Il cambiamento climatico è realmente scientifico?

(Nastco/iStock)

Arthur Wiegenfeld è un investitore indipendente di New York. Ha una formazione in economia, finanza, fisica e simulazione al computer.

In questo articolo, mi chiedo se quello che viene definito ‘cambiamento climatico’ sia coerente con la scienza e con le scienze sociali. Considerato che l’efficacia dei modelli matematici e informatici è stata messa in discussione in una serie di settori, tra cui la fisica e l’economia, le due domande che mi pongo sono: abbiamo davvero almeno una chiara definizione del problema? E: i metodi sono coerenti con le analisi effettuate in altri campi?

I. LA DEFINIZIONE DEL PROBLEMA

Come prima cosa dobbiamo definire il problema, successivamente dovremmo includere i fatti rilevanti ed escludere allo stesso tempo le questioni non connesseperché potrebbero creare confusione, e infine, dobbiamo produrre una soluzione attuabile, pur riconoscendo gli eventuali svantaggi che potrebbe comportare.

Di conseguenza, dobbiamo considerare se le emissioni di anidride carbonica (CO2), intrappolando calore nell’atmosfera, stiano sostanzialmente aumentando le temperature al di sopra del livello naturale; qual è l’entità degli effetti che producono, se questi effetti sono negativi e se le soluzioni proposte sono attuabili. La questione non è se la CO2 stessa stia aumentando o se ad aumentare sia la temperatura. Ci deve essere un rapporto di causa-effetto tra CO2 e temperatura, deve essere problematico e noi dobbiamo avere una soluzione attuabile.
Se il rapporto è debole, allora lo sforzo di cambiare il sistema energetico, il fondamento della vita moderna e del progresso per le nazioni in via di sviluppo, non sarebbe solo inefficace – sarebbe anche un duro colpo per il progresso umano.

La soluzione che gli allarmisti offrono a questo problema sono le energie alternative: principalmente quella eolica e quella solare. Tuttavia, dal momento che entrambe dipendono dalle condizioni meteorologiche locali, ovvero da un vento costante e dalla luce diretta del sole, questi tipi di energie, come molti governi hanno imparato, non sono attuabili economicamente e richiederanno, per competere con le altre fonti energetiche, elevati sussidi a tempo indefinito.

Per alimentare una centrale elettrica standard, sono richieste centinaia di turbine eoliche. Queste devono essere ampiamente intervallate per impedire che il flusso d’aria di una turbina interferisca con quello delle altre nelle vicinanze, e questo significa che un impianto eolico richiede la necessità di occupare un’area di territorio centinaia di volte superiore a quella richiesta da un impianto standard. Inoltre, considerato che molte aree urbane non sono ubicate in regioni dove ci sono adeguate condizioni di vento, l’energia deve essere trasportata dagli impianti eolici alle città. Dal momento che le condizioni del vento sono fortemente variabili, e che l’energia non può essere immagazzinata, le turbine necessitano comunque di essere sostenute da fonti di energia tradizionali.

Gli impianti solari funzionano meglio nei Paesi dal clima caldo e dove la luce solare è diretta. È interessante notare che, a causa dei danni ambientali e delle enormi disponibilità di territorio e quantità di acqua necessarie per generare un minimo di energia, gli ambientalisti stessi si sono opposti a questa tipologia di impianti.

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Tuttavia, vi sono due soluzioni energetiche, che riducono la rilevanza della questione CO2. La prima soluzione è rappresentata dal gas naturale. Il gas naturale produce la metà delle emissioni di gas a effetto serra rispetto al carbone. La maggior parte dell’energia è generata dal riscaldamento dell’acqua, che produce il vapore necessario per fornire l’energia ai dispositivi (le turbine), che a loro volte generano l’energia elettrica. Le fonti del calore possono essere il gas naturale, la fissione nucleare o il carbone, e poiché fino a quando una sostanziosa quantità di energia continuerà a provenire dal carbone, l’utilizzo delle auto elettriche non causerà una riduzione delle emissioni ma soltanto un cambiamento della fonte. La società dovrebbe accelerare la transizione dal carbone. Dopotutto, i camion e le automobili possono essere alimentati anche a gas naturale.

La seconda soluzione è rappresentata dall’energia nucleare. Nella produzione di energia, l’energia nucleare, governata dalla famosa equazione di Einstein (E=mc²), è oltre un milione di volte più concentrata rispetto ai combustibili fossili. I timori rispetto al nucleare sembrano eccessivi. Negli Stati Uniti, in conseguenza dell’energia nucleare non c’è stato alcun morto, tuttavia, i decessi provocati dal carbone sono stati numerosi. Il reattore di Chernobyl (in Ucraina) era stato progettato in maniera decisamente pessima e il disastro di Fukushima (in Giappone) è stato principalmente causato dallo tsunami che ha distrutto i generatori di riserva, che erano stati collocati troppo in basso.

Riconoscendo la scetticità del pubblico riguardo al nucleare, suggerisco di considerare i piccoli reattori modulari (Smr), che non emettono gas a effetto serra. Le dimensioni di questi Smr possono variare da quella di un frigorifero a quella di un piccolo edificio, e sono in grado di fornire energia per una città di medie dimensioni. Vengono progettati rigorosamente con riguardo verso gli aspetti della sicurezza e la quantità di materiale nucleare implicata è esigua a causa delle dimensioni. Il Regno Unito è stato molto intraprendente nel tentativo di incoraggiare la loro disponibilità per il mercato nel futuro prossimo. Possono essere prodotti in grande quantità e per un utilizzo regolato secondo le necessità, utilizzando molteplici installazioni. Un tale sforzo produrrebbe dei dividendi molto superiori a quelli proposti dagli allarmisti. Loro stessi riconoscono che inciderebbe sulla temperatura solamente per una piccola frazione di 1 grado Celsius entro la fine di questo secolo. Dopo tutto, le stime dei costi e i costi previsti delle iniziative per contrastare il riscaldamento globale si avvicinano facilmente a centinaia di miliardi di dollari l’anno.

