Il Modello Cinese alla conquista del mondo

L’esercito del Pcc nella cerimonia di apertura della nuova base militare a Gibuti, 1 agosto 2017 (foto: STR:AFP:Getty Images).

Il regime del Partito Comunista Cinese sta promuovendo un proprio ‘modello’, con cui intende opporsi ai principi dei diritti umani e democrazia del mondo occidentale. Diversi osservatori della Cina ritengono che sia una nuova forma di egemonia da parte di un sistema totalitario basato sul controllo assoluto.

Fra questi vi è l’esperto di Cina Steven Mosher, che descrive nei particolari questo apparato nel suo nuovo libro Bully of Asia: Why China’s Dream is the New Threat to World Order, e spiega la vera natura del sistema che il Partito Comunista Cinese sta cercando di promuovere e diffondere nel mondo intero.
Il ‘modello cinese’ si basa sul concetto che il Pcc definisce ‘socialismo con caratteristiche cinesi’. Tuttavia, mentre molti in Occidente hanno familiarità con gli obiettivi comunisti all’interno di un sistema socialista, la definizione ‘socialismo con caratteristiche cinesi’ è spesso poco compresa o fraintesa.

Mosher spiega che il ‘modello’ deve le sue origini al dittatore Mao Tse tung, che nel 1949 ha sottomesso la Cina al controllo del comunismo.
Mao aveva l’obiettivo di applicare i modelli leninisti e marxisti del comunismo in Cina; aveva studiato i classici cinesi e la storia degli imperatori, per fonderli insieme alle teorie rivoluzionarie del Pcc, creando così una nuova forma di governo che ha poi preso il nome di maoismo.
Il Pcc modellato da Mao cominciò col sopprimere l’élite culturale dei proprietari terrieri e, in seguito, durante la famigerata Campagna dei Cento Fiori, arrivò a uccidere tutti gli intellettuali di ogni classe sociale.

La Rivoluzione Culturale di Mao, per sua chiara volontà, ha completamente distrutto la cultura religiosa, ha raso al suolo palazzi dall’inestimabile valore storico, distrutto oggetti di valore culturale di ogni genere e manipolato l’interpretazione della Storia e dei millenari testi tradizionali cinesi. Mao, durante la ‘Campagna per eliminare i Quattro Mali’, chiedeva infatti a ogni membro del Pcc di «distruggere i Quattro Mali: vecchie idee, vecchia cultura, vecchi costumi e vecchie abitudini», ove con «vecchie» il tiranno comunista intendeva ‘tradizionali’.
Quando la memoria di tutto quello che era stato distrutto si è affievolita, il poco che era rimasto della Cina tradizionale è stato asservito a una funzione di giustificazione della dottrina e degli obiettivi del Pcc.

Il nuovo libro di Mosher analizza le caratteristiche storiche del periodo di Mao, e getta una luce sulle reali idee che hanno guidato il Partito Comunista Cinese fino a ora. Idee che hanno alla base dinamiche di conflitto, dominazione, egemonia, corruzione. Attraverso l’analisi storica, l’autore spiega quali siano gli obiettivi sottesi e nascosti del ‘modello cinese’.

IL CONTROLLO DEL NUOVO ORDINE MONDIALE

In un’intervista, Mosher ha fatto notare come nell’attuale ordine mondiale le nazioni, indipendentemente dal fatto che siano grandi o piccole, siano formalmente «viste tutte allo stesso modo al tavolo delle trattative», senza dare importanza alle dimensioni del Paese, all’economia o alla popolazione: «Nei negoziati internazionali, tutti gli Stati sovrani sono riconosciuti come persone giuridiche», ma per la Cina non è così: «Il Pcc non riconosce nessuno al mondo quale proprio parigrado. Ha sicuramente avversari e nemici, ma non considera le altre nazioni come dei pari».

L’autore americano continua spiegando altri aspetti della società cinese contemporanea. Ad esempio, a differenza di oggi, quando al potere in Cina c’erano le dinastie (e gli imperatori «per volere del Cielo») il controllo governativo non andava oltre il livello regionale; sotto quel livello, la popolazione si autogovernava tramite associazioni e corporazioni legate a vari nuclei familiari, anche se «al tempo in Cina, come in ogni altra parte del mondo, non esistevano le moderne telecomunicazioni; non esistevano gli avanzati sistemi tecnologici, che penetrano ogni aspetto della vita quotidiana del cittadino, attraverso telecamere di sorveglianza ad ogni angolo di strada, e che usano l’intelligenza artificiale per il riconoscimento facciale».
Appena il Pcc ha preso il potere, le sue prime azioni sono state quelle di confiscare tutte le armi alle milizie locali e trucidare ogni individuo che fosse, o fosse stato nazionalista. E «quella è stata la fine della democrazia nei villaggi. Subito dopo il Pcc ha stabilito una sezione del partito in ogni villaggio o quartiere, e ha fatto in modo che il segretario del partito ricoprisse anche le funzioni di sindaco».

I sistemi degli Stati Uniti e delle diverse nazioni europee, invece, ancora mantengono delle istituzioni che permettono un ‘governo dal basso’: la famiglia, le chiese, i sindacati, le organizzazioni no profit e altre. C’è quindi un riequilibrio che limita il potere del governo, e ci sono sistemi di controllo e contrappesi locali che limitano il potere del governo centrale, attraverso i vari dipartimenti dei tre poteri esecutivo, legislativo e giudiziario, che si tengono sotto controllo a vicenda.
«Il pericolo per la libertà viene dal concentrare il potere nelle mani di un’unica oligarchia elitaria, come si vede pienamente realizzato ora in Cina. Accade che anche se da una parte si ha l’impressione che generalmente la divisione del potere sia una cosa buona, in Cina domina l’idea che la concentrazione del potere in un unico luogo sia un obiettivo buono da raggiungere».

