I terremoti sono davvero imprevedibili?

Amatrice, 29 agosto 2016 (foto: ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images).

Campotosto e Scandarello. Nomi di due piccole località nel cuore della Penisola che non dicono molto, ma che sono molto importanti. A Campotosto e Scandarello ci sono infatti due bacini artificiali idroelettrici (con relative dighe), in prossimità dei quali  si trova la faglia dei monti della Laga. Il rischio sismico, ormai è chiaro, è elevatissimo: Scandarello e Campotosto distano rispettivamente 6 e 21 km da Amatrice.

Il lago artificiale di Campotosto, con i suoi oltre 300 milioni di metri cubi d’acqua, è il secondo più grande d’Europa (il primo è il lago Omodeo in Sardegna, con 792 milioni di metri cubi) e ha tre dighe: la diga di Poggio Cancelli, la diga di Sella Pedicate e la diga di Rio Fucino (quest’ultima, alta 44 metri, è molto vicina alla faglia). Il lago artificiale di Scandarello, notevolmente più piccolo, è formato dallo sbarramento del torrente omonimo affluente del fiume Tronto.

I tecnici rassicurano sia sulla costanza dei sopralluoghi che sulla solidità delle dighe.

IL PERICOLO DEI MONTI (E DELLA FAGLIA) DELLA LAGA

I monti della Laga si sviluppano per oltre 24 km tra gli altopiani di Amatrice e Campotosto. A differenza delle catene montuose costituite da rocce carbonatiche, queste montagne hanno rocce di origine ‘torbiditica’ (come dicono i geologi: si tratta di terra composta generalmente da arenaria, ossia materiale fine e di tipo sabbioso) di circa 6-7 milioni di anni di anni fa. Successivamente alla loro formazione e all’innalzamento del gruppo del Gran Sasso, si è formata una lunga frattura (ossia una faglia) lunga alcune decine di chilometri.

L’Appennino centrale italiano – ‘figlio’ dell’incontro/scontro fra due placche continentali – è insomma in una situazione geologica molto instabile e potenzialmente pericolosa: la placca eurasiatica e quella africana ‘si sfregano’ l’una contro l’altra in una dinamica di pressioni opposte che generano l’alto rischio sismico a cui è soggetto il nostro Paese.

Che in Italia ci possa essere un terremoto in ogni momento è ormai chiaro sia dal punto di vista della scienza che dell’esperienza: indicativamente, spiegano i sismologi del Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, la cadenza media di una forte scossa di terremoto è in media cinque anni.

IMPOSSIBILE PREVEDERE

Secondo Warner Marzocchi, sismologo dell’Invg, prevedere in senso stretto un terremoto – e soprattutto, quanto dannoso potrebbe essere – è praticamente impossibile: la scienza può dire con certezza che una zona è sismica, e un team di sismologi può senz’altro analizzare e studiare un territorio soggetto a rischio terremoti e tracciarne una mappa veritiera delle zone più o meno a pericolose, in termini di frequenza sismica. Ma non è possibile – fino a un istante prima del verificarsi di un fenomeno sismico – prevedere né la magnitudo né tantomeno i danni che potrebbero derivare dal terremoto.

La forza (magnitudo) con cui colpisce un terremoto dipende fondamentalmente dalla profondità a cui si verifica il fenomeno e dalla ‘strada’ verso l’alto che prende la scossa: l’energia può liberarsi in superficie nei modi più diversi, con conseguente diversità di manifestazione distruttiva: inutile, quindi, lanciarsi in previsioni dettagliate su luoghi, tempi e forza di un probabile terremoto.

Anche perché, sempre stando a quanto Epoch Times ha potuto apprendere dall’Ingv, il vero punto di discussione è ingegneristico, non scientifico: il ruolo dello scienziato è mettere in guardia in relazione a un rischio; il ruolo del costruttore (e dell’amministratore pubblico) è di prendere atto di tale rischio e creare le condizioni in cui, quando si verifichi il sisma, vi siano meno danni possibile alle persone (innanzitutto) e alle infrastrutture.

Mentre, quindi, ad Amatrice e Accumoli continuano le cosiddette scosse di assestamento (che in linea generale, più sono lontane nel tempo dalla scossa principale, meno sono intense e pericolose) e la magistratura procede con le sue indagini, l’unica strada che risulta razionalmente percorribile è quella di iniziare a ‘imparare’ dalla (tragica) esperienza altrui: l’edificio capace di superare illeso ogni genere di terremoto non esiste (qualunque ingegnere o architetto lo sa), ma esistono edifici che non crollano all’istante anche se sottoposti a forti scosse, dando il tempo alle persone che li occupano di uscire e mettersi in salvo; e gli edifici pubblici ‘chiave’ (ad esempio scuole, caserme e impianti sportivi coperti) devono essere i più sicuri e resistenti in assoluto, perché sono il primo rifugio per gli sfollati.

 

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