Il Giappone riapre la caccia alle balene in spregio alla Corte Internazionale di Giustizia

(Koichi Kamoshida/Getty Images)

All’inizio del prossimo anno il governo giapponese riaprirà la caccia alle balene, nonostante una decisione della Corte Internazionale di Giustizia che ordinava al Giappone di interrompere questa pratica controversa.

Il governo ha affermato di aver preso in considerazione la decisione, affermando che il nuovo programma di caccia ‘scientifica’ sarà più limitato delle precedenti cacce. Nel marzo 2014 la Corte Internazionale di Giustizia aveva deliberato che l’antica caccia alle balene giapponese in Antartico dovesse terminare, inducendo Tokyo a cancellare la maggioranza delle cacce alla balena della stagione (nel 2014 il Giappone ha catturato duecento balene). Ma, secondo quanto riporta ill giornale Asahi Shimbun, il 27 novembre l’Agenzia della Pesca del Giappone ha annunciato la riapertura della caccia alle balene, pianificando di catturare trecentotrentatre balenottere minori antartiche in un periodo di dodici anni.

Nel novembre 2014 il Giappone aveva presentato un piano alla Commissione internazionale per la caccia alle balene per poter nuovamente cacciare questi mammiferi, affermando che solo le balenottere minori sarebbero state l’obiettivo. In passato le navi nipponiche catturavano megattere e balenottere minori.

I governi di Regno Unito e Australia e gruppi ambientalisti avevano condannato questo annuncio delle autorità giapponesi: secondo quanto riportato dal Sydney Morning Herald, infatti, Greg Hunt, Ministro dell’Ambiente australiano, ha dichiarato perentoriamente di non accettare «in nessun modo, forma o aspetto l’uccisione di balene per la cosiddetta ‘ricerca scientifica’».
Pare che i ricercatori giapponesi studieranno ‘solo la pelle’ delle balene uccise, ma l’Agenzia della Pesca del Giappone sta lavorando per una la futura ripresa della caccia delle balene per scopi commerciali.

Il Giappone riaprirà la caccia alle balene nel marzo 2016, ma le navi per la caccia potrebbero partire per l’Antartico alla fine del 2015. L’organizzazione per la tutela dei diritti degli animali Sea Shepard ha detto che interverrà contro le baleniere giapponesi come in passato. «Le acque incontaminate dell’Oceano Antartico sono di nuovo minacciate dai cacciatori di frodo», ha affermato in un comunicato stampa Alex Cornelissen, presidente della Sea Sheperd; «vorremo ricordare al governo giapponese che le balene dell’Oceano Antartico sono protette dalla legge internazionale, dalla legge australiana e dalla Sea Shepard. Per questo, ogni violazione del Santuario dell’Oceano Antartico o del Santuario in Australia sarà considerata un atto criminale».

La nave Steve Irwin della Sea Sheperd è attualmente attraccata a Melbourne in Australia, dove sono in corso i preparativi per dirigere le operazioni Toothfish nell’Antartico.
«La Sea Sheperd è un’organizzazione anti-bracconaggio. Siamo pronti a scovare, documentare, riportare e – ove possibile – ostacolare, le operazioni di bracconaggio che minacciano il prezioso equilibrio della vita dell’Oceano Antartico. Qualsiasi forma i bracconieri possano prendere e qualsiasi vita minaccino» spiega Cornelissen. «Se la Sea Sheperd viene a contatto con un’attività criminale, la nostra storia parla da sola. Come sempre, interverremo direttamente per evitare che quel crimine si verifichi» ha aggiunto il presidente della Sea Sheperd.

Il gruppo ambientalista d’altronde si è già mosso, lanciando un appello a Malcom Turnbull, Primo Ministro australiano, per fare in modo che le baleniere non partano dal Paese. Il Fondo Internazionale per il Benessere degli Animali, invece, ha dichiarato che il nuovo programma giapponese ucciderebbe circa quattromila balene in dodici anni in una vasta area dell’Artico.

 

Articolo in inglese: ‘Japan to Resume Whaling Despite Court Ruling

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