Il denaro, origine di tutti i mali

Il sigillo della Federal Reserve è visto su una banconota statunitense a Washington il 1 ° giugno 2016. (Mandel Ngan / AFP / Getty Images)

Il fattore che causa i maggiori danni nell’economia è anche il meno noto e meno compreso: la sinistra tende a dare la colpa agli individui e alle aziende avide di denaro, mentre la destra tende a dare la colpa al governo. In realtà, in gran parte del mondo, è una sorta di collusione tra politica e banche private che porta a problemi come degrado ambientale, disoccupazione, forti disuguaglianze di reddito e molto altro ancora.

Negli Stati Uniti e in molti Paesi, il governo garantisce a delle banche private il diritto di creare moneta dal nulla e costringe poi gli individui ad accettare questa moneta come valuta legale e a usarla per pagare le tasse.
Il Coinage Act degli Usa afferma, infatti: «La moneta e la valuta degli Stati Uniti (incluse le banconote della Federal Reserve e le banconote in circolazione delle banche della Federal Reserve e delle banche nazionali) costituiscono valuta legale per tutti i debiti, gli oneri pubblici, le tasse e le spese».

Oggi, queste «banconote» sono per lo più crediti elettronici nella forma di depositi bancari, ma vale la stessa legge. E, per quanto riguarda la valuta legale, le banche non raccolgono i depositi dei risparmiatori per prestarli ai privati: invece di attingere ai risparmi di aziende e individui concedere prestiti e mutui, le banche usano un semplice artificio contabile per creare nuova moneta ogni volta che qualcuno chiede un prestito.

Si immagini infatti una persona che chiede un mutuo di 450 mila dollari. Una volta approvato, la banca accredita semplicemente 450 mila dollari sul conto di questa persona, che poi potrà spenderli per la propria casa. Questo è quello che ci ‘rimette’ la banca. Quanto al guadagno, avrà un credito di 450 mila dollari col debitore, che dovrà ripagarli per esempio in 30 anni, con gli interessi.

Per questo processo non sono necessari risparmi privati: l’unica cosa che la banca deve fare, da un punto di vista normativo è mantenere una piccolissima frazione dei propri depositi in contanti (la cosiddetta ‘riserva frazionaria’). Si tratta, spesso, di non più dell’1 per cento dei crediti concessi dalla banca. Per questo si parla di ‘sistema bancario a riserva frazionaria’.

LA RADICE DI TUTTO

Un detto popolare dice che il denaro è la radice di tutti i mali. Ma la citazione originale della Bibbia («L’attaccamento al denaro infatti è la radice di tutti i mali»), da cui deriva il detto, sarebbe ben più adatta a descrivere il processo appena descritto, in cui le banche possono creare moneta dal nulla e persino ottenere in cambio degli interessi.

Ma il denaro in sé, ovviamente, non può essere malvagio: in un sistema economico, misura semplicemente il valore di beni e servizi prodotti e il valore del capitale risparmiato.
Tuttavia, sotto il monopolio delle banche, la nuova moneta creata non misura la produzione e i risparmi: li cambia. Perché la creazione di denaro nella forma di prestiti e depositi non richiede che venga prodotto o risparmiato nulla. La produzione di beni e servizi, infatti, inizia solo dopo: quando, sempre secondo l’esempio iniziale, l’impresa edile comincia a costruire la casa. E l’aumento della produzione (ossia il Pil) non è nemmeno garantita, dato che spesso mutui e prestiti vengono usati per comprare beni già esistenti. E questo, semmai, fa aumentare l’inflazione.

Persino i prestiti che finanziano nuove costruzioni alterano l’economia in modo innaturale: in un sistema di creazione della moneta mediante riserva frazionaria, è infatti la discrezionalità dei banchieri a dirigere la produzione al posto della domanda del consumatore. E la banca, che ha il denaro (creato dal nulla) prestato garantito dall’ipoteca, se il prestito non viene rimborsato ottiene qualcosa (ossia la proprietà dell’immobile) in cambio di niente.

Il principio in azione qui è insomma puro attaccamento al denaro, perché – comunque vada – la banca incassa senza alcuno sforzo gli interessi sul prestito, in pratica una tassa privata sulla moneta fornita. È come se a un piccolo numero di individui scelti venisse permesso di tenere una stampante di banconote a casa, da usare per stampare denaro e prestarlo a interesse, per poi costringere l’intero sistema economico a usare questi soldi stampati in casa per finanziare gli investimenti.