Un altro aspetto da considerare è che il sistema del Pcc ha sconvolto l’equilibrio tra la legge, il governo e l’autodisciplina dell’individuo. In quanto sistema ateo, il Pcc ha distrutto le fondamenta della moralità, che avevano le loro radici nell’antichissima storia religioso-culturale cinese, sostituendola con una legge assolutista e totalitaria (imposta dall’alto e dall’esterno), che in quanto tale si impone come onnicomprensiva.

Questo è l’opposto dell’ordine di idee che sostiene i Paesi occidentali, che sono stati fondati sul concetto che la libertà personale si basano sulla moralità dell’individuo. Mosher continua: «O le persone sono capaci di governare se stesse o devono essere controllate. Con governare se stesse intendo che sappiano controllare il loro impulso alla menzogna, alla truffa o al furto, praticando l’autocoscienza della virtù. O sono capaci di far questo o l’alternativa è controllarle rigidamente dall’alto. Ma se ognuno sa controllare bene sé stesso, non c’è bisogno di un poliziotto a ogni incrocio».
«L’idea su cui l’America è stata fondata è espressa nelle parole di John Adams [ndt]: “La nostra Costituzione è adatta a persone che hanno una morale, ed è totalmente inadatta per qualsiasi altra persona”.
Quello che intendeva era che il Paese fosse una repubblica della virtù e, per esteso, che più gli americani sarebbero diventati meno virtuosi, più si sarebbe dovuto aumentare il controllo esterno a rimpiazzo del mancato autocontrollo individuale».

In altre parole il Partito Comunista Cinese, come ogni altro sistema comunista, da oltre mezzo secolo secolo attacca e elimina apertamente i valori religiosi della sua società, distruggendone il fondamento morale e sostituendolo con nuovi valori, che servono a meri fini politici. Questo sistema non ha solamente danneggiato l’ambiente sociale delle fabbriche, ma ha creato un più vasto e insidioso problema della corruzione in ogni ambito della sua società.

LA GUERRA NON CONVENZIONALE DEL PCC

il Pcc sta diffondendo il suo sistema usando diverse tattiche che differiscono dalla convenzionale forza militare, e sono per questo subdole. Tali strategie includono l’uso militarizzato dell’economia, dell’educazione, della legge, dei media e altre istituzioni per aumentare il controllo della società, senza nessuna aperta dichiarazione di guerra.

Mosher ha fatto notare che l’ex leader del Pcc Deng Xiaoping aveva dichiarato guerra agli Stati Uniti già nel 1991, «dicendo che era in corso “una nuova guerra fredda tra America e Cina e che la Cina l’avrebbe vinta”. Una guerra su tutti i fronti».
«Questa è la stessa tattica del ‘fronte unito’ usata già precedentemente durante la guerra civile [tra nazionalisti e comunisti prima della vittoria di Mao Zedong nel 1949, ndt] in cui tutte le istituzioni disponibili, come i sindacati i giornali e vari altri gruppi, sono stati usati per supportare il Pcc nel raggiungimento dei propri fini», ossia la conquista del potere. Per esempio il Pcc ha diffuso i suoi Istituti Confucio in tutte le maggiori nazioni occidentali e li usa per influenzare i sistemi educativi di determinate nazioni estere.

Lo scrittore ha affrontato anche il problema dell’economia cinese: come il Pcc approfitti degli investimenti esteri per creare un sistema basato sul debito, tramite il quale controllare l’economa di altri Stati e usarne a proprio vantaggio le infrastrutture, come si è visto in particolar modo in Sud America e in Africa.
Scrive Mosher, che quando i destinatari degli investimenti entrano in affari con la Cina, all’inizio i termini sembrano ragionevoli, «ma se non ce la fai e cadi nell’insolvenza del prestito, il prestito diventa come fosse una partecipazione azionaria, e si trasforma in proprietà […] e quando non ce la fai più a restituire, la Cina diventa proprietaria in toto del soggetto su cui aveva investito. Questo in realtà è una forma di guerra economica». In pratica un tipico sistema di prestito ‘a strozzo’.

Questo sistema è stato efficace per un certo periodo, ma il Pcc negli ultimi anni ha fatto un salto di qualità adottando metodi che impiegano cyber guerra, manipolazione di valuta, dispute territoriali e altro ancora.
«ll cosiddetto soft power è qualcosa che viene dal fascino delle organizzazioni non governative, della cultura e delle caratteristiche delle persone, ma quando viene dal Partito Comunista Cinese è qualcosa che è difficile da tenere a bada; gli Istituti Confucio si stanno comprando le stazioni televisive e le stazioni radio. Questo è propaganda, non potere morbido» come si vorrebbe fare credere. E in questo senso la conclusione di Mosher è paradossale: «Io penso che l’obbiettivo della Cina di acquisire una posizione di dominio culturale sia limitato dal fatto che la cultura cinese è dominata dal partito comunista, che non ha niente a che vedere con la ‘cultura’: le sue azioni non sono altro che propaganda ideologica».


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non corrispondono necessariamente a quelle di
Epoch Times.

Articolo in inglese:  The Chinese Regime is Spreading a New World Order under its ‘China Model’

Traduzione di Fabio Cotroneo

Top