Non solo Trump. Le radici del declino dell’economia globale

Una copia della rivista cinese Global People di Shanghai, con in copertina un articolo intitolato ‘Perchè ha vinto Trump’. (Johannes EiseleAFP/Getty Images)

Lo shock dovuto all’elezione di Donald Trump ha fatto il giro del mondo. I principali media in Europa e negli Stati Uniti ancora dibattono sul perché sondaggi e risultati delle elezioni siano stati così enormemente discordanti. Ma è chiaro come non si sia ancora raggiunta la questione fondamentale: la società sta cambiando, e così anche l’economia si sta sviluppando a ritmo serrato. Come per ogni grande crisi economica, gli economisti non sono stati in grado di predirne preventivamente l’arrivo, né le proposte di efficaci misure per gestirle, o prevenire le spaccature sociali che si verificano durante di essa.

Dalla crisi finanziaria del 2008, le agevolazioni monetarie e gli stimoli fiscali non sono stati in grado di sanare i danni economici, al contrario hanno causato un maggior divario fra le classi sociali. La ragione fondamentale è che mentre l’economia continua a avanzare sul piano tecnologico, le sue fondamenta, così come quelle della società, non progrediscono.

ECONOMIA ETICA

Un tempo, l’essenza della economia era quella di studiare il compito ultimo dello Stato e dell’individuo. Adam Smith, considerato il padre dell’economia politica, era un professore di filosofia e etica: Smith nella sua vita non ha mai insegnato economia, e al momento di divulgare la sua teoria sulla ‘mano invisibile’, pose l’accento sui fattori morali su cui si basa il mercato. Smith credeva che il mercato fosse morale perché ognuno si faceva promotore del progresso e dello sviluppo dell’interesse collettivo perseguendo i propri interessi personali.

John Maynard Keynes, il fondatore della moderna economia politica, sostiene che l’economia in essenza è una questione l’etica, una scienza della moralità. In generale, i maggiori economisti del passato consideravano l’occuparsi dello sviluppo umano, del progresso morale e del destino dei più deboli nella società come una missione.
Col passare degli anni, gli strumenti di ricerca in campo economico sono diventati sempre più accecanti, il loro scopo sempre più ampio e i modelli sempre più complicati, e si sono sempre più allontanati dall’etica e dalla moralità. E lo studio della ‘massimizzazione’ come principale modo di pensare ha fatto degenerare l’economia in un’efficienza simil-robotica.

L’economia è diventata insomma niente più che una massa di vuote analisi di «efficienza», e perdendo così la sua forte enfasi umanistica: tenendo ferma l’efficienza come obiettivo ultimo, è impossibile per l’economia tener conto dei bisogni dei gruppi sociali più vulnerabili, così come affrontare questioni come equità e giustizia.

POLITICA ECONOMICA

Durante l’ultima crisi finanziaria, l’effetto più negativo della poco rigorosa politica monetaria è stato l’aggravarsi della condizione dello schema di distribuzione del benessere. All’interno di un processo di ribilanciamento economico globale, un grosso ammontare di denaro è stato rilasciato nei mercati finanziari, nel settore immobiliare e in altri mercati, creando una bolla degli asset. La classe benestante ha risolto la crisi della riduzione del benessere attraverso una bolla monetaria. Pertanto, i ricchi non solamente sono rimasti illesi, ma hanno perfino incrementato la loro ricchezza grazie all’aumento del prezzo degli asset.
Al contrario, i gruppi sociali con medio e basso salario hanno subito l’azione di rilascio di denaro da parte della banca centrale sotto forma di una riduzione del potere d’acquisto reale dei loro salari.

Questo fenomeno si è verificato in tutto il mondo, Cina compresa. Dal 2008, la Cina ha rilasciato un grosso ammontare di incentivi, tramite la creazione di bolle nel prezzo degli asset, specialmente nel settore immobiliare. Con la stagnazione dell’economia reale e del manifatturiero, l’immobiliare, sotto la guida del governo, ha fatto registrare extraprofitti, diventando così la miglior scelta di investimento per le classi benestanti. In alcune città, le proprietà immobiliari sono ora considerate un simbolo di benessere e di status sociale anziché rappresentare una semplice necessità di abitazione.

Nelle principali città della Cina, si stanno gradualmente formando due classi opposte: una proprietaria immobiliare e una non. La classe benestante e proprietaria dei terreni approfitta della bolla immobiliare, mentre chi non possiede immobili può solamente subire la situazione.
L’edilizia in Cina è insomma diventata un ostacolo alla vitalità e all’equità sociale; inoltre, nel processo di gestione della crisi del 2008, il settore immobiliare è diventato una risorsa finanziaria per i governi locali. Nell’insieme, tutto questo ha danneggiato il morale della società.

Nel libro Il capitale nel ventunesimo secolo (che ha suscitato una forte reazione in tutto il mondo), l’economista francese Thomas Piketty ha esplorato le radici economiche dell’inequità umana: la ricerca di Piketty suggerisce che un disequilibrio in positivo dei guadagni capitali rispetto alle entrate del lavoro sia la ragione principale del dislivello fra ricchi e poveri. Dinamica di cui, possiamo trovare ampia dimostrazione in Cina: dal 1997 al 2007, la percentuale della remunerazione del lavoro rispetto al Pil è caduta dal 53,4 al 39,74 percento. Tuttavia, la quota di capitale in entrata ha continuato a salire, e la percentuale di margine operativo delle imprese rispetto al Pil è salito dal 21,23 al 31,29 percento.
La Cina ha una delle più inique distribuzioni salariali al mondo.

In Cina, le politiche pubbliche non dovrebbero essere concentrate solamente sulla crescita e l’efficienza, ma dovrebbero considerare anche la distribuzione dell’equità e del benessere; invece la Cina continua a perdere tempo e a non riformare la distribuzione dei salari.
Tuttavia, si deve tener presente che la trasformazione economica della Cina è tanto difficile da scatenare essa stessa lo squilibrio della distribuzione dei salari: le riforme portano benefici a sempre meno cittadini e per di più attraverso canali ‘anormali’, e di conseguenza stritolano il potere di spesa della stragrande maggioranza delle persone. Fenomeno che genera un’ulteriore stagnazione economica e una perdita di equità e efficienza.

La vittoria di Donald Trump suggerisce che una società con un forte dislivello di benessere porta a una grave incertezza. L’economia ha bisogno di ritornare a includere valori quali l’etica e l’equità. Altrimenti, trionfi ‘accidentali’ come quello di Trump diverranno sempre più una prevedibile certezza.


Traduzione ridotta di un articolo cinese di Ma Guangyuan pubblicato sul suo account pubblico di WeChat. Ma Guangyuan è un noto economista indipendente cinese, ha il ruolo di commentatore finanziario per la China Central Television e i suoi editoriali sono stati pubblicati sul
Financial Times Chinese, il Southern Weekly, e in vari altri giornali. 

Articolo in inglese: The Decline of Economics and the Rise of Donald Trump

Traduzione di Davide Fornasiero



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