Il bracconaggio degli elefanti rimane invariato. E ancora devastante

Elefante nella savana nel Parco nazionale Kruger, in Sud Africa (cortesia di Rhett A. Butler)

La stessa quantità di sangue è stata versata lo scorso anno dai coltelli del bracconaggio di elefanti, rimasto invariato nei numeri nonostante una serie di impegni e una conferenza a cui hanno partecipato 46 Paesi. I dati provenienti dal Monitoraggio dell’uccisione illegale degli elefanti (Mike) della Cites [Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna minacciate di estinzione, Ndt] hanno rilevato che nel 2014 sono stati uccisi circa 20 mila elefanti, più o meno lo stesso numero del 2013. Le morti causate dai bracconieri superano i tassi di natalità naturali e la popolazione complessiva nel Continente nero rimane in calo.

«Se dovesse continuare l’attuale tendenza, questa specie potrebbe estinguersi in uno o due decenni», il pensiero di Dune Ives, autorevole ricercatore della Vulcan [società statunitense la cui missione è trovare soluzioni intelligenti per le grandi sfide del mondo, Ndt]. «In cinque anni abbiamo perso l’opportunità di salvare questo magnifico e simbolico animale».

La Vulcan sta finanziando un ‘censimento’ del grande elefante africano per avere una più accurata situazione delle popolazioni dei pachidermi in tutta l’Africa. I dati del elaborati dalla Cites dimostrano che l’anno scorso, in Africa meridionale e centrale, la caccia di frodo è leggermente aumentata, anche se è scesa al tasso più basso dal 2011 nell’Africa orientale. Nondimeno, ciò che preoccupa maggiormente è che il bracconaggio ha raggiunto un nuovo record nell’Africa occidentale.

«Gli elefanti africani continuano ad affrontare una minaccia immediata per la loro sopravvivenza derivante dagli alti livelli di bracconaggio per il loro avorio, in particolare nell’Africa centrale e meridionale, dove la situazione sembra essere peggiorata», ha dichiarato John Scanlon, segretario generale della Cites. «Stiamo tuttavia osservando alcuni segnali incoraggianti in alcune zone dell’Africa orientale, dove complessivamente le tendenze al bracconaggio sono diminuite, il che ci mostra che possiamo farcela, attraverso uno sforzo sostenuto e collettivo».

Secondo la Cites i luoghi più scottanti sono Bangassou nella Repubblica Centrafricana, Garamba nella Repubblica Democratica del Congo, Niassa in Mozambico, Pendjari nel Benin e Selous-Mikumi in Tanzania.

Secondo l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (Iucn), le popolazioni di elefanti in tutto il continente sono calate di 80 mila individui in sette anni. Erano 550 mila nel 2006, nel 2013 ne sono state registrate 470 mila. Nel corso di questo arco di tempo l’Africa orientale ha perso un terzo dei suoi elefanti. Gli esperti ritengono che meno di un centinaio di anni fa vagassero per l’Africa dai tre ai cinque milioni di esemplari.

Nonostante tali perdite, non tutti ritengono che gli elefanti africani siano sul punto dell’estinzione. «In luoghi immensi dell’Africa meridionale, gli elefanti sono in espansione», ha riportato il giornalista del Telegraph Mike Pflanz. «La stessa situazione vale per i pascoli nel Kenya e in alcune parti della Tanzania… la maggior parte delle persone qui ritiene che il peggior scenario sarebbe quello di vedere restanti la metà degli elefanti – che quindi non scompariranno».

Gli elefanti africani vengono massacrati dai bracconieri per il loro avorio, che viene poi contrabbandato all’estero, soprattutto in Asia orientale. La Cina rimane il più grande mercato per l’avorio, gli Stati Uniti sono al secondo posto.

L’anno scorso, l’amministrazione Obama ha annunciato delle leggi più severe contro il commercio di avorio e ha chiuso una serie di scappatoie legali per aggirare i limiti. A febbraio la Cina ha annunciato il divieto di importare avorio intagliato per un anno. Gli ambientalisti hanno accolto l’annuncio della Cina come un atto simbolico importante e un passo in avanti, tuttavia hanno detto che il Paese deve fare di più per dimostrare il suo impegno.

Da parte sua, la Cites ha chiesto a 19 Paesi collegati a questo tipo di commercio – sia per quanto riguarda luoghi principali del bracconaggio che l’importazione d’avorio – di sviluppare e attuare dei ‘Piani d’azione nazionali attinenti l’avorio’. Tre dei Paesi – la Repubblica Democratica del Congo, il Laos e la Nigeria – sono venuti meno dal presentare un piano d’azione. La Commissione della Cites ha quindi richiesto che vengano sospesi con questi Paesi gli scambi commerciali inerenti a tutte le specie elencate dalla Convenzione Cites, una punizione comune, da parte della Cites, per quei Paesi che vengono meno dal mettere in atto provvedimenti di conservazione.

Gli elefanti africani sono generalmente classificati come una singola specie: la Loxodonta africana. Tuttavia, in una recente ricerca si è discusso il fatto che ci siano nel continente in realtà due specie di elefanti: l’elefante della savana (Loxodonta africana) e l’elefante della foresta (Loxodonta cyclotis), che è più piccolo e ha le zanne più diritte. La distinzione è importante perché se si tratta in realtà di due specie separate – e la ricerca genetica ha effettivamente dimostrato che l’elefante della foresta è più imparentato con l’elefante asiatico, di quanto non lo sia con quello della savana – allora gli elefanti della foresta hanno molta più probabilità di essere eliminati di quelli della savana, che hanno una popolazione maggiore.

La situazione degli elefanti è in realtà indicativa dello stato di grandi mammiferi africani. I rinoceronti vengono eliminati per le loro corna. I leoni sono calati precipitosamente di numero a causa della perdita dell’habitat, del bracconaggio, del conflitto uomo-natura e della diminuzione delle prede. Anche le giraffe e gli ippopotami sono considerati in calo. Uno studio del 2011 ha stimato che in Africa le popolazioni dei grandi animali nelle aree protette erano diminuite del 59 per cento, nell’arco di quarant’anni.

Questo articolo è stato scritto da Jeremy Hance, collaboratore del sito news.mongabay.com e ripubblicato con il permesso dell’autore.

Articolo in inglese: Elephant Poaching Rate Unchanged— and Still Devastating 

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