I dati sulla disuguaglianza sociale cinese non tornano

02.02.2013
He Qinglian
Abitanti del villaggio di Wukan, nella provincia meridionale del Guandong, reggono striscioni durante una protesta. Chiedono un'azione a seguito delle appropriazioni illegali di terreni e della morte di un leader locale in detenzione. 19 dicembre 2011. (STR / AFP / Getty Images)
Abitanti del villaggio di Wukan, nella provincia meridionale del Guandong, reggono striscioni durante una protesta. Chiedono un'azione a seguito delle appropriazioni illegali di terreni e della morte di un leader locale in detenzione. 19 dicembre 2011. (STR / AFP / Getty Images)

L'Ufficio nazionale delle statistiche cinese ha recentemente pubblicato i coefficienti Gini per gli anni dal 2003 al 2012, dopo un decennio di silenzio su questo argomento. I dati mostrano che il coefficiente ha raggiunto il picco di 0,491 nel 2008 ma da allora è gradualmente diminuito. Secondo le statistiche ufficiali, nel 2012 si sarebbe attestato a 0,474.

Tuttavia questi dati sono stati ampiamente messi in dubbio. La maggior parte dei Cinesi con un'educazione superiore sa che il coefficiente Gini è un indice che misura le disuguaglianze, e un coefficiente Gini di 0,4 e oltre può portare a disordini sociali.

Dubbi sulla credibilità del Governo

I dieci anni di Governo di Hu Jintao e Wen Jiabao non solo hanno esaurito l'ambiente della Cina e il potere finanziario (i Governi locali sono profondamente indebitati) ma, ciò che è peggio, hanno fatto esaurire la credibilità del Governo. In particolare, il fatto che le famiglie milionarie cinesi ammontassero a 670 mila — il terzo più alto nel mondo e vicino solo agli Stati Uniti e al Giappone — è ciò che ha irritato maggiormente il pubblico.

Allo stesso tempo, con i prezzi delle case alle stelle e la disoccupazione e la disuguaglianza nei redditi che peggiorano, quelli nella classe più bassa trovano molto difficile il progredire in una classe più alta, mentre quelli della classe media possono facilmente cadere in basso.

Nel mezzo della polarizzazione sociale e della degenerazione sociale che si intensificano, i frammenti di informazione, che sono riusciti a passare attraverso la stretta censura, hanno dato ai Cinesi ordinari degli assaggi occasionali di come la ricchezza sia stata concentrata nelle mani di pochi.

Secondo dei dati del Ministero della Finanza cinese, ampiamente citati sin dal 2010, il 10 per cento delle famiglie più ricche possiede il 45 per cento della ricchezza nelle aree urbane, mentre il 10 per cento delle famiglie più povere possiede solo l'1,4 per cento.

Molti Cinesi sanno anche che il 64,3 per cento della popolazione cinese rientra nei gruppi a reddito basso e medio-basso. Nel 2005, il 19 per cento della popolazione, cioè 254 milioni, viveva sotto la soglia di povertà internazionale di 1,25 dollari al giorno (circa 90 centesimi di euro).

La propaganda del regime comunista cinese sostiene che gli Stati Uniti abbiano la più alta concentrazione di ricchezza e la più alta disuguaglianza dei redditi al mondo. Ma, secondo la World Bank, il 5 per cento degli Americani controlla il 60 per cento della ricchezza totale del Paese, mentre in Cina l'1 per cento delle famiglie detiene il 41,4 per cento della ricchezza.

Questo significa che la concentrazione della ricchezza in Cina ha di gran lunga superato quella degli Stati Uniti, e la Cina è diventata il Paese più polarizzato al mondo.

Sebbene l'Ufficio delle Statistiche abbia mantenuto il coefficiente Gini segreto per decenni, altri istituti di ricerca hanno pubblicato le loro scoperte.

Le Nazioni Unite hanno stimato che il Gini della Cina fosse oltre lo 0,52 nel 2010, il quarto più alto nel mondo, e che avrebbe superato lo 0,55 nel 2011, rimanendo in quarta posizione.

Tra i più di 190 Paesi delle Nazioni Unite, circa 150 hanno delle statistiche complete e meno di 10 hanno dei coefficienti Gini più alti di 0,49. Il dato cinese è solo di poco più basso di quello dei tre Paesi più poveri del mondo.

