II. Gli inizi del Partito comunista cinese

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Introduzione

Secondo ciò che dice il libro Spiegazione dei Caratteri Semplici e Composti (Shuowen Jiezi) scritto da Xu Shen (147 AD), il carattere cinese tradizionale “Dang” che sta a significare “partito” o “banda” è composto da due radici che significano rispettivamente “promuovere o patrocinare” e “scuro o nero”. Mettendo le due radici insieme il significato del carattere diviene “promuovere l’oscurità”. “Partito” o “membro del partito” (che può a sua volta essere interpretato come “banda” o “membro di una banda”) contiene un significato peggiorativo. Confucio ha detto: “Ho sentito dire che un nobile non si unirebbe a una banda (partito)”. Nelle Raccolte (Lunyu) l’interpretazione di Confucio di questo carattere spiega che la gente che si aiuta l’un l’altra per nascondere i propri crimini e che si comporta male si dice che si raggruppi in una banda (partito). È un sinonimo di “banda di furfanti” e reca su di sé l’implicazione di unirsi in bande per favorire i propri interessi.

Perché il Partito Comunista è emerso nella Cina moderna fino a prenderne il potere? Il Partito Comunista Cinese (PCC) ha costantemente instillato nella mente dei cinesi il concetto che la storia ha scelto il PCC, che la gente ha scelto il PCC e che “senza il PCC la nuova Cina non esisterebbe”.

I cinesi hanno scelto il Partito Comunista di propria iniziativa? Oppure il Partito Comunista ha imposto i sui interessi egoistici e i suoi punti di vista al popolo cinese? Dobbiamo trovare le risposte nella storia.

Dalla tarda Dinastia Qing ai primi anni della Repubblica (1911-1949), la Cina ha subito delle tremende scosse dall’esterno e degli estesi tentativi di riformarsi dall’interno. La Cina viveva un periodo di agitazioni dolorose. Molti intellettuali e molte persone con ideali elevati volevano salvare il paese e la sua gente, ma nel mezzo della crisi nazionale e del caos, il loro senso di ansietà crebbe, da un iniziale disappunto ad una completa disperazione. Come gente che cerca, nel corso di una malattia, un qualunque dottore disponibile, essi guardarono fuori dalla Cina in cerca di soluzioni. Quando le mode britanniche e francesi fallirono, si rivolsero al metodo russo. Con l’ansia di riuscirci, non esitarono a prescrivere il rimedio più estremo per la malattia, nella speranza che la Cina potesse velocemente diventare forte.

Il Movimento del 4 Maggio 1919 era un profondo riflesso di quella disperazione. Della gente invocava l’anarchia, altri proposero di rovesciare le dottrine di Confucio ed altri ancora suggerirono di importare la cultura straniera. In breve rigettarono la dottrina tradizionale cinese e si opposero alla dottrina confuciana della “via di mezzo”. Desiderosi di prendere una scorciatoia invocarono la distruzione di tutto ciò che fosse tradizione. Da una parte i membri radicali tra loro non avevano un modo per servire il paese e dall’altra essi credevano fermamente nei loro ideali. Sentivano che il mondo era senza speranza, pensavano che solo loro da soli potevano trovare il corretto approccio allo sviluppo futuro della Cina. Avevano una passione per la rivoluzione e la violenza.

Esperienze diverse conducono a teorie, principi e sentieri diversi in vari gruppi. Alla fine un gruppo di persone si incontrò con i rappresentanti del Partito Comunista dell’Unione Sovietica. L’idea di “usare una rivoluzione violenta per conquistare il potere politico” estratta dalle teorie del Marxismo-Leninismo, attraeva le loro menti ansiose e si conformava al loro desiderio di salvare il paese e la sua gente. Per cui essi introdussero il Comunismo, un concetto completamente alieno, in Cina. Tutti insieme erano 13 i rappresentanti che parteciparono al primo congresso del PCC. Poi alcuni di loro morirono, alcuni fuggirono, alcuni lavorarono per le forze di occupazione giapponesi e divennero traditori, ed altri lasciarono il PCC per unirsi al Kuomintang (il Partito Nazionalista da qui in poi chiamato KMT). Arrivati al 1949, quando il PCC prese il potere, dei 13 membri originali del partito erano rimasti solo Mao Zedong (sillabato anche Mao Tse Tung) e Dong Biwu. Non è chiaro se i fondatori del PCC erano allora consapevoli che la “divinità” che avevano introdotto dall’Unione Sovietica era in realtà uno spettro malvagio e che il rimedio che trovarono per rafforzare la nazione era in realtà un veleno mortale.

Il Partito Comunista di Tutti i Russi (Bolscevico) (più tardi conosciuto come il Partito Comunista dell’Unione Sovietica), avendo appena vinto la sua rivoluzione, era ossessionato dalla sua ambizione per la Cina. Nel 1920, l’Unione Sovietica stabilì in Siberia l’Ufficio per l’Estremo Oriente, una branca della Terza Internazionale Comunista o Comintern. Aveva la responsabilità di favorire la creazione di un partito comunista in Cina e negli altri paesi. Poco dopo la sua fondazione, il vice direttore dell’ufficio Grigori Voitinsky arrivò a Pechino e contattò il comunista di avanguardia Li Dazhao. Li fece in modo di fare incontrare Voitinsky con l’altro capo comunista Chen Duxiu a Shangai. Nell’agosto 1920 Voitinsky, Chen Duxiu, Li Hanjun, Shen Xuanlu, Yu Xiusong, Shi Cuntong e altri cominciarono a preparare la fondazione del PCC.

Nel Giugno del 1921, Zhang Tailei arrivò a Irkutsk in Siberia dove sottopose una proposta all’Ufficio per l’Estremo Oriente in cui proponeva di fondare il PCC come un ramo del Comintern. Il 23 Luglio 1921, il PCC venne ufficialmente fondato, con l’aiuto di Nikolsky e Maring dell’Ufficio per l’Estremo Oriente.

Il Movimento Comunista venne introdotto in Cina come esperimento e da lì in poi, il PCC si è messo al di sopra di tutto, conquistando tutto al suo passaggio, portando così alla Cina un’infinita serie di catastrofi.

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