Il commercio senza limiti della religione in Cina

28 gennaio 2017, monaci cinesi a una cerimonia che celebra il Nuovo Anno Lunare nel tempio Shaolin, nel cantone di Dengfeng, provincia di Henan. (Str/Afp/Getty Images)

La politica del Partito Comunista Cinese promuove la trasformazione di templi e monasteri in attrazioni turistiche lucrative.

I monaci del tempio Shaolin sono asceti e maestri di Kung-fu di fama internazionale. Ma sotto il regime del Partito Comunista Cinese, questo tempio è diventato un contenitore vuoto. Non più luogo di meditazione spirituale, ma centro d’affari in cui si possono trovare numerose imprese: una società cinematografica e televisiva, un’accademia di pittura, una casa editrice, una compagnia artistica e altro ancora.

Il tempio Shaolin affitta i suoi spazi per diversi eventi: nel 2009 ha ospitato persino un concorso di bellezza ‘stile bikini’, e tentato anche di essere quotato in borsa. Da tempio buddista, a tempio del commercio.

Da decenni, la commercializzazione della religione è stata incentivata dal regime cinese. Al tempo della Rivoluzione culturale, il ‘grande condottiero’ Mao Zedong, che condannava «le idee, la cultura, i costumi e le abitudini della tradizione», ha ordinato la distruzione di innumerevoli siti storici, templi, monasteri e luoghi di importanza culturale in tutta la Cina.

Nonostante questo, con l’apertura dell’economia cinese, le autorità locali hanno iniziato a trarre profitto dal crescente interesse della gente per i templi buddisti e i monasteri taoisti, per stimolare lo sviluppo dell’economia. Gli antichi siti distrutti sono stati ricostruiti e trasformati in mete turistiche e non sono più luoghi di culto. Proprio come si vede diffusamente nella società cinese, che diventa sempre più materialista, fare soldi è ora il suo unico obiettivo, dai parchi di attrazione per turisti al commercio di statue sacre che realizzino i desideri di chi le venera in cerca benessere.

Recentemente lo stesso Partito Comunista Cinese ha riconosciuto che questa mercificazione si è spinta troppo oltre, e ha invitato le organizzazioni religiose a renderla meno evidente. Il 23 novembre infatti, dodici ministeri dell’apparato centrale del Partito, tra cui quelli della propaganda e del Fronte unito, l’Amministrazione del cyberspazio e quella Nazionale del turismo, hanno emanato il divieto a queste organizzazioni di operare come imprese a scopo di lucro.

Questi nuovi provvedimenti proibiscono la creazione di cassa, gli investimenti o i contratti personali, ma anche la vendita di costosi biglietti di ingresso o dei bastoncini di incenso portafortuna.

LA CONNIVENZA DEI MONACI CON IL PARTITO

Ma decenni di sfruttamento della religione hanno lasciato dei segni: il Partito ha concesso alle organizzazioni buddiste e taoiste di esistere con lo scopo di mantenere una parvenza di libertà religiosa, mentre in realtà il Pcc nomina i suoi rappresentanti religiosi e li manipola come marionette.

In questo senso, la storia di Shi Yongxin, abate del tempio di Shaolin, è nota: ha ricoperto numerosi incarichi amministrativi, compreso quello di vicepresidente dell’Associazione buddista in Cina (organo del Pcc che supervisiona le attività buddiste) e presidente della succursale della stessa nella provincia di Henan.
Il tempio Shaolin si trova nel cantone di Dengfeng di questa provincia. L’ex capo del Pcc Jiang Zemin, ha anche nominato Shi Yongxin rappresentante al Congresso nazionale popolare, ‘mandato’ fantoccio concesso dal regime per dare una parvenza di regolarità parlamentare.

Secondo un articolo apparso sul giornale economico cinese Caixin nell’agosto 2015, Shi Yongxin intrattiene stretti rapporti non solo con Jiang Zemin, ma anche con Li Changchun, capo del Partito a Henan, e con Zhao Puchu, presidente dell’Associazione buddista. L’articolo afferma che è proprio secondo le direttive di Puchu, che Shi Yongxin ha trasformato il tempio di Shaolin in un impero commerciale.

Da quando il Pcc ha preso il controllo del Tibet, poi, i lama buddisti tibetani devono essere tutti riconosciuti e approvati dal regime. Per ottenere l’approvazione, alcuni monasteri hanno fatto ricorso alla corruzione, accordando favori ai funzionari del Partito.

IL TURISMO PRIMA DI TUTTO

Al tempo stesso, templi famosi sono stati confiscati dalle autorità locali e trasformati rapidamente in siti turistici; come le quattro montagne sacre del buddismo, Wutai, Emei, Jiuhua e Putuo, sono tutte diventate attrazioni turistiche o aziende pubbliche.

Il tempio Xingjiao, nella città di Xi’an nello Shaanxi, è famoso perché conserva i resti del monaco Xuanzang della dinastia Tang, il cui viaggio in India alla ricerca di scritture buddiste, ha ispirato il celebre romanzo Viaggio verso occidente di Wu Cheng En. Il South China Morning Post (giornale in lingua inglese di Hong Kong), ha riportato che le autorità locali volevano che fosse riconosciuto patrimonio dell’Unesco, quindi hanno proposto di demolire gran parte di questo monastero per costruire al suo posto un edificio nuovo.

Ma in alcuni casi, i piani di trasformazione turistici sono falliti. Vicino al tempio di Famen, risalente a 1.700 anni fa, sempre nello Shaanxi, è stato ad esempio costruito un parco di attrazioni, ma, a causa dei debiti contratti per la realizzazione, le autorità del Pcc hanno assunto falsi monaci per raccogliere donazioni dai visitatori.

Mentre nel monastero di Yunnan i monaci, irritati dall’afflusso di turisti, hanno chiuso le porte e affisso il seguente comunicato: «Poiché le autorità del cantone di Jinning e della città di Jincheng vogliono commercializzare e trasformare in impresa il tempio di Panlong, progetto che è in conflitto le regole del luogo, oggi abbiamo deciso di chiudere temporaneamente le porte, per beneficiare finalmente di un ambiente tranquillo per la meditazione».

 

PREGHIERA IN CAMBIO DI BENEFICI

Perché allora questi luoghi di culto sono diventati così popolari? Li Linyi sostiene che gran parte dei cinesi si rivolga a un essere superiore con la speranza di fare fortuna o di ottenere benedizioni. A Nainai, nella provincia di Hebei, i clienti possono firmare un contratto col tempio per costruire una statua e un altare, non importa per quale divinità: un ‘dio dell’auto’, ‘degli studi’, o ‘un dio dei funzionari statali’. E il giornale di Hong Kong Apple Daily, in un articolo del 24 novembre, ha scritto che persino l’ex capo del Pcc Jiang Zemin e i suoi sottoposti, visitano spesso il monte Jiuhua e il tempio Shaolin, nel tentativo di ‘sgravarsi’ dai rimorsi della coscienza.

 

Traduzione di Francesca Saba

Articolo in inglese: Commercializing Religion in China

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