A dicembre 2012, il Centro cinese dei sondaggi finanziari familiari dell'Università di economia e finanza sudoccidentale di Chengdu ha citato un coefficiente Gini di 0,61 basato su un sondaggio del 2010 effettuato su 8.438 famiglie cinesi. La relazione ha anche affermato che un divario così enorme è una rarità nel mondo.

L'Ufficio delle Statistiche cinese ha pubblicato la sua versione dei dati del Gini di un decennio, poco dopo che la relazione dell'Università Sudoccidentale è stata pubblicata, probabilmente in un tentativo di neutralizzarne l'effetto. Ma l'ampio divario tra i dati ufficiali e le statistiche di altre organizzazioni ha creato vari dubbi.

Alcuni bloggers hanno scherzato sull'argomento, dicendo che quando non c'è niente che si possa fare per la polarizzazione dei redditi, allora si cambia il coefficiente Gini.

Punto cieco: il reddito grigio

Un grande fetta della ricchezza sociale cinese è distribuita nella forma di reddito grigio: la significativa porzione del reddito dei residenti urbani che è fuori dalla supervisione e dal controllo dello Stato.

Mentre i funzionari e i ricchi possono facilmente ottenere una grande quantità di reddito grigio, i Cinesi ordinari raramente hanno tali opportunità. L'Ufficio Nazionale delle Statistiche non ha potuto tenere in considerazione le entrate derivanti dalla corruzione, nei calcoli del Gini, quindi i dati dell'ufficio non possono accuratamente riflettere il vero divario dei redditi cinese.

L'esatta portata del reddito grigio cinese è impossibile da conoscere, ma i dati ufficiali pubblicati a maggio 2012 danno qualche indizio. Negli ultimi 30 anni, 4 milioni e 200 mila funzionari del Partito sono stati coinvolti nella corruzione, inclusi 90 funzionari di livello provinciale o ministeriale che sono stati indagati e puniti.

Sebbene le autorità cinesi non abbiano sempre reso pubblici i casi di corruzione, molti casi riferiti dai media coinvolgevano l'appropriamento di decine o centinaia di milioni di euro.

Il caso più pubblicizzato è quello di Zhang Suguang, l'ex direttore dell'Ufficio dei Trasporti presso il Ministero delle Ferrovie. È stato preso e accusato di aver immesso circa 2 miliardi e 50 milioni di euro nel suo conto bancario all'estero.

In più i funzionari corrotti spesso hanno decine di case. Ad esempio, i media cinesi hanno riferito, di recente, che un ex funzionario dell'amministrazione degli alloggi è stato arrestato perché i suoi familiari stretti possedevano 31 case.

Ma ciò che è stato rivelato è solo una piccolissima parte della corruzione effettiva in Cina. Tra l'80 e il 95 per cento circa dei casi di corruzione rimangono segreti o impuniti.

La maggior parte dei Cinesi non ha il privilegio di conoscere un "segreto di Stato". L'aristocrazia rossa, tuttavia, ha usato i suoi poteri per accumulare ingenti fortune e le fonti, la vastità e la locazione dei loro soldi sono segreti molto ben nascosti. È per questo che i media di Stato possono rimproverare le stravaganze dei dittatori esteri senza sentirsi imbarazzati.

Ma nel 2012 è apparsa una crepa nel muro di pietra della ricchezza delle massime cariche del regime. Le fazioni politiche hanno fornito informazioni confidenziali sulla ricchezza dei loro antagonisti ai media mondiali, allo scopo di avere la meglio in una feroce lotta di potere. I reporter del New York Times e di Bloomberg hanno rivelato la punta dell'iceberg della ricchezza dell'aristocrazia rossa.

Sebbene quegli articoli siano stati censurati in Cina, le storie si sono diffuse ampiamente con il passaparola.

Un coefficiente Gini più alto significa un più grande divario dei redditi. Mentre la disoccupazione tra gli studenti appena usciti dal college aumenta e il percorso verso uno status sociale più alto è bloccato, la povertà viene passata alla prossima generazione. Se una società ha sempre più poveri che non possono vedere un futuro più luminoso, l'odio si accumulerà e diverrà irrisolvibile.

He Qinglian è un'importante autrice ed economista cinese. Residente attualmente negli Stati Uniti, ha scritto "China's Pitfalls" che parla della corruzione nella riforma economica cinese degli anni 90 e "The Fog of Censorship: Media Control in China", sulla manipolazione e sulle limitazioni alla stampa. Scrive regolarmente su problemi sociali ed economici della Cina contemporanea.

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Articolo in inglese: Numbers About China’s Social Inequality Don’t Add Up
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