram è stata completamente smentita dagli storici, che l’hanno riconosciuta essere parte della campagna denigratoria costruita dal Partito Comunista Cinese e utilizzata contro il governo nazionalista cinese durante la guerra civile.

 

Articolo in inglese: On Christmas Eve, Chinese Regime Topples Christmas Trees and Spies on Christians

Traduzione di Francesca Saba

 

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