I benefici della frutta secca

Carica di gusto e sfiziosa, la frutta secca è un alimento molto consumato sulle tavole italiane. Da semplice merenda fino all’aperitivo, che siano arachidi, mandorle pistacchi o altro, i medici la raccomandano persino nei regimi dimagranti, nonostante l’elevato contenuto calorico.

Per illustrarne i benefici e chiarire questo comune utilizzo nelle diete, Epoch Times ha intervistato Giuliano Parpaglioni, biologo nutrizionista con master in alimentazione umana.

Dottor Parpaglioni, la frutta secca è molto calorica. Fa quindi ingrassare?

La frutta secca apporta molte calorie, circa 600-700 per cento grammi, ma questo non significa che faccia ingrassare: nelle giuste quantità e bilanciandola con il resto del menù quotidiano è possibile consumarla senza problemi.

Molti nutrizionisti la consigliano nelle diete dimagranti. Può spiegarne il motivo, dal momento che è molto calorica?

In realtà è molto utile nelle diete dimagranti: aiuta ad aumentarne il contenuto di minerali e vitamine, a elevare il conteggio calorico complessivo, che altrimenti potrebbe risultare troppo basso, e rappresenta uno snack capace di togliere la fame in maniera nutriente.

Quali sono i benefici?

Come detto, contiene molti nutrienti importanti. Per esempio le mandorle sono ricche di calcio, i pistacchi di ferro (la cui assimilazione è migliore se associato alla frutta), le noci sono una buona fonte di omega-3, i grassi antinfiammatori per eccellenza. Anche i semi hanno più o meno le stesse qualità e possono essere gestiti come la frutta secca anche dal punto di vista calorico, come per esempio i semi di zucca o i semi di girasole.

Esistono condizioni particolari in cui è meglio non assumerla?

Sicuramente è controindicata in caso di allergie, ma generalmente è alla portata della maggior parte delle persone.

Quante porzioni giornaliere dovrebbe assumerne un individuo medio?

La porzione base è di 20-30 grammi, ossia una manciata. In base al quantitativo calorico complessivo si può anche pensare di consumarne più o meno, bilanciandola anche con altri grassi come l’olio.

La frutta secca contiene grassi ‘buoni’. Ma cosa sono e come mai vengono definiti in questo modo?

Con questa espressione si intendono generalmente i grassi monoinsaturi e polinsaturi e la frutta secca è ricca di questi ultimi. I grassi si dividono in grassi saturi, generalmente derivati dai prodotti animali, e in grassi insaturi. Questi ultimi provengono soprattutto dal regno vegetale e sono associati a un minor rischio di malattie cardiache se sono presenti in maggiore quantità rispetto ai grassi saturi, oppure addirittura a un miglioramento dei fattori di rischio. Ad esempio l’olio extravergine d’oliva contiene il cosiddetto acido oleico, che è monoinsaturo e migliora i livelli di colesterolo nel sangue.
In realtà, l’eccesso di grassi polinsaturi è comunque pro-infiammatorio, ed è molto facile consumarne in quantità eccessiva, scegliendo per esempio un olio di semi o di mais. La fonte principale di grassi polinsaturi dovrebbe essere solo la frutta secca (appunto perché in quantità limitate e apporta anche altri nutrienti) e si dovrebbe usare principalmente l’olio extravergine di oliva come condimento: ecco spiegato perché noi nutrizionisti usiamo spesso questa combinazione.

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