IL VERO PROBLEMA

La facilità con cui le banche possono creare moneta spiega gli errori colossali molto comuni nella gestione dei rischi e nella creazione dei prestiti, dei quali la crisi dei subprime è stata la manifestazione più recente. Dato che la moneta per le banche è gratis, è ovvio che queste ne prestino il più possibile: non devono muovere un dito per ottenere il denaro, e possono intascare la remunerazione di un capitale creato dal nulla sotto forma di interessi.

Ma se il mercato della moneta non fosse completamente blindato dal governo a favore le banche, persino questo perverso meccanismo avrebbe dei limiti e porterebbe alla rovina delle banche, proprio come è avvenuto nella crisi del 2008.
Tuttavia, dato che le banche – considerate ‘troppo grandi per fallire’ – normalmente agiscono in accordo col sistema politico, possono sempre contare sul cosiddetto bail out, cioè il salvataggio, ogni volta che il castello di sabbia crolla. E non è un problema dovuto alla scarsa regolamentazione, quanto a un tipo sbagliato di norme, che operano una sistematica ‘appropriazione’ delle risorse pubbliche.

Ma questa è ancora la punta dell’iceberg: dato che il processo di allocazione del capitale in questo sistema è così viziato, il settore privato è incoraggiato a spendere fondi su progetti improduttivi e inutili; il caso più evidente è quello del settore immobiliare, con il suo enorme eccesso di capacità produttiva.

Dato che le grandi aziende hanno un maggiore accesso alle grandi banche, hanno anche un ruolo nell’incrementare questo ‘capitale’ artificiale, e possono quindi ridurre l’accesso degli attori del mercato minori, che forse potrebbero essere capaci di servire le loro comunità in modo migliore. Non solo: un eccessivo sviluppo dell’immobiliare, unito all’eccesso di capacità produttiva del settore, esercitano anche una forte pressione sulle risorse ambientali.

Questo processo porta alla centralizzazione e burocratizzazione di tutto, non solo del governo: le grandi corporation, infatti, pagando tassi di interesse più bassi rispetto ai loro concorrenti più piccoli, finiscono per fornire la maggior parte dei beni e dei servizi. E questo è il motivo per cui si vedono ovunque nel mondo le stesse marche e le stesse catene di negozi.

LA SOLUZIONE

Se le banche non avessero il privilegio di poter creare moneta dal nulla, e invece dovessero finanziare i propri prestiti con i risparmi reali raccolti dai conti correnti dei clienti, è ovvio che le loro prioritàcambierebbero immediatamente. Gli investimenti, quindi, sarebbero pari ai risparmi reali e per definizione sarebbero limitati, perché i risparmi richiedono una riduzione nei consumi, di conseguenza le risorse («scarse», come recita ogni buon manuale universitario di macroeconomia) verrebbero impiegate in modo ottimale. Le opportunità di accumulare ricchezze esorbitanti esisterebbero ancora, ma verrebbero limitate e ci sarebbe una tendenza fisiologica verso una distribuzione della ricchezza più equa, e non stabilita a tavolino da una burocrazia centralizzata.

Se banche e debitori rischiassero denaro reale, infatti, le decisioni di allocazione del capitale verrebbero esaminate in base alla produttività prevista dell’investimento, e non a un principio di «attaccamento al denaro».

Una maggiore produttività comporta la possibilità di produrre di più con meno, risparmiando risorse naturali. Meno capitale significa anche meno macchine, e più spazio per gli esseri umani nel sistema produttivo. E i costi sia dei capitali che dei beni sarebbero più stabili.

Non si tratta di un ‘sogno’: un sistema bancario efficiente e una gestione della valuta altrettanto efficiente, sono già esistiti nella Storia. E il primo passo per risolvere questo genere di problemi, è quello di esserne consapevoli.

Quelle espresse in questo articolo sono le opinioni dell’autore e non riflettono necessariamente il punto di vista di Epoch Times.

Articolo in inglese: Bank Money: ‘The Root of All Evil’

Traduzione di Vincenzo Cassano

 



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