II. I METODI

In generale, i metodi utilizzati nel dimostrare una teoria consistono nell’esaminare prove e statistiche tecniche e di modellazione.

L’esame delle prove

I gas serra sono costituiti da vapore acqueo per circa il 95 per cento e da CO2 per circa il 3,6 per cento. Di quest’ultima percentuale, il contributo umano è circa del 3,4 per cento, ovvero l’uomo contribuisce per lo 0,12 per cento al gas a effetto serra – o circa un ottavo dell’1 per cento. Quindi, per concludere, si deve considerare un qualche tipo di fattore amplificante – per il quale non ci sono prove.

In passato, i livelli di CO2 e di temperatura sono stati molto più alti. È importante notare che la Terra non è su una scala di tempo umana – considerando che si è formata 4,6 miliardi di anni fa, un secolo per la Terra è paragonabile a circa un minuto della vita umana; per cui in termini geologici, un periodo di molte migliaia di anni non è lungo. Il Periodo Caldo Medievale, circa un migliaio di anni fa, corrisponderebbe nella scala di tempo umana a dieci minuti, e circa 2.200 anni fa, c’è stato anche un Periodo Caldo Romano. Durante la Piccola Era Glaciale, dal 1350 al 1850 circa, il clima era più freddo, e gran parte delle temperature più calde che stiamo sperimentando adesso hanno avuto inizio prima della massiccia industrializzazione del 20° secolo e possono essere spiegate come il ristabilimento dalla Piccola Era Glaciale. Vorrei sottolineare che l’espressione ‘più alta temperatura mai registrata’ potrebbe riferirsi a differenze di temperatura di pochi centesimi di grado, ben al di sotto del margine di errore statistico, ed è perciò priva di significato. Inoltre, i termometri sono divenuti di uso generale solamente nel 19° secolo, l’equivalente di circa un minuto e mezzo fa.

Da quando la vita è esplosa circa cinquecento milioni di anni fa, si sono verificati molte volte livelli più elevati di CO2. Milioni di anni fa, le temperature erano molto più elevate. Di recente, i livelli di CO2 sono aumentati un po’ (senza provocare un aumento della temperatura) e questo ha notevolmente facilitato la crescita delle piante, a beneficio del genere umano – tuttavia, se fossero ancora più elevati, ne trarremmo beneficio. Che la CO2 aiuti la Terra a trattenere il calore non è in discussione. Tuttavia, proprio come una stanza con le tende chiuse può essere oscurata ulteriormente solamente aggiungendo altre tende, l’effetto dell’incremento tende a stabilizzarsi.

Il ghiaccio artico si sta (ciclicamente) estendendo nuovamente, così come quello antartico – che rappresenta circa il 90 per cento del ghiaccio della Terra – e il livello dei mari del pianeta si è alzato della modesta misura di venti centimetri ogni secolo. Oltre a questo possiamo osservare che nel corso dell’ultimo mezzo secolo, sebbene i politici hanno incoraggiato la gente a trasferirsi in aree ad alto rischio dove non ci sono barriere di protezione adeguate, gli uragani non sono peggiorati. L’uragano Katrina si era indebolito dalla categoria 5 alla categoria 3 standard quando ha colpito New Orleans, e il disastro risultante si è verificato a causa della scadente struttura degli argini e non del cambiamento climatico.

Tecniche statistiche e di modellazione

I metodi statistici sono stati sviluppati per rispondere a una domanda: la teoria è conforme ai fatti? La risposta che ne deriva, è un sonoro ‘no’.

Il sostenuto rapporto statistico tra la CO2 e la temperatura è sbagliato. Nel lungo periodo (nel corso dei secoli), i livelli di CO2 sono rimasti più bassi (e non più elevati) rispetto all’aumento delle temperature. Durante la prima parte del 20° secolo, prima della diffusione dell’utilizzo dei combustibili fossili, la Terra era nondimeno riscaldata. Si è raffreddata dal 1940 al 1975, quando l’uso dei combustibili fossili si è notevolmente diffuso. Poi, verso la fine del secolo, la Terra si è nuovamente riscaldata. Dal 1998, la temperatura della nostro pianeta è rimasta costante e sappiamo questo perché i satelliti (e altri metodi affidabili) forniscono i mezzi più accurati e obiettivi di misurazione della temperatura.

Al contrario, altri metodi per la misurazione della temperatura, come ad esempio la collocazione di termometri nelle stazioni terrestri, sono diventati problematici a causa della loro crescente vicinanza a macchinari che producono calore e alle superfici calde (come il manto stradale nero). Inoltre, non coprono accuratamente gli oceani – che costituiscono il 70 per cento della Terra – così come le zone remote del pianeta, come i deserti. I tentativi di rifare questi calcoli storici coinvolgerebbe inevitabilmente, poiché non si può tornare indietro nel tempo, il riscrivere la storia in base a delle formule. Per questa ragione, questi tentativi devono essere respinti.

In qualsiasi altro campo, l’ipotesi di un pericoloso cambiamento climatico sarebbe sottoposto a un esame più accurato o rifiutato del tutto. E considerato che affermare che i cambiamenti climatici sono utili è praticamente uguale a dire che il sole è caldo, questa è quasi certamente la ragione per cui la definizione ‘cambiamento climatico’ ha sostituito quella di ‘riscaldamento globale’.

 

I punti di vista espressi in questo articolo sono le opinioni dell’autore e non rispecchiano necessariamente il punto di vista di Epoch Times.

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